SERGIO SEDAZZARI - Impiegato D. Il fronte della gioventù a Mantova. Esperienza operativa a Milano. Il Fronte della gioventù si è costituito a Mantova nell’autunno del 1943. Esso ha riunito insieme giovani d'ogni tendenza politica, socialisti, comunisti, democristiani e senza partito alcuno, per lo più operai e studenti tra i 15 ed i 20 anni circa. Si trattava in prevalenza di giovani che già erano in contatto con i gruppi dell’antifascismo, ovvero con la resistenza che anche a Mantova andava via via assumendo più ampie proporzioni. Gli orientamenti erano diversi, come dicevo ; ma la cosa più interessante va rilevata a mio avviso nel fatto che nel Fronte della della gioventù sin da allora, e siamo nel 1943, non ci limitavamo ad organizzarci, a reclutare forze nuove, a smuovere chi ancora era frastornato dalla grancassa fascista; non ci limitavamo a dare un contributo attivo alla lotta guidata dal Comitato di Liberazione Nazionale; ma sin da allora eravamo i più assetati di libertà e di democrazia, perciò di sapere, e lavoravamo proprio perchè libertà e democrazia mai avevamo conosciuto se non dalle parole e dalla sofferenza dei militanti più anziani. Questa passione ci portava ingenuamente a sentire quasi una colpa in noi per essere nati nel periodo della tirannia, per essere cresciuti sotto le insegne littorie, nel clima dove il falso patriottismo veniva usato come cortina a mascherare la oppressione; così dopo avere diffuso volantini e partecipato a riunioni nelle quali si saldava la articolazione della resistenza, non di rado discutevamo e non solo di quel momento politico, dibattevamo di già, per quanto anche ingenuamente, i problemi del paese che doveva essere felice, dell’Italia che volevamo. Sin da allora si prefigurava la Repubblica, la sua costituzione, la democrazia che riprendeva il cammino interrotto dal fascismo; non doveva tornare ad essere cioè quella di prima, bensì qualcosa di profondamente diverso, che più non potesse in nessun modo sopportare, nel suo seno, la matrice di tante brutture. I giovani erano i più ricchi di slancio, nemici di ogni attesismo che più volte era apparso anche nei gruppi del movimento di liberazione; e le discussioni erano serene, vivaci; la contrapposizione delle ideologie, ovvero democrazia che già camminava, non ha mai archiviato nessun problema, non ha mai imposto rinvìi tattici in attesa della liberazione; è stato questo uno dei grandi meriti del Fronte della gioventù che ha copiosamente seminato la democrazia e l’unità nazionale, mentre in tutti i modi combatteva il fascismo e l’invasore tedesco. Questo il primo merito dell’uomo che io intendo ricordare questa sera, dell’uomo che del Fronte è stato ideatore e fondatore, Eugenio Curiel, medaglia d’oro alla memoria, giovane docente universitario triestino, membro della Direzione del Partito Comunista, abbattuto dai mitra fascisti a Milano in Piazzale Baracca nel Febbraio del 1945 mentre tentava di sottrarsi all’arresto. 42 Difficile è per me ricordare ora in quanti eravamo, in quanti sono stati arrestati, quanti non sono più; la resistenza, è già stato detto, non poteva avere archivi; le leggi della clandestinità giustamente imperavano. Sono stato rappresentante del Fronte della gioventù nel Comitato di Liberazione all’incirca fino all’estate del 1944, lavorando anche a contatto col Gruppo Barbano, con altri giovani in città e provincia, in particolare nella zona di Governolo, dove dovetti ad un dato momento rifugiarmi perchè scoperto e ricercato come tanti altri; lanci di volantini antifascisti, disarmi di nazisti e fascisti, informazioni militari sui movimenti delle colonne tedesche, azioni di sabotaggio sulle quali non mi voglio dilungare. Nell’autunno del 1944, per la impossibilità di rimanere nel mantovano, dopo una serie di arresti a catena che avevano colpito la organizzazione, venni trasferito a Milano dal mio partito, ed anche qui operai nel Fronte della gioventù rappresentando i giovani comunisti nel Comitato provinciale. La grande città consentiva indubbiamente una attività più intensa, la presenza di provate masse operaie combattive, di un gran numero di fabbriche e di scuole, Università comprese, dava al Fronte della gioventù ed alla sua Brigata, come a tutto il movimento partigiano, basi più solide per l’azione. Fui attivo a Milano fino al 18 Dicembre 1944, giorno del mio arresto insieme al compagno Tortorella Comandante della Brigata; in tre mesi fu un susseguirsi ininterrotto di azioni di giovani del Fronte; di giorno lanci di volantini del C.L.N. nei cinema, sui tram in corsa, nei pressi delle fabbriche ed all’uscita degli studenti dalle scuole; così pure si tenevano i comizi volanti, di pochissimi minuti; sempre di giorno, poi ci si univa nei posti più impensati, spesso nelle cantine di edifici semidistrutti dai bombardamenti; ed anche a Milano, come a Mantova, comunisti e cattolici, socialisti ed indipendenti, discutevano, leggevano insieme dando vita, per quanto su scala ridotta, quasi a piccole scuole di democrazia. Con l’imbrunire si passava agli attentati, all’azione armata contro le ronde fasciste e tedesche, attacchi di sabotaggio i più diversi. A Dicembre, tra il 10 e il 20 per l’esattezza, due settori della organizzazione militare del Fronte della gioventù subirono un durissimo colpo con 57 arresti. Fra i catturati fui anch’io insieme al Comandante della Brigata al cui silenzio, insieme a quello di altri, debbo la mia fortuna. Assistetti alla tortura di Tortorella, che era appunto il Comandante; non voglio soffermarmi troppo su troppi particolari; in una delle celle della caserma di Via Pace o Via Fiamma (non ricordo con precisione) eravamo ammassati in circa 20 dei 57; ricordo Licachi orribilmente torturato, Cerami che per le sevizie non ce la faceva a reggere la ciotola della minestra, Folli un altro garibaldino della Brigata, col viso gonfio e tumefatto che a volte neppure ce la faceva a parlare; ricordo il vecchio custode di un edificio nel quale ci si riuniva, ridotto ad una larva priva ormai di individualità propria, fu torturato con resistenza elettrica e nudo (eravamo in Dicem-