dola e migliorandola. I risultati di Mantova hanno avuto, naturalmente, una eco in campo nazionale fino a suggerire un'azione più vasta, anche, e soprattutto, per correre ai ripari di fronte all’evidentissimo impoverimento delle file dei giovani ciclisti tesserati dalla F.C.I. che denunciano un calo valutato a mille unità ogni anno. Ma ho la sensazione che non si sia ben capito il problema di fondo, che non è esclusivamente quello di migliorare i giovani che già sono ciclisti, bensì quello di reclutare i giovanissimi. Bisogna intendersi. I « criteri di addestramento » che si vorrebbero creare in Italia, hanno una funzione esclusivamente tecnica: tendono cioè a migliorare ed a perfezionare i dilettanti e gli allievi che hanno già superato il primo periodo di incubazione; i corsi del tipo di quello mantovano hanno viceversa un altro compito, sotto molti aspetti assai più importante, perchè si propongono di richiamare allo spor> ciclistico i ragazzi, forse attratti da altre attività sportive più facili. Queste cose sono già state dette molte volte, anche sui giornali importanti, in opuscoli e libri tecnici, per la verità con scarso successo. Fino a pochi anni addietro il reclutamento dei giovani non impensieriva perchè le nuove leve erano sempre abbondanti, e si poteva capire che la Federazione ed il Coni si preoccupassero soprattutto di migliorare i dilettanti più promettenti per avviarli alle manifestazioni internazionali più importanti, ma oggi che il problema del reclutamento si è fatto allarmante bisogna ricor rere ad altre formule e (ripeto molto volentieri) Mantova lo ha capite benissimo dando l'esempio pratici di quello che si può fare per tentare di risolverlo. Chi scrive queste note può van tarsi (e lo dico con orgoglio nono stante gli scarsi risultati ottenuti) d essere stato un « pioniere » nel cani po dell'addestramento ciclistico. S non temessi di annoiare il lettor potrei riferire fatti ed episodi molto significativi. Mi limiterò a ricordar; che fin dal 1930, anno in cui entrai alla « Gazzetta dello Sport » non Gino Guerra (a destra guardando netta foto) con il gruppo degli allievi, 42 persi mai nessuna occasione per occuparmene, continuando l'opera già iniziata in precedenza su altri giornali. La mia azione in appoggio a quella del mio caro amico Giuseppe Ambrosini non si limitò, del resto, alla stesura di articoli illustrativi z di incitamento, ma si concretò con l’aiuto personale ad Ambrosini nel creare gli istruttori tecnici alle scuole di Cesena nel 1942 e di Velate nel 1950, convinto della necessità di creare i « maestri » prima ancora Ielle scuole. Scrivo queste cose con in certo rammarico e con delusio-le per il tempo perduto, più che on amarezza, perchè so benissimo he questa è la sorte dei pionieri, pesso incompresi, quando non dan-to fastidio ai responsabili che amato il quieto vivere e poco si preoc-upano del futuro. Ma la speranza è sempre l'ultima morire. Ora da Mantova è venuta i buona idea, ed è orgoglio per que-'a nostra città tanto illustre, che la oltre 70 anni ha dato allo sport ¡distico tanti campioni celebrati, ai fratelli Nuvolari fino a Ronca-I lia. Mantova ha insegnato molte co-e a chi le vuol vedere e capire, e è soltanto da sperare che il suo sempio faccia proseliti. Ci sono altre città, come Reggio Emilia, Faen-a, Legnano, Vicenza, Milano, Roma che già qualche cosa fanno. Altre potrebbero aggiungersi, uniformando la loro opera a quella mantovana, certo la più indovinata e quasi perfetta. C'è da sperare che risorga nna scuola per istruttori, ver poter dare a tutti i centri, grandi e piccoli, un unico indirizzo tecnico, medico, scientifico. Siamo sulla via buona? E’ quello che sapremo fra qualche anno, quando le varie iniziative, per ora soltanto sulla carta, saranno realizzate. Ma ho fiducia, specie da quando Gino Guerra è stato chiamato a far parte della Commissione Tecnica Nazionale, che ha voluto essere oltretutto un riconoscimento della bontà del corso « Prime Ruote » e della convinzione che sia quella la strada giusta da percorrere. Lo sport è in continua evoluzione, in continuo rinnovamento. Spariscono i campioni, i mezzi campioni, i delusi che non riescono a far carriera, ed occorrono masse fresche di praticanti per alimentare le file dei probabili campioni. A tutte queste verità se ne aggiunge un’altra importantissima. Il ciclismo fra qualche anno sarà costretto a rifugiarsi nelle piste e nei circuiti chiusi, perchè il crescente traffico motoritico non consentirà più le corse su strada aperta. Sarà un nuovo ciclismo, più pregiato, nel quale emergeranno soltanto i giovani allevati tecnicamente, e atletica-mente ben preparati, quelli cioè che avranno ricevuto le prime cure ed i primi insegnamenti nelle scuole per principianti. Gli sportivi mantovani devono essere grati a Gino Guerra, alla società che porta il nome del grande Learco, al Comune ed alle Autorità cittadine, che hanno, reso possibile la realizzazione di una idea geniale, e chissà che un giorno non abbiano anche la soddisfazione e la fortuna di pescare tra i ragazzini delle « Pri me Ruote » qualche nuovo campione per allungare la fila delle nostre glorie. GUIDO CARDINI 43