meno importante, di tassare i cittadini in relazione ai loro redditi ed alle loro capacità economiche. Fra qualche tempo, nel quadro della programmazione di tutte le attività comunali, ci riserviamo di ritornare sull’argomento meglio, precisando quelle che sono le necessità di ammodernamento di questo servizio al fine di renderlo idoneo all’espletamento delle funzioni e dei compiti ad esso demandati. Ci si renderà conto quindi, quanto, con a disposizione una legge la cui riforma inutilmente invochiamo da vari anni e con un apparato fiscale insufficiente, sia stato difficile operare nel delicato campo degli accertamenti in presenza anche di un fenomeno che porta i contribuenti ad essersi convinti del dovere di produrre la denuncia annuale dei redditi per le imposte statali ma a dimenticarsi invece di presentare quella all’ufficio tributi per le imposte comunali. Malgrado tutto ciò questi sono i risultati conseguiti dalla Amministrazione in campo fiscale con riguardo alla imposta di famiglia dal 1957 ad 1957 Introito L. 85 milioni 1958 Introito L. 130 milioni 1959 Introito L. 137 milioni 1960 Introito L. 142 milioni 1961 Introito L. 167 milioni 1962 Introito L. 249 milioni 1963 Introito L. 280 milioni 1964 Introito L. 328 milioni 1965 Introito L. 330 milioni Non è stato facile conseguire questi importanti incrementi di gettito specie se si considera che siamo riusciti a mantenere la platea dei contribuenti sulle ottomila partite in rapporto ai diciannovemila nuclei familiari del Comune. '*» * Un altro grosso problema è stato in questi ultimi tre anni affrontato e risolto: quello di portare la franchigia, in due tempi, da L. 270.000 per ogni famiglia a L. 370.000 col risultato di poter oggi dichiarare che siamo riusciti a cancellare più di mille partite di piccoli contribuenti dai ruoli della imposta di famiglia, famiglie queste il cui reddito non supera le 100.000 lire mensili. Questo sforzo è costato circa 35 milioni; e questi 35 milioni sono stati accertati e si stanno riscuotendo a carico di contribuenti a maggior redditi. Come si vede le direttive della nostra azione non sono state rivolte verso i piccoli contribuenti a basso reddito, ma bensì in direzione degli imponibili di un certo valore oltre che condotte contro l’evasione totale o parziale, e ciò per una precisa volontà politica che ha voluto e vuole che l’imposta di famiglia, che è in definitiva l’imposta dell'agiatezza, venga assolta in misura maggiore dai titolari dei redditi più alti. Questa è stata la politica tributaria che la nostra Amministrazione ha attuato e che ha determinato il fenomeno del continuo avvicinamento del gettito dell’imposta di famiglia a quello dell’imposta di consumo che, proprio perchè assolta dalla generalità dei cittadini a qualunque livello di red- 16 dito, noi malvolentieri applichiamo contrari come siamo al vigente sistema tributario. , \ Nostra preoccupazione iniziale è stata quella di fare il possibile per incrementare il gettito attuando una politica fiscale gradualizzata senza provocare squilibri economici fra le varie categorie di contribuenti e nell’ambito di ciascuna di esse. Stabilito infatti che i contribuenti mantovani potevano sopportare un inasprimento fiscale nel campo della imposta di famiglia, ci si è prefissi di raggiungere nel prossimo anno 1966 il gettito globale di 400 milioni in confronto dei 330 milioni a ruolo per il corrente anno 1965. Dove e come reperire tale maggior gettito di 70 milioni? Al fine di operare una indagine seria e approfondita in questa direzione ci si è avvalsi anche della commissione consiliare tributaria, organo consultivo questo da pochi mesi costituito. A questo proposito possiamo affermare che tutte le indicazioni e suggerimenti ricevuti da tale organo consultivo sono stati tenuti presenti sia pure entro i limiti previsti dalle vigenti norme di legge ed in rapporto alle possibilità di indagine conferite all’ufficio, oltre che dalle scarse norme di legge in vigore, dal limitato tempo a disposizione per reperire gli elementi che danno origine alla tassazione. Dalle valutazioni di massima ricevute e dalla volontà di far concorrere al sacrificio tributario globalmente richiesto le categorie di cittadini che più possono sopportarlo, si è giunti all'esame comparato delle varie categorie industriali, commerciali, professionali, artigianali, e redditi di lavoro così da stabilire quali contribuenti potevano essere giustamente oggetto di una revisione dell’imponibile. E’ ovvio, proprio per questo, che non tutti i contribuenti sono stati oggetto di revisione, ma solo, ripetiamo, quelle partite che più davano la sensazione, attraverso l’esame di elementi di fatto, di un aumentato reddito da giustamente accertare. In sede di esame generale, ma solo da ultimo, si sono controllate le posizioni dei redditi provenienti da lavoro subordinato rettificando però soltanto le partite dove l’imponibile era costituito da due o più e quelle dove il titolare dell’unico reddito era da classificarsi fra i funzionari pubblici di un certo livello. A questo proposito tornerà utile precisare che tali imponibili erano fermi dall’anno 1962, epoca questa della ultima grossa revisione generale, e che da allora si era manifestato un notevole incremento dei cespiti che, anche per ragioni perequative, andavano giustamente tassati. I redditi di lavoro provenienti da dipendenti privati sono stati voluta-mente trascurati riservandoci un esame accurato del settore per il prossimo anno in linea principale per gradualizzare la imposizione fiscale e in linea subordinata perchè tali cespiti di lavoro non avevano rivelato un sensibile incremento. La categoria dei commercianti è stata esaminata non senza considerare che, per effetto della particolare situazione economica, pochi contribuenti potevano sopportare il peso di un ulteriore inasprimento fiscale. Con particolare riguardo è stata pure esaminata la categoria degli artigiani così che pochissimi nominativi sono stati presi in considerazione agli effetti di un