L'analisi ci porterebbe a rilevare che oltre al prezzo della congestione c'è un altro prezzo da pagare che è quello delle infrastrutture che non si fermano alle vie di comunicazione ma si dilatano ai servizi della scuola, della casa, dell'ospedale e che rappresentano un formida bile impegno di denaro pubblico in presenza di grossi movimenti di migrazione interni al nostro paese e che in Lombardia in particolare rappresentano fenomeni di dimensioni tali da sfuggire financo ai controlli. La sostanza, insomma, è che che non si può tener conto nella concentrazione industriale presente, ma soprattutto futura, se se ne accetta la tendenza, della sola redditività mas- sima, senza tener conto anche della spesa pubblica statale provinciale e comunale, delle infra, strutture e dei servizi che le immigrazioni comportano. Qui il discorso si è già spostato sul fenomeno migratorio interno, tipico del nostro tempo, che viene valutato da molti salutare, come una valvola di sicurezza; la libertà di luogo di lavoro, intesa come massima espressione democratica, mentre se si rovescia la medaglia si scopre che nell'esodo delle zone depresse non c'è libertà, ma solo la servitù della ricerca del lavoro. Si pone automaticamente il problema del fissare di più la popolazione sul territorio con un minimo di decentramento industriale, e cioè che anche l'industria vada verso la mano d'opera e non solo la mano d'opera verso l'industria, perchè dato per vero che nel primo caso ci sia un affievolimento della massima redditività, nel secondo caso c'è un costo sociale che non compensa, assai duro da pagare, e sul piano della spesa pubblica, e sul piano del decadimento del vivere civile. lo credo che sia possibile conciliare in un giusto equilibrio queste due tesi che si confi- gurano l'una nel nord industriale, l'altra nel sud agricolo. Un altro discorso che va impostato con urgenza e in coordinamento con le regioni vicine è quello delle risorse idriche padane, elemento di primaria importanza. Da quando a scuola ci hanno fatto studiare il Po e i suoi affluenti numerosi, abbiamo capito che la natura è stata provvida di acque con la vai Padana e abbiamo intuito che l'uomo padano è stato sinora piuttosto incapace ad organizzarle bene. Il problema ci interessa in modo essenziale come mantovani, e ci interessa in tutti i suoi aspetti molteplici di rete padana In questo senso abbiamo detto, credevamo almeno di aver detto una parola definitiva, due anni fa col convegno mantovano inquadrando il problema nei suoi termini nazionali come navigazione fluvio-costiera che colleghi la vai Padana coi porti del meridione, per rimanere nei limiti del nostro Paese. La realtà è che le prime scelte operate pare non escano dalle pastoie del vecchio campanile, suffragate da considerazioni tecniche assai discutibili, come la navigabilità del Po. Col risultato che la navigazione si assesterà sulle caratteristiche di un modesto pescaggio e si arresterà inesorabilmente a Porto Marghera chiudendo più vasti orizzonti e interessi come quelli verso la Jugoslavia e ii meridione italiano. Abbiamo da tempo insistito sulla validità di una intera rete padana, sulla funzione e sulla insostituibilità di un sistema pede montano ad acque chiare, sulla necessità di partire a breve termine col canale navigabile Garda-Mantova. Occorre ricordare inoltre che in fatto di vie d'acqua la dimensione regionale si rivela assolutamente insufficiente e bisognerà arrivare subito ad una dimensione padana, attraverso un serio collegamento e coordinamento fra le varie regioni interessate. Sbaglieremmo, inoltre io penso, se le scelte fossero operate tenendo conto unicamente del problema della navigazione, mentre una corretta impostazione programmatica non può partire che dal problema della miglior utilizzazione delle risorse idriche e per i canali navigabili e per la irrigazione agricola che molto spesso dimentichiamo. 6 A proposito della quale agricoltura penso sia utile considerare come scontato un miglioramento dell'agricoltura mantovana che resterà una componente Insopprimibile della nostra economia. Ma guai a noi se pensassimo che la sola agricoltura possa aprirci autentici nuovi orizzonti capaci di portarci alla massima occupazione, lo spero che la favola della Danimarca come modello su misura per noi mantovani, sia da respingere. Fa invece bene sperare il discorso sugli incentivi e disincentivi del Ministro del Bilancio e le stesse parole del Presidente della Commissione lombarda, Bassetti, nel suo discorso di insediamento della Commissione, laddove parla di nuovi poli di sviluppo industriale che in Lombardia si possono identificare con le zone del Mantovano del Cremonese e della Valtellina, che possono generare nuovi autonomi processi espansivi. Da ultimo una osservazione e un auspicio. Si dice che le commissioni nazionali di programmazione non siano asolutamente sostitutive, nemmeno in via provvisoria, delle Regioni. Questo è esattamente vero. Ed è per questo che io auspico che dalle discussioni di queste commissioni consultive sorga viva, pressante, irrefrenabile un'altra esigenza fondamentale. L'esigenza di un qualcosa di diverso e di insostituibile, non solo, consultivo, ma con ampi settori di potere decisionale: la Regione. LUIGI BRIGATO Sindaco di Mantova