Nato a Mantova nel 1886, studia all’Accademia di Brera e di Venezia. Espone nelle principali esposizioni nazionali e internazionali tra cui alle Biennali veneziane, alla Internazionale di Roma e alle Permanenti di Milano. Muore nel 1946. giuseppe guindani pittore Sono andato a trovare la signora Aristea Guindani per parlare con lei di suo marito. Nelli bella casa di Via Massari la presenza dell’artista è tuttora attuale: egli vive con la moglie t le due anziane sorelle; e non è un vivere nel ricordo, ma un vivere vero, reale. Le sue opere dominano dalle pareti, e vi si parla di mostre di quadri, come se il protagonista fosse costar temente presente e più. Infatti, anche se il pittore partecipò attivamente alle più important mostre nazionali e internazionali, mai si preoccupò di allestire mostre personali: viveva e lavo rava nella sua casa, nel suo studio, come un isolato, rifuggendo da ogni esibizionismo, ancb ii più giustificato. Forse una naturale ritrosia e indubbiamente la certezza della validità, ¿eli; propria pittura lo spingevano a star lontano da qualsiasi polemica d'arte; per !=•.: ¡ espressioni artistica era un fatto istintivo, naturale, sia come ispirazione, che come estrinsecazione sensi bile, tanto che riteneva inutile discuterne, forse dannoso. Non partecipò a cenacoli nè a mov: menti, non aderì a manifesti e non ne compilò. In un periodo rivoluzionario nel campo dell' arti figurative, come la prima metà di questo nostro secolo, se ne sta tranquillo in mezzo a tant agitarsi. La provincia rappresenta un’oasi nella vita di ogni tempo, ma porta un certo torpor nella sua gente, legata alla campagna e alle cose più concrete della vita. Non voglio negar validità alla cultura provinciale; ma nel particolare periodo in esame, mi pare vi si poss notare un certo rinchiudersi in sè quasi per istinto di conservazione; il formalismo ottocer tosco ancora vi domina e solo i giovani, fra i quali Guindani, sono attenti alle nuove istanz-culturali e artistiche, ma sono poco ascoltati, capiti e seguiti. Inoltre gli ingegni più aperti, che si staccano dall’ambiente artistico e culturale provinciale e si pongono sul piano nazionale non appartengono più alla limitata, anche se pittoresca vita della provincia e levano a questa le energie novatrici proprie delle cose vive che creano. A Mantova non mi pare vi siano, all’inizio del secolo, personalità di eccezionale rilievo nel campo delle arti figurative, che diano un particolare tono alla cultura cittadina del tempo, e se a un certo momento (verso il secondo e il terzo decennio) pare che qualcosa di nuovo stia delineandosi, Guindani rivela e mantiene una pittura spiccatamente personale già subito dopo la scuola, una pittura piacevole, ridente, con quel suo raccontare facile le cose, le persone, l’esuberanza di una natura sempre viva. La caratteristica di Guidani, è l’estrema fiducia in sè e nella sua pittura, e questa coerenza unisce con un filo tutta la sua opera dai primi quadri giovanili, più azzardati ed estrosi, alle ultime opere più esperte, di un mestiere consumato. L'immediata capacità di comunicare col prossimo e la sua adesione al gusto corrente, la percezione tecnica e un certo compiacimento della bella materia pittorica che sembra talvolta diventare fine a se stessa, raggiungono in certi suoi quadri limiti tali che confinano col vero e proprio virtuosismo. L’effetto di questo modo di operare si riflette sullo stesso artista, prima ancora che sugli spettatori. Guindani è stato un lavoratore instancabile e la sua produzione copiosa: sua moglie mi dice di opere prodotte a getto continuo di cui non ricorda più la fine: per lei sono ormai scomparse per la impossibilità di seguirle. Il pittore doveva provare un ero piacere nel suo lavoro in cui non esiste tormento; era velocissimo, perchè non trovava lifficoltà. La naturalezza dei temi, la facilità dell’esecuzione e la piacevolezza del risultato, spiegano la fortuna e il successo di Guindani tra un pubblico senza problemi o che vuole limenticare quelli che ha: è la borghesia provinciale. GIUSEPPE GUINDANI La soralla • olio - 1910 L’artista che già prima del 1915 ha prodotto una pittura nuova e spigliata, acquista, con la parentesi della guerra, una disciplina formale che si manifesta già in tutta la sua pienezza nel decennio che va dal 1920 al 1930 anche se sarà dopo il 1930 che si impossesserà pienamente dei suoi mezzi espressivi, schiarendo la sua tavolozza, abbandonando quasi completamente il quadro di grandi dimensioni e orientandosi verso una scelta che va dal paesaggio alla natura morta, ai fiori e al ritratto. Sono cose più mature e svelte. Spesso appaiono come bozzetti in cui la freschezza e la vivacità della visione diventano sempre più la sua caratteristica. Le affermazioni non mancano a questa generosa pittura, e brillante è la partecipazione alle Biennali veneziane del 1922, 1924, 1926, 1928 con grandi opere impegnato in cui la facilità della ispirazione è solo superata dalla abilità della resa pittorica.