Ma il discorso, che partendo dai pitagorici pare risolversi in Platone, trova la sua risoluzione nella logica aristotelica; si svolge concatenato nelle sue diverse opere, trapassando dal-l'una all’altra, come i giudizi si succedono sicuri in un sillogismo. Lo svolgersi del discorso dell’artista si esprime più che con parole, con l’immagine del disegno, tracciato sul muro bianco del suo studio all'Accademia, dai fili d’acciaio delle armature sulle quali le statue saranno costruite. La piccola « kore », sicura nel gesto e nella forma, nel suo atteggiamento compostamente eroico, si oppone ad un piccolo crocefisso del 1300 di legno dipinto; l’opera è sommessa, non si impone come la statua greca. Quello del Cristo è un dire discreto, un modo religioso di sussurrare un sentimento. La precisione delle forme ricercate ed elaborate in equilibrata armonia, non è freddo calcolo, è interna aspirazione a valori spirituali sempre più alti. Il sentimento di intima religiosità dell’opera che narra il martirio e il sacrificio dell’uomo che si spegne, si oppone con la sua carica mistica, alla figura classica piena di vita. Attraverso questi due poli mi pare ruotare, nel suo realizzarsi, l’opera di Viani. Però la sintesi è lontana da ogni eclettismo e da ogni ambiguità formali; i motivi che si possono individuare nell’opera di Viani, sono diventati strumento di approfondimento e di ricerca che si risolve nell’operare continuo e diventa cultura personale. Individuare attraverso le sculture di Viani l’oggetto del suo discorso, non è facile; ma con questo non intendo considerarlo un non figurativo; l’elemento naturale è sempre alla base della sua intuizione estetica, ma la sua raffinata cultura gli dà un valore, un significato non raggiungibili, se non si ripercorre con l’artista il suo iter culturale. Il racconto convenzionale è completamente abbandonato; diventa armonia e misura che si svolgono in piani levigati, i quali si distendono e raccolgono in morbide volute accarezzate con amore dall’artista nel modellarle; ma non si esauriscono nell’opera perchè sempre si ripropongono come un problema per l’opera che verrà. E’ questo un discorso che Viani ha ormai da molto tempo iniziato e che tuttora continua con immutata fecondità. Ciò non deve far pensare ad una produzione svelta e copiosa; la precisione della forma che risolve sensibilmente un sentimento è frutto di un lavoro lento e meditato, e solo la profonda, convinta cultura dell’artista e la costante intuizione poetica possono reggerlo, evitandogli di cadere in un manierismo, che sarebbe estremamente facile quando l’elemento formale è così elaborato ed importante, se non si proponesse una problematica che continuamente si rinnova, espressione genuina della sua fertile vitalità artistica. Ma Viani è un poeta, un artista vitale, ha impostato il suo discorso subito, all’inizio della sua opera, con la precisione dello scienziato si è impadronito, creandoli, dei propri mezzi espressivi, li ha maturati in una ricerca personale, schiva di esibizionismi, li ha affinati in più di vent’anni di lavoro e gli permettono ora un discorso sempre più fecondo, scandito di opera in opera. Il suo creare tende continua-mente al limite, cercando una dimensione assoluta, fuori dello spazio e del tempo convenzionali, protendendosi sempre oltre il motivo particolare, che diventa così il momento di un discorso che oggi, al punto in cui è arrivato Viani, non è risolto, e molto probabilmente si risolverà solo col suo autore. Pertanto la dimensione in cui l’artista si pone con la sua opera, senza nulla concedere al gusto corrente, non è definibile con il nostro linguaggio: le sue sculture lungamente meditate son risolte e vivono in un loro ambiente che continuamente ricreano con la loro presenza, e lo spettatore che si accosta all’opera, se è capace di inserirsi nelle sue dimensioni, viene afferrato e in tale dimensione lui stesso si risolve in un rapimento simile a quello, che si pone all’estremo limite del neoplatonico ritorno all’Essere. Viani mi dice di aver scolpito un solo bassorilievo: il bassorilievo, come un quadro, contrae lo spazio in due dimensioni, che lasciano fuori chi osserva, mentre la statua risolve, in funzione sua, lo spazio che la circonda, subordinando a sè chi la osserva. Nel tendere al limite, la lezione degli antichi si integra con quella dei maestri moderni e Arp, più di altri di cui i critici hanno parlato (Brancusi e Picasso), con la sua esigenza della forma pura, pulita, tanto da diventare una netta sagoma che si staglia su di un fondo piatto, il tutto carico di un proprio dinamismo interiore, Arp, ripeto, è essenziale alla comprensione della genesi dell’opera di Viani. Viani riconosce questa sua filiazione spirituale che lega il suo discorso al Maestro, ma ha anche chiara coscienza deH'originalità della sua opera che, svincolandolo dal Maestro, lo pone accanto a lui: lo spirito mediterraneo della cultura di Viani è quello, che gli permette di esprimere le sue opere con sicura originalità. Suscitando in me una certa sorpresa, l’artista riallaccia la sua preparazione ad un altro grande Maestro, Rodin: « ...II vizio della magniloquenza, malgrado le grandi doti, era anche in Rodin, suggestionato dal titanismo michelangiolesco, incapace di uscirne e trovare una propria misura... » dice il critico Marchiori; Viani non è certo magniloquente nelle sue opere, però nelle