ma lentamente, poi sempre più velocemente; i tedeschi ci tagliarono a fette; la IIa compagnia rimase a difendere il fianco sinistro: posso dare due dati, il 40% degli effettivi del 67° battaglione andò distrutto, della IIa Compagnia 120 uomini, 5 ufficiali: e una Compagnia di rincalzo 4 ufficiali morti, 32 morti, 40 feriti, 12 dispersi. Quello è stato il battesimo del fuoco del 51° battaglione bersaglieri composto tutto da allievi ufficiali e universitari, gente che poteva tranquillamente andarsene a casa e finire gli studi o a Bari, o a Messina. E’ logico che un posto per svernare l’avremmo sempre potuto trovare. Al sole del Sud, non al Cimitero di Montelungo. Marchese GIAN LUIGI GUERRIERI GONZAGA D. Settembre 1943 ; inizio dell’attività partigiana ; piano per la zona libera in Valtellina ; con le Fiamme Verdi nel Bergamasco ; liberazione di Bergamo con le Brigate C. L. e Caribaldi. Durante la guerra in Jugoslavia prima, ed in Russia poi, col « C.S.I.R. », guerra che non sentivamo, ma che per l’onore di soldati italiani abbiamo fatto bene; dopo aver sostituito le armi preistoriche che ci avevano dato in dotazione, con quelle moderne ed efficienti prese al nemico in combattimento, mi fu possibile farne anche una piccola scorta, e farle arrivare in Italia con uno scopo preciso. Il nostro pensiero (dico nostro perchè l'esercito era quasi totalmente antifascista) era, che se portavamo a casa la pelle, prima o poi avremmo fatto i conti con quei briganti neri che avevano portato alla rovina il nostro Paese. Venuto l’8 settembre credevo, e con me la maggior parte degli italiani, che i capi responsabili della Nazione e dell’Esercito avrebbero sentito finalmente qual’era il loro dovere e la loro responsabilità verso il popolo Italiano, ed avrebbero agito in conseguenza, prendendo la giusta strada. Purtroppo pensarono solo a fare la valigetta ed a mettersi al sicuro, abbandonando esercito e popolo e ogni dignità. A Mantova non vedevo in giro che fascisti e non avevo purtroppo contatti con altri, che la pensavano come me e che ho conosciuto solo più tardi. Così decisi di costituire un primo nucleo di « ribelli » al mio paese, cui si aggiunsero pochi miei ex-ufficiali ed artiglieri scampati alla cattura dei tedeschi, e venuti subito da me per avere una guida. Mancando ogni disposizione dal centro e considerata l’impos- sibilità dell’azione in pianura in quel momento, pensammo di puntare al sud per unirci agli alleati, per la iotta contro i tedeschi e fascisti. Decidemmo di partire in piccoli gruppi separati e di riunirci in un paesetto dell’Abruzzo, conosciuto da uno dei miei uomini, per passare poi insieme il fiume Pescara. Giunsi sul posto col primo nucleo e rimasi vari giorni in attesa degli altri, inutilmente. Là sentimmo la radio alleata che ci incitava a organizzare la resistenza al nord, dicendoci che saremmo stati più utili per la causa. E così facemmo, ritornando al nord. Tentai in un primo tempo, mancando di collegamenti con le prime organizzazioni della resistenza, e valendomi dei pochi elementi fedeli, di riunire i superstiti dei miei artiglieri della Jugoslavia e della Russia per creare una prima formazione di gente provata al combattimento. Ma nello sconquasso generale riuscimmo a trovarne ben pochi. A Milano finalmente ebbi contatto con Bonfantini, venni così destinato a creare una formazione sul lago di Como; alla vigilia del trasferimento una retata tolse di mezzo collegatori ed il capo locale e mandò a monte ogni cosa. Mi fu comunicato di attendere che ci si potesse riorganizzare. Finalmente riuscii a mettermi a contatto con l’organizzazione militare clandestina delle « Fiamme Verdi » il cui capo era « Fiore », ossia il Generale Masini, già della Julia, che aveva il comando clandestino a Milano e le varie formazioni Fiamme Verdi dipendenti, sul Grappa (che furono in seguito distrutte perchè attaccate contemporaneamente dai titini, dai tedeschi e dai fascisti),), in vai Camonica e successivamente in Bergamasca e in Valtellina. « Fiore » in un primo tempo mi ordinò di stare con lui a Milano per i collegamenti che gli erano necessari. Operai per tre mesi in città; era un lavoro snervante che si doveva fare disarmati e che poco mi piaceva, comunque ebbi dei contatti interessanti con vari Capi della Resistenza di Milano fra cui « Mare, Fabio, Raffaellino e Ducati » (che è l’attuale sindaco di Bologna) e con molti altri. Poi dal Generale « Fiore » ebbi l’annuncio che s’intendeva organizzare una zona d’Italia Libera nell’alta Valtellina dove sarei stato destinato. Il progetto era interessante e avrebbe potuto avere uno sviluppo notevole; da Bormio si doveva man mano che crescevano le forze e si ricevevano i « lanci » degli alleati, estendere la zona libera verso Sondrio e verso il lago; poi penso per una spiata, tutto andò a monte per la distruzione della radiotrasmittente a Milano e la triste fine degli operatori che erano della Marina. Ricevetti allora l’ordine di andare in Bergamasca, Alta Valserina, e là costituire una Brigata di Fiamme Verdi. Così alla 39