per mesi e mesi ». Ritornano con i visi pallidi, con gli abiti a brandelli e con un grigioverde sbiadito, ma con una fede rinnovata dal dolore e dal lungo patire. Mi sono confuso ad essi e con essi ho parlato. Mi raccontano con estrema semplicità e naturalezza i patimenti, le vessazioni, e le angherie sofferte come se non riguardassero loro. Portano ancora sul petto il segno dell’infamia imposta dai Nazisti ed ancora si può leggere l’IMI, « Internato militare italiano » che ora, come sempre, significa Internato Martire Innocente. Gli internati ritornano alle loro case. Ritornano con essi gli eroi della resistenza passiva, i figli migliori d’Italia. E come dimenticare il messaggio che ci fu portato da un aereo americano da parte dei partigiani di Dachan? « Come partigiano, come membro del C.L.N. ho il piacere di dirvi per primo da combattente a combattente la parola di saluto e di elogio che noi tutti della lotta nei monti e nelle città, sempre tenemmo in serbo per voi nel nostro cuore. Compagni, prigionieri in Germania: grazie! Grazie per la fede che aveste in noi e nell’Italia. Grazie di aver sofferto ma di aver sempre respinto con sdegno le lusinghe e sopportato con fierezza le minaccie con le quali dei traditori volevano indurvi a tradire. Fratello, che sarebbe stato di noi, della nostra patria, se voi, piegati dalle sofferenze, esasperati ed avviliti, aveste ceduto e vi foste lasciati condurre in Italia per combattere contro di noi, fratelli contro fratelli? La vostra lotta che dura quanto la nostra, a volte più della nostra. Noi sosteneva lo spirito della lotta aperta, voi circondava il silenzio, le false voci, le notizie di casa, l’inattività. Sapevamo tutto questo in Italia, noi, ma sapevamo anche che non avreste tradito. Non dubitammo di voi, mai! E nemmeno ancora dubitammo quando vedemmo giungere contro di noi quattro striminzite divisioni fasciste, formate con uomini che avevano preferito il tradimento ed il disonore all’eroica sopportazione nei lager. Grazie, compagni! Nostra è stata la vostra vittoria, vostra è la nostra! Ed ora tornate a fronte alta in Italia, dove altro lvoro, altre battaglie, altre vittorie vi attendono ». Le vittorie non ci sono state, nè noi le abbiamo chieste. Vogliamo semplicemente che i giovani sappiano che nella vita si può resistere contro la barbarie, sempre. Noi in Russia, dove combattemmo duramente per due lunghi 52 anni, spesso parlavamo di queste cose di politica e spesso dicevamo: « Se il fascismo in Italia è nato, è nato perchè i nostri padri, dico i nostri padri — anche mio padre — non hanno saputo reagire al fascismo ». Signori, noi vorremmo che i giovani, che purtroppo qui non ci sono, sapessero che contro la barbarie, contro la tirannide, ciascuno di noi può andare, se ha il coraggio di andare, diversa-mente non c’è nulla da fare. Prof. VANNIO CAMPAGNARI D. Attività del C. L.N. in Mantova dal settembre 1944 alla liberazione. Io non ho episodi eroici da raccontare a chi raccoglie questi brani della storia della nostra Resistenza: ma nel grande quadro di essa anche il poco che ho visto e vissuto ha forse il suo senso preciso. E vale perciò la pena di farne qualche annotazione. Cronologicamente, potrei cominciare dal giorno in cui (era un venerdì dei primi d’agosto del 1944) Carlo Camerlenghi ed io aspettammo inutilmente don Berselli, Cocconi e Sedazzari al solito appuntamente delle 17 nella mia casa di Porto Catena, dove si riuniva ogni settimana il C.L.N.. Da me era particolarmente atteso don Berselli, perchè gli dovevo proporre di sistemare i suoi radiotelegrafisti nel Museo del Risorgimento, del quale avevo le chiavi. Ma il nostro prete non arrivò: poco prima le S.S. avevano catturato lui ed i due ragazzi in S. Gervasio. Cocconi e Sedazzari, a loro volta, braccati dalla polizia fascista, erano fuggiti da Mantova quella stessa mattina. Nei giorni seguenti Fraccalini prese contatti con altri elementi indicati dai partiti del C.L.N., ma non potemmo riallacciare durevolmente i rapporti e riprendere insieme il lavoro, poiché ai primi di settembre quasi tutto il gruppo attivo liberale fu... trasferito alle carceri di via Poma. Del nostro gruppo solo Fraccalini subì un vero processo e fu condannato a due anni di prigione: dopo otto ore di interrogatorio di percosse aveva ammesso la propria attività antifascista (già nota, d’altra parte, ai suoi aguzzini) e si era addossata ogni responsabilità, collaborando così a salvare tutti gli amici con lui detenuti gli amici del C. L. N. e quelli addetti al collegamento con altre provincie. 53