Prevedere quindi anche le entrate a più lunga distanza, anche se in un piano le entrate possono costituire delle ipotesi più che delle vere previsioni, e le ipotesi dovranno godere di un margine di attendibilità. Quindi ipotesi sul gettito futuro deM'imposta di famiglia, ipotesi sul gettito futuro delle imposte di consumo ecc. ecc. Nel campo della spesa invece il lavoro è relativamente più facile, il terreno è più sicuro, in tutti i settori, pur rimanendo l'interrogativo dell'andamento dei salari e stipendi e del costo dei materiali per i vari servizi. La programmazione delle spese sollecita i Comuni alla ricerca delle soluzioni di minor costo a parità di risultato e sopratutto porterà a fissare una più concreta gradualità delle esigenze da soddisfare di quanto non sia avvenuto sino ad oggi. Ovviamente l'indagine e il lavoro va fatto in tutti i settori: casa, scuola, viabilità, assistenza, servizi sociali, ecc. Ma al di sopra della buona amministrazione che però potremmo chiamare ordinaria amministrazione, stanno le spese per le infrastrutture che possono determinare miglioramenti nella potenzialità economica delle popolazioni e le scelte di reinvestimento dei redditi in nuove fonti di lavoro che diminuiscono, sino ad annullare la disoccupazione. Sulle prime gli Enti Locali ancora hanno un potere di incidere per propria iniziativa (vedi autostrada del Brennero). Sulle seconde può incidere solo lo Stato col suo piano di programmazione, dopo però il vaglio democratico a livello delle commissioni regionali dove gli Enti Locali sia pure a titolo consultivo sono comunque rappresentati. Per passare da un livello comunale ad uno superiore, ritengo sia doveroso una presa di contatto del capoluogo con le rappresentanze amministrative, sociali ed economiche dei comuni vicini. Sarà dapprima solo uno scambio di idee, ma dal quale scaturiranno, ne sono certo, le dimensioni stesse di un comprensorio ove siano omogenee non tanto le attuali condizioni di vita quanto i problemi per il futuro, e sufficientemente dilatato, a mio parere per contenervi un buon tratto dell'asta verticale del Mincio, l'incrocio orizzontale del Po, l'autostrada del Brennero col suo casello mantovano e una certa zona di influenza. Primo contatto dal quale scaturiranno, anche di questo sono certo, comuni direttive per un piano intercomunale mantovano, parendo a me che quello che non è riuscito dieci-dodici anni fa sia più facilmente possibile ora data la attuale maturità delle coscienze su questi problemi. E auspico che l'Amministrazione Provinciale faccia da catalizzatore in questo incontro. Ho parlato di comprensorio mantovano perchè ritengo giusta la ricerca di livelli intermedi dove comuni interessi si fondano meglio, e, naturalmente, non certo per tagliar fuori TI resto della provincia dove penso invece che altri comprensori omogenei possano delinearsi in modo che la provincia di Mantova più organicamente possa rappresentare e discutere i propri interessi nella Commissione Regionale Lombarda. Ricordo che l'iniziativa della Amimnistrazione Comunale di Mantova di creare una zona industriale, sia pur nel territorio del comune Capoluogo, e perciò con istintiva diffidenza iniziale del circondario, abbia finito per creare un patrimonio, a spese del capoluogo, ma estesosi evidentemente, il beneficio, ad una vasta zona attorno ad esso, che ha trattenuto buona parte dell'esodo dalle campagne. Parlare di programmazione per noi significa, pur non volendo svilire il problema, parlare essenzialmente di infrastrutture, cioè di servizi, fra cui primeggia l'organizzazione delle vie di comunicazione, e parlare di creazioni di posti di lavoro, di nuove occasioni di lavoro che evidentemente solo l'industria può dare. Non certo l'agricoltura che per migliorarsi ha bisogno di ulteriormente purgarsi di mano d'opera, e non certo l'attività terziaria per lo meno ora che ha dimostrato larga tendenza ad appesantirsi, proprio nel momento in cui 4 Planimetria dei collegamenti tra Mantova e l’Autostrada del Brennero - Verona - Modena si è affievolito lo sviluppo della zona industriale: pesantezza dell'attività terziaria di cui oggi il capolougo particolarmente soffre. E qui si apre virulento in tutta la sua ampiezza il discorso mantovano nella programmazione della Lombardia, che vanta una forza sociale di sette milioni e mezzo di abitanti e che vanta una potenzialità economica pari a quasi un terzo dell'economia nazionale. Si apre il discorso degli incentivi e disincentivi, incentivi nelle zone sottosviluppate delle stesse regioni del triangolo industriale, oltre a quelle classiche del sud e del Veneto, cosi preciso e dosato nelle parole del Ministro ai Bilancio On. Pieraccini. Si apre per noi il discorso di un certo decentramento neM'interno della Lombardia, di un reinvestimento industriale che è stato pur riconosciuto e che deve essere sanzionato verso il sud agricolo di Mantova e Cremona. lo non credo che siamo campanilisti se auspichiamo un minimo di decentramento industriale nella nostra provincia quando è un fatto inoppugnabile la presenza di zone congestione nel milanese, con il pericolo del prossimo ccngestionamento in zone adiacenti, dove il >enessere potrà essere valutato in termini economici e di occupazione ma non certo in termini di vivere civile. Ci sentiamo dire, è vero, che l'addensamento industriale ha rappresentato e rappresenta il maggior potenziale economico della Lombardia, che il reinvestimento in loco e la germinatone delle industrie in loco ha fatto conseguire i più alti tassi di redditività. Non vogliamo certo negare una realtà di carattere generale, ma ciò che chiediamo è che questi dati che hanno finora prodotto come scelta conseguenziale la germinazione in loco, pur col prezzo della congestione, quei dati siano valutati più esattamente e più profondamente; in definitiva in senso più corretto.