CARLO ZANFROGNINI 1929 - Inverno olio del mestiere; deve pure formarsi una mentalità scrupolosa, direi artigianale, in rapporto alla esecuzione del lavoro del quale ogni aspetto deve essere voluto e non lasciato all’estro nè al caso. L'opera di Zanfrognini restauratore, rappresenta quel mestiere parallelo che permetterà all'artista di dedicarsi alla sua arte senza i limiti che le preoccupazioni economiche rappresentano nella vita di un pittore. L’artista ha una funzione nella società: precorrere, formandolo, il gusto della massa che, come tale, si accosterà alle opere perchè le capisce, ma ciò avverrà solo quando egli è già andato oltre. Questa esperienza ha sofferto anche il pittore Zanfrognini, specialmente nel periodo giovanile, quando, tentando di esprimersi con un linguaggio originale, si è trovato fuori dalla realtà artistica del suo tempo, mentre cominciano in Italia i primi movimenti che tendono a rompere gli schemi convenzionali ottocenteschi. Il futurismo inizia verso il 1910, e, pur essendo un movimentò italiano, i suoi protagonisti sono legati all’ambiente artistico parigino, che aveva appena prodotto il cubismo, e verso la fine della guerra fiorisce, sempre in Italia, la pittura metafisica che dura fin verso il ’20. Questi movimenti, che hanno un posto notevole nella pittura nazionale ed europea del nostro secolo, nella provincia, hanno allora, poche ripercussioni. Ivi perciò è possibile il fiorire di scuole locali limitate nel tempo e nello spazio come quella mantovana in cui Zanfrognini muove dignitosamente i suoi primi passi L'originalità di questa scuola è data da una molteplicità di elementi difficili da individuare. A Mantova io credo siano stati determinanti: l’atmosfera caratteristica del nostro paesaggio e il fiorire contemporaneo di giovani artisti che escono da un'unica scuola, muovono contemporaneamente i primi passi nel campo dell’arte e si influenzano a vicenda in un colloquio abbastanza unitario. Zanfrognini si forma a Mantova, ma questo non vuol dire che vi sia rimasto sempre legato, senza uscire dal gusto provinciale. Ha avuto contatti in giovane età con Boccioni, il quale, quasi in una specie di apostolato, amava e cercava i contatti con i giovani pittori del tempo, nei quali solo vedeva possibile il rinnovamento estetico auspicato nel manifesto del futurismo. Narra il pittore Zanfrognini che nella sua prima mostra collettiva in Palazzo Ducale (appartamento de®li arazzi nel 1915) il pittore Boccioni, vista la parete dei giovani, osservando una testina del Nostro, disse che l’autore era un ragazzo dalle notevoli possibilità, e si compiacque direttamente col giovane. Il piccolo ritratto allora esposto, è 50 CARLO ZANFROGNINI 1938 - Grano al sole olio Biennale di Venezia 1950 ato perduto; esponevano artisti mantovani già affermati, come Loinini, Pesenti, Celada e altri. L'artista mi mostra una serie di svelti bozzetti da inquadrare in questo movimento, nei '>ali, accanto a una notevole sensibilità pittorica, si nota un giovanile coraggio nell'affron-ne i problemi e una decisa irruenza nel risolverli. Di questo periodo è un autoritratto del ’15 dipinto con la stessa vivacità e la scioltezza del pennellare, propria dei paesaggi: è una l ittura fresca, piuttosto azzardata, da avvicinare alla pittura coeva di Viani che però il nostro non conosceva, con una punta di malinconia e un certo estro espressionistico, specialmente nella pennellata grassa che accompagna, leggermente sottolineandoli, i caratteri fisionomici. Uuesta pittura del giovane Zanfrognini è indubbiamente innovatrice, e già vi appaiono quei Ioni di grigio caldo, colorato, intenso, che saranno tra le principali caratteristiche della sua »pera anche nella produzione più matura. Fino al 1930 circa mi pare che la pittura di Zanfro-Bnini si svolga secondo un lento processo di assestamento e la formazione artistica del pittore si completa col raggiungimento della maturità. In tale periodo notiamo dei ritorni alle origini e dei momentanei avvicinamenti alle tendenze del tempo, forse più come studio e aggiornamento culturale che come supina acquiescenza alle mode. Nel 1922 il pittore si sposa e la sua vita, già ordinata, è ancora più curata e pertanto più vicina alla sua vera sensibilità. Mi Pare interessante notare che il nostro ha trovato una certa difficoltà ad imporsi: in un primo tempo perchè la sua pittura giovanile, irruente e novatrice non incontra il gusto di allora, formalista e legato ad un descrittivismo di carattere ottocentesco; quando poi la sua pittura si farà più meditata e discorsiva, allora verrà ritenuta superata da quei giovani che, in parte, sono debitori agli artisti come Zanfrognini che per primi hanno additato una nuova strada. E' interessante perciò sottolineare, nella vita dell’artista, questa duplice esperienza ritenuta Progressista in gioventù e reazionaria nella maturità. Ma il Nostro non segue la moda, lavora ■Mensamente e riesce ad elaborare un'arte sempre più sobria, onesta e personale, e, quel che 51