bre) su di un terrazzo di notte (anche lui incapace di mangiare da solo); si disse che parlò facendo qualche nome, ma debbo dire che la sua persona ormai più non esisteva in prigione come essere veramente pensante. Terminati gli interrogatori più volte ripetuti ai maggiori indiziati, fummo trasferiti prima della fine dell’anno al carcere di S. Vittore nel raggio, credo il quinto, affidato alle S.S.. Ma prima il comandante di quel battaglione, un sadico fascista, che fu giustiziato il 25 Aprile proprio da uno dei giovani arrestati, volle salutarci con un lauto pranzo natalizio in una sala del suo comando. Aveva esaurito il suo compito, era la commedia di chi aveva eretto il sadismo a pratica raffinata di ogni momento; nessuno ancora ci aveva detto nulla della nostra destinazione, di quanto ancora ci aspettava; ai più giovani ripetevano che avrebbero passato il Capodanno in famiglia. A. S. Vittore conoscevamo Franz, reduce dalle stragi di Varsavia, e il suo cane di cui parla lo scritotre Elio Vittorini in un libro sulla resistenza; sì perchè con quel cane, non ricordo se un alano od un mastino, i! rappresentante dell’ordine nazista si divertiva a far sbranare di tanto in tanto qualche prigioniero fra i più faziosi e ribelli; Franz era tedesco e nazista fino in fondo, è bene parlarne, con tutte le aberrazioni ben note, protestava contro il Comando delle Brigate Nere quando entravano prigionieri torturati, stendeva verbali con pedanteria teutonica e tendeva di ripulirci senza biancheria di ricambio con una doccia ogni trenta giorni e della durata di pochi secondi; ci faceva spesso camminare per un’ora sui gomiti e sulle punte dei piedi col paletot addosso, finché qualcuno crollava, naturalmente i più vecchi, e si sfogava quindi su di lui a calci nel ventre e a pugni. Ricordo un altro esempio di procedura nazista: come un giovane ebreo sia stato costretto a pulire una latrina con la lingua, dopo di che impazzì. Così nel Gennaio del 1945, dopo quel pranzo di Natale del Maggiore Comandante del battaglione, fino al giorno in cui un povero secondino chiamò per nome, anzi per numero, una parte di noi 57; dalla mia cella uscirono Cremi ricordo, Ricotti, quasi ridenti, stupefatti, illusi, specie il Cerami, di tornare a casa convinti che quell'incubo fosse finito. Pochi giorni dopo, infatti, era credo il 10 Gennaio del 1945, un nuovo ospite entrato a S. Vittore ci passò una copia del Corriere delia Sera; in seconda pagina, su tre colonne, la notizia della fucilazione di 14. tanti erano quelli usciti qualche giorno prima, al Campo Giuriati. La maggior parte di essi aveva meno di 20 anni. Il « Corriere ». al servizio dei nazifascisti, tacendo l’età di quei giovani, li definiva criminali, banditi, servi dello straniero, usando la terminologia cara a Kesser-ling. Gli altri 16 furono scarcerati tra il 18 ed il 20 Febbraio per essere arruolati in reparti ausiliari dei fascisti; ma tutti fuggirono appena giunti a casa, e quei pochi che finsero di piegarsi, lo fecero solo per il tempo necessario a raccogliere un prezioso mitra col quale tornare al movimento partigiano; gli altri 27 furono spediti in Germania, nei campi di eliminazione, e nel dopoguerra % v casse il! r«$ dem» a app»rtitna a Big d.i Il COMANDANTE Tesserino di riccinncrìman*^ GONZAGA - Poligono di tiro, dove vennero fucilati il 22 dicembre 1944 per rappresaglia sei partigiani prelevati dalle carceri di Mantova