Planimetria dell' ed/llclo E' ovvio che ambedue i casi sono riprovevoli e si può affermare con soddisfazione che la chiesa di cui intendiamo parlare non presenta sicuramente queste manchevolezze. Il progettista infatti, l'architetto Efrem Ferrari di Trento, pur attraverso la valutazione delle diverse esigenze della liturgia, è riuscito ad infondere una impronta personale e decisamente moderna all'edificio che ha realizzato. Ha camminato insomma nel solco della tradizione, senza tuttavia limitare la propria capacità inventiva, ed ha compiuto un'opera che sfata le dicerie di coloro che sostengono che le funzioni simboliche ed i valori rappresentativi della liturgia non possono essere conciliati con il linguaggio architettonico contemporaneo. La chiesa, purtroppo incompiuta in quanto manca della massiccia mole del campanile che si inalzerà sulla sinistra della facciata, sorge solitaria su un ampio piazzale, quasi ai limiti con la campagna. Lo spazio esterno che la circonda è indifferenziato, amorfo e, diciamolo pure, squallido. Si sente la necessità di quinte verdi, di filari di piante che la circondino almeno su tre lati e che la inquadrino sull'orizzonte. 62 Oggi l'occhio non si sofferma volentieri sulla facciata: sembra assurda quella pensilina davanti alla grande porta bronzea, in quanto cessa la sua funzione di « trait-d'union » fra chiesa e campanile, dato che il campanile ancora non c'è. Uno sguardo incuriosito sul fianco volto ad oriente, grigio di cemento e stranamente sforacchiato, sulla inconsueta disposizione dei mattoni di paramento della facciata: ci si sente persi sulla spianata che dovrebbe essere una piazza, si sente il desiderio di entrare. La chiesa, il luogo del culto, l'ambiente destinato alla preghiera lo si abbraccia tutto con lo sguardo, dietro la pesante porta di ingresso. Contrariamente a quello esterno, lo spazio interno è esattamente definito : una navata principale, lunga circa 20 metri, conchiusa dal presbiterio e dal coro, ed una navata minore sul lato ovest, più bassa, meno ampia, meno intensamente illuminata. L'illuminazione, la luce : ecco il punto. Ecco ciò che trasforma quella che potrebbe essere una elegante sala di riunioni in un vero ambiente religioso, che induce alla meditazione ed alla preghiera, che fa degna cornice ai riti splendidi della liturgia. Quella che all'esterno pareva una parete sforacchiata e grigia di cemento, si rivela all'interno come la più bella sorgente di luce indiretta scoperta dall'uomo : la vetrata policroma. A chiusura della grande transenna, composta di elementi prefabbricati in cemento, sono infatti state poste delle vetrate colorate costituite da vetri cotti a gran fuoco e legati tra loro con piombo, secondo il sistema tradizionale. La luce, che filtra morbida da questa e dalle altre vetrate del presbiterio e dalla navata laterale, conferisce all'ambiente un notevole senso di raccoglimento e di misticismo che ricollega la chiesa appena ultimata con la grande tradizione delle chiese medioevali. I versetti del Cantico delle Creature, scritti sui vetri, conferiscono anch'essi un senso di raccolta serenità. La chiesa è ricca solo per le sue vetrate; gli altri materiali che la compongono sono materiali umili: i mattoni, il cemento grezzo, Il legno che riveste il soffitto, il marmo siciliano che ricopre il pavimento e gli altari. La struttura portante della chiesa è semplice e facilmente leggibila: essa è formata da cinque portali a cerniera in calcestruzzo armato rastremantisi alla base, cinque campate intervallate dalle nervature del cemento lasciato a vista.