a Milano fui informato alla sede del Fronte della gioventù che solo sei erano ritornati. Al giovane comunista Ricotti, uno dei massimi dirigenti del Fronte della gioventù, fu pure assegnata la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Uscito di carcere passai alla organizzazione del mio partito del Fronte della gioventù a Pavia, ma credo che il tempo ormai stringa e già troppo mi sono dilungato. Dott. CESARE DINA e Sig.ra BRUNA NAMIAS NORSA D. Testimonianze del Segretario della Comunità Israelitica mantovana, e della Sig.ra Bruna Namias Norsa. Esperienze personali in Inghilterra. Nel pomeriggio del 1° Dicembre del 1943 fu istituito in Mantova, in Via Gilberto Govi n. 11, sede del ricovero israelitico, il c^mpo provinciale di concentramento ebraico nel quale vennero internati complessivamente in più riprese 128 persone. Il 28 Dicembre del '43 furono dimessi dal campo gli appartenenti a famiglie miste, cioè sposate a cattolici, e coloro che avevano compiuto il 70° anno di età; il numero rimasto era di 63 persone. Il 5 Aprile del '44 furono deportate per ignota destinazione 44 persone delle quali solo una è ritornata, e precisamente il Sig. Foà Emilio che dovrebbe ora risiedere a Casale Monferrato. Il numero complessivo dei deportati mantovani è di 64, dei quali 44 deportati da Mantova e trasportati a Fossoli, e 17 catturati o in luoghi dove si erano nascosti o presi nel tentativo di espatriare e respinti dalle autorità svizzere. Le famiglie che non vennero deportate iniziarono dopo 1 '8 Settembre il lungo calvario che doveva poi terminare con l’arrivo degli alleati; parte si rifiugiarono sulle montagne del Biellese, parte si rifugiarono a Roma dove data la vastità della città potevano confondersi meglio con gli altri cittadini. Ciononostante privi di carte annonarie e di qualsiasi documento dovettero faticare continuamente per trovare sempre nuove residenze ove abitare e far perdere così il più possibile le loro tracce; altri si unirono invece alle brigate partigiane, per esempio la famiglia Levi di Mantova e la famiglia Vitali di Mantova, praticamente al completo, e il piccolo Franco Cesana, di soli 13 anni, col fratello, che fu nella brigata Garibaldi sulle colline del modenese e venne falciato da una raffica di mitra dei tedeschi durante un rastrellamento. Per quanto riguarda la Signora Bruna Namias Norsa, che come vi ho detto è l’unica superstite ebrea dai campi di sterminio, ho una sua testimonianza scritta perchè non si è potuta presentare per questioni di famiglia. Essa scrive : « fui catturata a Padova dove ero sfollata da Mi-làno e ciò solo il 17 Maggio del ’44 perchè nel precedente periodo vissi clandestinamente; fui portata a Vo Vecchio, provincia di Padova, in un piccolo campo di concentramento dove eravamo in 46 persone; il 17 Luglio, dopo due mesi, fui trasportata con i miei fratelli di sventura alle carceri di Padova e dopo tre giorni, e precisamente nella notte del 20 Luglio, fui trasportata alle carceri S. Saba di Trieste dove il numero delle persone era diventato 86. La mattina del 1° Agosto in carro bestiame partivo per Auschwitz ; come fummo giunti a destinazione, dopo tre giorni di viaggio, dal nostro gruppo furono scelti 11 uomini e 7 donne, fra le quali me, destinate al lavoro; gli altri, donne, uomini e bambini (questi ultimi erano in 9) furono bruciati subito durante la prima notte nei forni crematori, ai quali tanto aspiravamo tutti per mettere fine al nostro calvario. Il 25 Gennaio del '45 i tedeschi, dopo aver distrutto tutto ciò che poteva lasciar traccia degli orrori compiuti, si diedero alla fuga perchè i Russi avanzavano rapidamente tanto che il 27 Gennaio, due giorni dopo, essi arrivarono al campo. Troppe cose potrei dire e dovrei dire per illustrare quell’indimen-ticabile periodo di crudeltà e di infamia, ma sarebbe troppo lunga la narrazione. Il nostro lavoro consisteva in un’inutile deviazione dell’Oder, e per portarci sul luogo dovevamo percorrere, scalze nella neve, otto chilometri al mattino e altrettanti alla sera per raggiungere la nostra baracca, dove finalmente dopo uno snervante appello ci veniva somministrato un disgustoso rancio consistente in mezzo litro di acqua e rape, senza condimento nè sale. Finalmente ci era concesso il riposo notturno coricate per terra. Con i Russi abbiamo fatto poi varie tappe, 50-60 chilometri al giorno, fra queste ricordo Katovic, Glewicz, Scheuwalle, Bric, Olhan, Oppeln etc. Il fatto che seguivamo il fronte in seconda linea essendo noi donne addette a turni di lavanderia, alla pulizia delle caserme, alla sbucciatura delle patate ; Oppeln fu l’ultima tappa ed il 29 Agosto del '45 iniziò il nostro viaggio di ritorno per il quale ci diedero i viveri in natura per tre giorni, ma ne occorsero per diciotto, attraversando Cecoslovacchia, Austria, il Brennero e finalmente arrivammo a Bolzano dove ci accolsero con musica e festeggiamenti consegnandoci il tesserino di riconoscimento. La mattina del 15 Settembre arrivammo a Pescantina, luogo di smistamento, e così ebbe fine la nostra dura crociera. Non posso dimenticare nè tacere l’emozione provata da tutti nel vedere sventolare la nostra bandiera e nel leggere le prime insegne italiane e nel sentire finalmente la nostra bella lingua, la lingua dei nostri padri ». Per quanto riguarda l’altra domanda fattami dall’amico Prof. Giusti, io mi trovavo in Inghilterra in seguito alla legge razziale 47