verso la programmazione Per una valida programmazione l'atto della previsione e per ciò stesso della programmazione non è cosa nuova negli enti locali democratici. Ogni anno il bilancio è un atto di previsione sull'arco dei dodici mesi. In ogni campagna elettorale e, in ogni insediamento di Amministrazione attiva le forze politiche che costituiscono la maggioranza presentano un programma di attività e di amministrazione con degli obbiettivi precisi da perseguire nell'ambito del mandato. Il fatto nuovo è costituito dalla programmazione nazionale, cioè dal piano quinquennale che si articola in questo momento nella strutturazione regionale attraverso la discussione nelle varie commissioni regionali le quali per il momento e in questo settore coprono il vuoto delle Regioni non ancora istituite. Nelle commissioni regionali, oltre alla rappresentanza di altre forze economiche e sociali, sono rappresentate le Provincie e i Comuni capoluoghi con oltre trentamila abitanti. Tale presenza testimonia una esigenza fondamentale e cioè quella del coordinamento di tutte le scelte, di tutte le decisioni ai vari livelli di potere: Stato, Regioni (quando ci saranno), Provincie e Comuni. In tal modo, evidentemente, attraverso scelte concordanti e non contrastanti, i vari centri di potere saranno in condizioni di concentrare anziché disperdere le loro energie e la spesa del pubblico denaro potrà dare il massimo rendimento sul piano del progresso economico e civile delle popolazioni. Nel caso dei Comuni, e in quello particolare del Comune di Mantova, deve essere assai rafforzata la capacità e il lavoro di previsione onde ogni programmazione superi il limite di un anno per coprire quanto meno quello di un intero mandato, con metodo meno aleatorio e pressapochista dei programmi politici, ma basato più strettamente su metodi scientifici di indagine che possano far scaturire previsioni molto più attendibili per il passato. Ovviamente, il lavoro di previsione a più lunga prospettiva va fatto anche sulle entrate onde garantire un buon gettito, sia pure entro i limiti di una politica tributaria che non sfugga alle scelte di carattere sociale. Tale opera di previsione degli enti locali maturerà sempre più la coscienza della necessità di una riforma della finanza locale, senza la quale potranno prevedere dei deficit contenuti, ma sempre terribilmente in aumento. In tal senso, penso, si arriverà più presto a mettere ordine negli enti locali, a creare cioè un equilibrio tra compiti dell'Ente Locale ed entrate per farvi fronte; equilibrio che nell'ultimo decennio è stato totalmente sconvolto, e il perdurare dell'attuale situazione lascia prevedere non certo dei miglioramenti ma dei peggioramenti. 2