La scelta della formula ci pare felice perchè sfrutta in modo veramente soddisfacente le possibilità del terreno e degli attuali vetusti fabbricati. Basti pensare che una soluzione di questa ampiezza in altra zona e su altro terreno porterebbe ad un costo per lo meno doppio, mentre il valore commerciale dell’attuale terreno, con i vincoli paesistici, da offrire a privati, tutto sommato sarebbe piuttosto modesto e scarsamente remunerativo. PROGRAMMAZIONE Questi i grossi problemi, i grossi lavori pubblici che stanno davanti a noi, che fanno parte del programma, sui quali crediamo non si dovrebbe discutere che dei tempi prioritari e dei finanziamenti, nel più ampio quadro di programmazione dell’attuale mandato quinquennale 1965-69. Sulla loro validità abbiamo già discusso in febbraio all’inizio del mandato. Il lavoro di quest’anno è il lavoro delle scelte prioritarie, dei tempi, dei modi, dei finanziamenti che fa di questo esercizio ’65 un esercizio ponte. Abbiamo detto già nel febbraio che questo era l’anno dello studio della programmazione e che i successivi 4 esercizi, 4 bilanci, sarebbero stati più rigidamente impegnati nella programmazione. Il concetto di programmazione non è cosa nuova per la nostra amministrazione. Ad esso sempre si è tenuto fede nei limiti delle possibilità reali. Ma oggi la programmazione nazionale ci richiama a due esigenze. Primo, quella di organizzare la nostra programmazione delle spese e delle entrate di bilancio con uno studio sempre più approfondito, affinchè i servizi che rende il Comune abbiano la tendenza a migliorarsi sul piano della qualità e a contenersi sul piano della spesa. Con questo non diciamo evidentemente che fino a ieri abbiamo speso i quattrini con la testa nel sacco, ma ci ripromettiamo di rivedere rendimenti e costi dei vari servizi su un piano più rigidamente economico e scientifico. Riteniamo che questa sia l’azione più responsabile da compiere in tempi come quelli che attraversiamo, in cui prorompenti esigenze insistono da una parte e difficoltà finanziarie premono dall’altra. Anche le entrate dobbiamo meglio programmare, onde si maturi sempre più in noi stessi e in tutta la popolazione la coscienza di un equilibrio di amministrazione, ben consci che la spesa pubblica va affrontata col denaro pubblico che altro non è che la somma delle nostre tasche. Seconda esigenza, quella di inquadrare i nostri grossi problemi, i maggiori lavori pubblici in una programmazione nazionale secondo il concetto che la miglior azione dell’Ente Locale non è in antitesi e in contrapposizione all’azione dello Stato, pena la dispersione delle energie, ma deve inquadrarsi in direzioni parallele affinchè dalla somma degli sforzi esca una moltiplicazione del risultato. Con questo non ammainiamo la bandiera dell’autonomia, che è un’altra cosa di cui parleremo più avanti. Si tratta in definitiva di sottoporre a controllo le soluzioni che avevamo intraviste per i nostri grossi problemi, e di affiancarle a quella che è la programmazione nazionale. Avremo maggiori difficoltà? A prima vista sembrerebbe di sì, ma vedendo il quadro nella globalità dei suoi fattori, noi pensiamo che probabilmente riusciremo a ridurre i tempi burocratici delle approvazioni e a diminuire le difficoltà dei finanziamenti. Non tanto per la identità di una formula di centro-sinistra al centro e in periferia che ci dovrebbe favorire (critica che è spesso ricorsa in questa sede) quanto per un convincimento democraticamente maturato ad ogni livello delle validità delle scelte programmatiche. Abbiamo detto della casa, della scuola, della zona annonaria, dei aghi, delle fognature, del geriatrico, quali grossi problemi che abbiamo di fronte. Si tratta in questo scorcio di anno di confrontarli con gli indirizzi venerali nazionali (e noi pensiamo che il confronto regga), onde portarli avanti con maggior vigore, anche se qualche soluzione potrà essere issestata, qualche progetto potrà essere limato, qualche realizzazione >otrà venire alla fine, anziché all’inizio del mandato. E per finire sul problema della programmazione sarà bene spendere lue parole anche se la materia sembra non essere strettamente legata I bilancio su quel che sarà la discussione in sede di commissione regionale lombarda di programmazione che è una anticipazione della cgione lombarda. Sentiamo attorno a noi le preoccupazioni che la regione lombarda parta non al di sopra degli interessi di campanile delle varie province ma addirittura all’ombra del super campanile del metropolitanismo. Diciamo subito che condividiamo queste preoccupazioni, che le sentiamo nostre e che porteremo la nostra voce in quella sede avendo sentito quelle di tutti gli Enti, di tutte le istanze democratiche del nostro comune e della provincia. Correremo dei pericoli, certo, perchè i rappresentanti mantovani sono soltanto tre, forse quattro. Faremo leva sul ragionamento e sulle forze democratiche delle altre province onde evitare che i vari grandi lavori pubblici e i nuovi insediamenti, le nuove possibilità di lavoro vengano monopolizzate nel capoluogo regionale o in una ristretta zona ^’influenza. 13