J---------------------V, Al Teatro Sociale dì Mantova ^______________________r IL 3° GALA DEL TEATRO COMICO Alla sua terza edizione il « Gala del Teatro Comico », realizzato dal Dopolavoro Provinciale di Mantova, per iniziativa del suo direttore, Sig. Leandro Beni, ha avuto il conforto di uno schietto successo di pubblico che è accorso al Teatro Sociale, richiamato dall’indiscusso valore dei complessi dilettantistici partecipanti e dai testi messi in scena. Il Comune di Mantova, la Direzione del Teatro, Enti e cittadini sono stati larghi di appoggi materiali c morali affinchè alla manifestazione arridesse quel successo organizzativo, su di un piano artistico, sufficiente a richiamare su di essa l’attenzione di un largo strato di cittadini e della Direzione Nazionale dell'E.N.A.L. Ouesta ha infatti siglato ufficialmente l’avvenimento con la presenza del Comm. Mario Federici, Presidente della Federazione Nazionale Arte Drammatica e del Comm. Rodolfo Finzi, Direttore dei Servizi Arte e Cultura della Presidenza Nazionale E.N.A.L. Si è cominciato il 27 aprile con la « Cam pogalliani » di Mantova, che ha dato una festosa esecuzione ad una commedia comica di Athos Setti, tradotta in dialetto da Luigi Zuccaro che, per l’occasione, rientrava sulla scena dopo lunghissima assenza. Gli applausi continui, ininterrotti quasi, rivolti agli interpreti, hanno detto chiaramente quale sia la strada per portare il divertimento schietto, genuino fra gli spettatori che, non sempre a torto, disertano la prosa. Il complesso dilettantistico concittadino, ha offerto, con mantovana semplicità, uno spettacolo di coe- renza ed insieme di ineccepibile livello arti stico. Diciamo di coerenza perchè abbando nando tematiche astruse, o di avanguardia ha ridato alla compagnia la possibilità . d esprimersi, di giostrare in maniera brillante', scanzonata persino estemporanea in un re pertorio popolare e comico che sempre 1' fu congeniale; di livello artistico, perchè I ' esecuzione è stata davvero pregevolissim i per ritmo e misura dell’interpretazione. « Na quaterna al lot », è stata soprattutt > un autentico successo personale di Luil i Zuccaro. Quasi allo stesso livello crediamo doveroso mettere anche Bruna Camuncoli, sicura come non mai nelle battute, ricca (li intonazioni, esatta nel movimento scenico. Brillantissima Lucia Zuccaro, alla quale sono andati moltissimi applausi a scena aperta. Maria Bassoli ha caratterizzato con esattezza la figura di Assuntina. Piuttosto fredde sono state invece le accoglienze del pubblico per i tre atti unici presentati la seconda sera dal GAD « Piccolo Teatro di Arezzo ». In realtà, se si toglie, forse, il primo pezzo, di Edoardo Anton, sottolineato alla fine da applausi, gli altri due atti non appartenevano al genere comico, ma a quello polemico sociale con ben scarse caratteristiche di teatralità, in specie la novità del giovane spagnolo Arrabal. Da elogiare la Compagnia del Piccolo Teatro di Arezzo, per l’impegno dei bravi ed af-fiatatissimi attori, per il piglio e la disinvoltura della regia affidata al notissimo ed affermato Antonio Viviani. 44 Un vibrante, clamoroso successo è stato quello ottenuto dal « Piccolo Teatro Città di Venezia » con la felicissima esecuzione di « Nina no far la stupida » di Rossato e Gian Capo. Ambientazione, ispirazione goldoniana, ma-izia bonaria e popolaresca, ottimismo bene-ico, sano, pulito che Rossato e Gian Capo ìanno saputo ricavare, per la serena piace-olezza dello spettatore, dalle loro doti di caltri e capaci artefici di dialoghi e battute; eco gli elementi che, attraverso la dilagante secuzione, hanno ancora una volta saputo nteressare e divertire il pubblico. Un pub-lico che sa quello che vuole, ciò che veramente lo diverte e ciò che da valore ad una manifestazione comica; che non è nemico el nuovo, ma soltanto di certe novità che < imenticano la funzione del Teatro che do-rebbe sempre essere insieme artistica, edu- eatrice e spettacolare. Tutto il resto ha va-1 ire contingente; rientra nell'opportunismo, ella moda, nel cerebralismo, nel trucco. Il 1 ubblico, spietatamente ne fa giustizia. Si nò aggiungere che compito dell'autore è an-e le quello di procedere e di indirizzare lo nettatore verso forme di rappresentazione I iti moderne, pretese, come in ogni campo, ' al progresso e dall’evoluzione. Ma questo i scorso riguarda soltanto pochi e veri anti-e patori e 'a conferma del loro valore dovrà s mpre essere data, nel tempo, dal pubblico I igante, unico inappellabile giudice. L'elogio migliore per il complesso venezia-1 i è che, per numero di spettatori, festosità e »’accoglienza, per applausi a scena aperta, s è ritornati nel clima della serata inaugu- < le con la Campogalliani di scena. Nel suo i sieme dunque si è trattato di uno spettata 'lo concertato con gusto, signorilità e pre-c 'ione sempre perfettamente nelle mani del r ({¡sta Alcide Gazzotto. Beniamino della platea è stato uno spassosissimo maestro Buganza cui ha dato vita con eccezionale bravura Dario Bruscagnin. Ammiratissime, le scenografie di De Paoli c i ricchi costumi di Manfreda. Dopo una breve interruzione, il Gala ha ripreso martedì, 4 maggio con il GAD Cassa di Risparmio di Milano che ha messo ir scena « Il dilemma del marito » di Alfredo Testoni. Si può parlare di cordiale accoglienza. ma non di successo. Incerta l’esecuzione e ben povera cosa il testo. La commedia di Alfredo Testoni ha clra-ratnente denunciato la sua età; quindi il compito degli attori, inteso a provocare nel Pubblico un divertimento immediato, fatto d' risonanze del dialogo e delle battute, è stato particolarmente arduo. Del resto, nel suo complesso, anche la compagnia ha messo in evidenza incertezze e rallentamenti di ritmo. Una autentica serata d’arte può essere definita invece quella offerta dai Teatranti di Modena con la rappresentazione de « La moglie gelosa » di Riccoboni. Un gioiello di malizie, di trovate sceniche, di battute che hanno avuto rispondenza nel gusto di un pubblico moderno. Una novità che l’avvocato Si-monazzi di Modena, con sacrificio e sensibilità personale, ha saputo trarre dagli archivi polverosi di Parigi, dove il capolavoro del modenese Riccoboni, attore, autore e saggista, era finito dopo le rappresentazioni alla Corte di Luigi XIII. Lo spettacolo è stato realizzato in una cornice sontuosa, dalla scenografia ai costumi, scrupolosamente derivati da stampe settecentesche. I « Teatranti » si sono impegnati per la migliore riuscita della commedia mettendo in atto tutte le risorse della loro esperienza scenica ed il pubblico li ha ripagati con applausi calorosi e convinti. II « Gala del Teatro Comico » è stato chiuso dal « Piccolo Teatro di Udine » con la famosissima « Locandiera » di Carlo Goldoni. Pubblico numerosissimo e applausi insistenti ripetuti alla fine dei vari quadri e dei tre atti hanno sanzionato l’alto livello artistico di uno spettacolo che vantava il massimo Premio al Festival di Pesaro 1964. La critica è stata unanime nell’esaltare lo spettacolo come il migliore del « Gala ». Scriveva la « Gazzetta di Mantova »: « Scenografia preziosa dovuta al gusto di Adriano Bonanni; costumi che non è esagerato definire sontuosi; perfezione di ogni accorgimento scenico; esattezza di entrate, di movimenti; impegno e preparazione degli interpreti; ecco gli elementi che hanno legittimato il successo di platea e che rendono doveroso quanto sincero l’elogio del critico Forse il regista Rodolfo Castiglione ha tenuto su di un piano di leziosità e di eccessiva raffinatezza, a danno degli effetti più comici insiti nel testo goldoniano, la mimica e la recitazione (in particolare quella di Mirandolina). Ma questo rilievo del tutto personale non infirma minimamente il livello veramente artistico dello spettacolo. Mirandolina, in possesso di tutti i requisiti che distinguono un’attrice di valore, dalla dizione alla mimica sottilmente tentatrice, è stata la bella Maria Grazia Sereni. Un successo personale ha ottenuto Peppino Rizzar-di nel difficilissimo ruolo del Cavaliere di Ripafratta, misuratamente burbero prima, 45