mettersi di far avere qualche assegnazione straordinaria di viveri alle famiglie più provate dalla guerra. I nostri giovanissimi, invece, si dedicavano prevalentemente alla ricerca delle armi per le previste future azioni della Liberazione: in questo settore avvennero varii episodi « caldi » che solo i protagonisti, che vi sparsero anche sangue, potranno raccontare. La diffusione e la distribuzione capillare delle pubblicazioni a stampa del C.L.N., dei vari partiti e delle forze partigiane attive, che ci procuravamo a Milano ed a Cremona, costituivano ovviamente uno dei nostri compiti abituali, e da esse potemmo avere la prova della fedeltà di tutte le persone che avvicinavamo. Con questi mezzi (poveri se si vuole, ma adeguati ai tempi, al luogo, alle nostre possibilità) e soprattutto con la parola confidente e serena, cercammo di reggere e di coordinare i molti fili di quella resistenza che viveva attorno a noi, nella nostra città martoriata come nelle campagne, nelle officine e nelle scuole, nel silenzioso dolore, nel terrore, nella speranza di una pace che sembrava ogni giorno più lontana, nella fiducia che, ineluttabilmente, doveva suonare l’ora della giustizia. Non avrei preso la parola, data l'ora molto avanzata, se non fosse stato proprio necessario illustrare, sia pure sommariamente, le caratteristiche e l’ampiezza del movimento partigiano nella nostra provincia. La mia esperienza deriva dal fatto di essere stato membro del Comando della Divisione « Padana Inferiore », formata dalle Brigate Garibaldi. Preciso che ho svolto questo incarico dall’inizio dell’estate del 1944 fino al 17 aprile del 1945, giorno del mio arresto. La mia presenza nel Comando della Divisione « Padana Inferiore » era collegata al fatto che ero membro del Comitato Federale Comunista, con la funzione di Vice-Segretario e di addetto alla stampa e propaganda, di agit-prop, come si diceva allora. La Divisione « Padana Inferiore » si articolava in sette Brigate garibaldine che agivano in tutto il territorio della provincia, M°. ARONNE VERONA D. Consistenza e attività del movimento partigiano nel mantovano tra il 1944 e la liberazione. dal basso mantovano all'alto, con diverse ampiezze, intensità e fortuna. Inizialmente le formazioni garibaldine si erano appoggiate alla organizzazione politica comunista, la quale ne aveva promosso la costituzione. La organizzazione del Partito Comunista era diffusa in tutta la provincia, con nuclei o cellule, più o meno efficienti. Per quanto riguarda i rapporti con i Comitati Nazionali di Liberazione locali, i C.L.N., essi non erano quelli di diretta emanazione, ma di collaterale sviluppo e di collaborazione. Le formazioni partigiane garibaldine erano collegate al Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà, tramite la Delegazione Regionale Lombarda del Comando Generale delle Brigate e dei Distaccamenti di Assalto « Garibaldi » con sede a Milano. Da Milano venivano le direttive ed anche certi quadri dirigenti. I comandi partigiani cercavano sempre di mettersi in contatto con i C.L.N. locali dove esistevano. Altre volte erano i C.L.N. locali che cercavano contatto con le formazioni partigiane. L’iniziativa era presa dagli uni o dagli altri, a seconda del grado di efficienza raggiunto; in sostanza si cercava sempre, e si realizzava, la collaborazione che i tempi consentivano. Nei fatti le formazioni partigiane avevano realizzato una struttura più efficiente e più diffusa. La Divisione « Padana Inferiore » era composta dalle seguenti Brigate Garibaldi : la 12la « A. Luppi », che operava nel basso mantovano in sinistra Secchia ; la 122a « Po », che operava nel basso mantovano in destra Secchia ; la 123a « M. Corradini », che operava nella zona di Castellucchio, Acquanegra, Goito ; la 124" « Don Leoni », che operava nel bozzolese, nel viadanese ; la 125a « Mincio-Po », che operava nell’ostigliese ; la 126“ « Mincio », che operava da Mantova all’alto mantovano; la 127a « Oglio-Mincio », che operava da Roverbella a Guidizzolo. In queste formazioni collaboravano elementi di tutte le cor-, renti politiche: comunisti, socialisti e cattolici. Noi comunisti abbiamo sempre posto molta cura, e ci siamo riusciti, nel ricercare la collaborazione e la partecipazione dei socialisti e dei cattolici. Le formazioni «Garibaldi» erano quindi largamente unitarie; soltanto dopo la liberazione si manifestò una certa differenziazione. Un dato interessante, tratto dal rapporto informativo n. 3 (l’unico del quale mi è stato possibile ritrovare copia); rapporto fatto dal Comando della Divisione « Padana Inferiore », in data 57