del 1938, dal Febbraio del 1939. Nel 1940, immediatamente subito dopo l’entrata dell’Italia in guerra, gli italiani furono presi e portati all’isola di Mann, internati; si istituì però, dopo alcuni mesi dietro nostra richiesta, specialmente — diciamo dell’ultimo gruppo di italiani antifascisti entrato in Inghilterra nel '39, si istituì li un tribunale presieduto dall'ambasciatore inglese a Londra, da Sir Ashley Clark. Questo tribunale vagliò le varie persone e le divise riconoscendo subito quelle che erano più o meno note come antifascisti, o che avevano sofferto per via del fascismo. Buona parte di questi vennero arruolati, assolutamente volontari, in un battaglione lavoratori nell’esercito britannico stesso, battaglione non armato e completamente parificato all’esercito britannico. Di questo battaglione facevano parte figli di italiani nati in Inghilterra dei quali il governo inglese non si fidava eccessivamente, e direi la quasi totalità dei giovani fuoriusciti usciti dall’Italia per questioni razziali. Da questo secondo gruppo a varie riprese in seguito ad interviste molto lunghe, ad esami ed osservazioni, vennero scelte sempre su base assolutamente volontaria, varie persone che vennero adibite a servizi speciali dei quali individualmente poco noi stessi sappiamo; altri invece, me compreso, furono mandati come interpreti nei campi dei prigionieri e più tardi con lo scopo di cominciare a dividere i fascisti dagli antifascisti; questo ancora molto prima naturalmente che l’Italia chiedesse l’armistizio. Quando dopo l’8 Settembre ci fu la divisione, diciamo, e alcune truppe italiane fecero parte del corpo di liberazione inglese, a tutti i prigionieri venne chiesto chi desiderava dichiararsi a favore del nuovo governo Badoglio e quindi di prendere più attiva parte alle operazioni belliche, e chi invece si dichiarava assolutamente fascista e in tale caso doveva restare nel campo di concentramento; dopo l’8 Settembre quindi sono stati formati piccoli reparti italiani che, armati in Inghilterra, hanno preso parte a tutta la guerra di liberazione. Un altro gruppo che fin dai primi tempi della guerra ha lavorato a Londra era il gruppo « parla Londra »; voi tutti conoscerete naturalmente il colonnello Stevens il quale per la verità era un inglese ma figlio anche di italiani (madre italiana); c’era il mio carissimo amico on.le Paolo Treves, morto alcuni anni fa. Egli fu internato prima con me ma poi fu prelevato e lavorò alla B.B.C. Quello che è interessante da un punto di vista forse più teorico che pratico, è che subito dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Inghilterra, si costituì un’Italia libera, una associazione Italia Libera della quale facevano parte diversi fuoriusciti italiani, fuoriusciti di lunga data, per esempio Umberto Calosso che fu uno dei fondatori e altri più recenti immigrati dei quali Paolo Treves, Mario Forti di Venezia, un Sonnino di Milano, un Guglielmo Petrone di Pescara io e molta altra gente. E’ notevole che in tempo di guerra, in un paese per il quale potevamo essere con- 48 siderati nemici, questa Libera Italia avesse assoluta libertà di riunirsi, di discutere i suoi problemi, e di fare politica futura. Contemporaneamente si formò fra gli inglesi, molti dei quali non avevano mai cessato di amare l’Italia, una associazione che si chiamava Friends of Free Italy cioè gli amici della Libera Italia, fondata dalla giornalista Silvia Sprigge che era la corrispondente del Times a Roma, e che era una grandissima amica dell’Italia. Ora da tutti questi gruppi, come ho detto, che hanno lavorato, sparpagliati in Inghilterra o inviati in varie missioni, sono partite quelle fiammelle, piccoli gruppi che hanno validamente contribuito alla liberazione dell’Italia. Io non ho nient’altro da dire, grazie. M.° ENRICO TERENZIANI Giacché mi spingete a parlare mi scuserò col Presidente se ho preso la parola senza essere interrogato. Vi voglio leggere un documento ufficiale da me trascritto su un libretto portato dalla Russia, dopo due anni di vera guerra, non di guerra nascosta o di guerra di montagna, giorno sì e giorno no. E’ una lettera inviata dal Campo Italiano XI B — Lager Fallingbostel (Germania) dal Comandante italiano del campo T. Col. Alberto Guzzinati il 21-2-1945 al Comandante tedesco quando i tedeschi avevano l’acqua alla gola ed erano, se possibile, ancor più feroci di sempre. Essa dice: « al Colonnello Von Foris Comandante del Campo XI B. In risposta all’ordine comunicatomi verbalmente la mattina del 19 alle ore 10.30 significo quanto segue: 1 — Gli ufficiali italiani del Campo non hanno aderito alla Re- pubblica Sociale Italiana perchè legati da un giuramento di fedeltà al quale il loro onore di soldati impone di prestar fede e dal quale nessuno può esimerli. 2 — Gli ufficiali italiani del Campo hanno sopportato fino ad oggi la prigionia subendo un trattamento non certo conforme alle norme che la Convenzione di Ginevra impone e vedendo spesso menomata la loro dignità di ufficiali. 3 — Gli ufficiali italiani del Campo ritengono che l’ordine di lavoro obbligatorio non possa essere loro applicato e fanno appello all'alta civiltà... del popolo che li ospita ed al senso 49