Casacca degli internati nel Campo di Dachau (donata dall'ex Internato Geom. Spartaco Spaggiari, al Museo del Risorgimento) Ospedale di Saulgau ■ Alcuni tra i 26 superstiti dei 450 internati nel Campo di Überlingen (Dachau) dell’onore dell’esercito tedesco perchè venga loro salvaguardato l’onore e la dignità di soldato. 4 — La convenzione di Ginevra, accettata da parte tedesca stabi- lisce chiare le norme del trattamento dei prigionieri di guerra e vieta che gli ufficiali possano essere portati al lavoro. 5 — Il desiderio espresso da Mussolini non riguarda e non può riguardare gli Ufficiali italiani del campo in quanto che detti ufficiali si trovano nel campo di concentramento perchè non hanno, non possono e non vogliono riconoscere il governo di Mussolini. Per questa nostra affermazione fummo tutti, i pochi che erano rimasti, condannati a morte. Da due anni i tedeschi ci tenevano prigionieri e ci davano, quando potevano, due grammi di margarina al giorno, duecento grammi di pane confezionato con segatura di legno e trecento grammi di ciancie, quelle che in Italia si danno ai porci. Parecchi internati per non tradire l’Italia e non morire fisicamente erano stati costretti a mangiare topi di fogna e a prendere il pane che era nascosto dai prigionieri russi del campo nell'interno dei carri M, come noi li chiamavamo. Erano i carri botte che servivano a vuotare le fogne! Moltissimi italiani non avevano resistito alle continue richieste di collaborazione da parte dei tedeschi e molti mantovani purtroppo, qualcuno oggi molto in alto, avevano accettato di collaborare con il tedesco fin dai primi giorni. Ci si è qui meravigliati che qualcuno volesse parlare di campi di concentramento pensando che si dovesse parlare invece della resistenza dei cattolici mantovani. E’ stato fatto l’esempio dei foglietti clandestini messi nella cartella sul treno Mantova-Milano. Desidero dire che la resistenza è incominciata proprio nel primo campo di concentramento tedesco in Italia, anzi a Mantova, il 9 settembre 1943, quando migliaia di italiani hanno preferito al tradimento la più dura delle deportazioni. E’ noto che io sono sempre stato e mi onoro di essere tuttora un cattolico e proprio perchè non volevo che fosse distrutta la civiltà cattolica e che la barbarie superasse la libertà ho resistito a tutte le lusinghe. Assieme a me vi erano migliaia di altri italiani e di altri cattolici che preferirono arrischiare la vita per non tradire ed accettarono la prigionia proprio per difendere la libertà di ognuno. Una trasmissione di Radio Tricolore, da noi captata in Germania il 24-5-45 alle ore 23 diceva: « Gli internati ritornano. Ritornano dalla Germania, dai campi di dolore e di sacrificio, dove hanno sofferto e creduto SI