di impostazione del nuovo bilancio. Per la precisione il lavoro si è concluso 1*8 di aprile. Il resto del tempo parte nelle mani della tipografia, parte nelle mani dei signori consiglieri. I maggiori problemi che ci stanno davanti e che ci siamo proposti di risolvere sono la casa, la scuola, la zona annonaria, i laghi, le tombi-nature, il geriatrico, nonché il finanziamento di queste opere. Una conseguenza essenziale è il contributo alla occupazione dei lavoratori mantovani che riusciremo a dare attraverso l’esecuzione di queste opere. E poiché molto si parla di questi problemi, e non sempre centrandoli, pensiamo sia utile fare un po’ il punto per ciascuno di essi. CASE Nel settore delle abitazioni economiche abbiamo una buona notizia di questi giorni. La Finanza Centrale ha approvato il gravame di 15 milioni l’anno che corrisponde alla costruzione di alloggi per 300 milioni e che costituisce il terzo lotto del piano nostro triennale, quello relativo al 1964. Tale approvazione dà la possibilità all’Istituto Autonomo di stipulare il mutuo e di dare il via alle costruzioni, essendo il progetto già da tempo approvato. I ritardi nell’ingranaggio della Gescal non sono certo soddisfacenti, tanto più in presenza di una ancora evidente, se pur attenuata disoccu pazione del settore edilizio. Anche per questo abbiamo interessato il Ministro dei LL. PP. e contiamo che questo contatto diretto porti i suoi buoni frutti. Gli alloggi previsti agli Angeli e Formigosa sono in corso di costru zione. Si sta studiando sia pure con qualche difficoltà, il passaggio a riscatto dei 18 alloggi dei dipendenti di via Albertoni. Sul piano delle esigenze e delle richieste, la situazione si va alleggerendo da una parte con l’intervento costante e pianificato del Comune per le sistematiche demolizioni. Goito, Pio X, Carmelino, Stalle del Te di sinistra, capannone Stipel, sono preblemi risolti; restano vicolo Cappuccini, stalle di destra e stazione autotramvie per un totale di non più di 60-70 famiglie, nei confronti delle centinaia già sistemate. In questo settore il Comune ha fatto e sta facendo tutto il suo dovere con notevole onere sulla spesa pubblica, nonostante le critiche di certa stampa liberale che spende tre parole per le stalle demolite e trecento lacrime per quelle ancora in piedi. La situazione si va invece appesantendo in certi vecchi fabbricati di proprietà privata che per carenza di manutenzione sono sui limiti della abitabilità igienica e qualche volta statica. Il blocco dei fitti ha avuto la sua parte come cattivo consigliere presso la proprietà edilizia, che trascurando la manutenzione non ha fatto che il suo danno. Il boom edilizio in città ha portato alla demolizione e ricostruzione di molti fabbricati, alcuni dei quali erano piuttosto ammalorati. Intervento deciso, criticabile fin che si vuole per certi aspetti, ma indubbiamente risanatore dal punto di vista igienico-sanitario. Certo è difficile e laborioso un vero e proprio censimento delle abitazioni malsane, trattandosi di una somma di singoli casi isolati, anziché di fenomeni di una certa rilevanza come per la ex Goito, Carmelino, ecc. Siamo comunque convinti che l’unica via da battere è quella degli incentivi per il risanamento dei fabbricati malsani e in grave disordine laddove non è conveniente la demolizione e soprattutto laddove esistono vincoli artistici ambientali e paesistici, che complicano terribilmente il problema. L’ultimo censimento ci dà tuttavia dei dati sulle abitazioni che non ci portano fuori dalla media delle altre città. La richiesta di abitazioni! Fissarla esattamente in un determinato momento non significherebbe proprio gran che, oltre al molto lavoro. Essa è sottoposta ad una notevole variabilità. Dopo che è stata sancita la piena libertà di residenza abbiamo notato una capacità di spostamento del cittadino italiano addirittura insospettata. Tanto è che le migrazioni interne di questi anni potranno costituire un capitolo di storia patria. E allora non ci interessa tanto sapere quanti chiedono la casa (il numero dei partecipanti ai bandi dellT.N.A. è un indice abbastanza sicuro). Ma dove quel tipo di « lavoratore nomade » che è ormai una figura del nostro tempo, troverà lavoro, là si fermerà con la propria famiglia in una soffitta o in uno scantinato dapprima, poi chiederà la casa. Allora vai la pena di inquadrare anche questo problema nella « programmazione ». Indubbiamente nella richiesta di abitazione interferisce molto il livello dell’affitto richiesto, sia a mercato libero che nelle case economiche. Le case Romita avranno avuto i loro difetti ma hanno assolto un compito essenziale insostituibile: quello di allogare le famiglie più modeste con sufficiente soddisfazione e ad affitti affrontabili. Nel settore privato è la scarsa disponibilità di vani modesti che aggrava il problema. Noi pensiamo che una larga fascia sociale di famiglie di lavoratori a buon salario o stipendio appetisca un alloggio a riscatto entro limiti di un equivalente affitto a mercato libero, e anche meno e che questo sia possibile realizzare oggi con la conseguenza di liberare e riporre sul mercato molti alloggi modesti, per le categorie più umili. Da ultimo la situazione del Ghetto. Molte famiglie sono già state sistemate a carico del Comune. Abbiamo già detto e ripetiamo che ogni 5