ALBERTO VIANI - Cariatili* - 1952 h m. 1,40 - Gallarla d'Arla Moderna di Roma (Gasso) Gallarla d'Arla Moderna di Venezia (marmo di Carrara) ultime, come « il pastore dell’Essere » del 1964 e « il grande idolo » del 1965, è evidente una grandiosità, direi con Marchiori « titanismo », ma non mai « magniloquente », il che dimostra che, a differenza di Rodin, Viani ha trovato « una propria misura ». C’è nei due artisti, Rodin e Viani, una tensione che definirei eroica e in questo senso Rodin propone a Viani un messaggio, che sarà colto e risolto, ma con un linguaggio misurato ed essenziale, di completa originalità. La tensione che avvertiamo in tutte le opere di Viani, fa sì che queste si presentino in forme compiute: non esiste nell’opera dello scultore la possibilità di isolare un particolare per fcustarlo a sè, e da questo risalire all’insieme dell’opera e viceversa. Non ho mai visto riprodotti particolari di sculture dell'artista, ma queste ci sono sempre state presentate complete, anche se da posizioni diverse: l’opera presenta un discorso talmente completo ,che l’analisi degli elementi che lo compongono, non è possibile, tanto la misura che li unisce è precisa. E così che l’opera di Viani tende al limite e lo raggiunge continuamente con un linguaggio, che vuol essere assoluto in ogni sua opera, senza però mai adagiarsi nel risultato raggiunto, sì che le sue opere più recenti, pur essendo momenti di uno stesso discorso, sono nuove, sono un continuo approfondimento interiore nella ricerca del possesso di quella realtà, che rende l’uomo sempre più libero. Ma la missione dell’artista sarebbe sterile se gli altri non partecipassero alle sue conquiste. Viani, in apparenza staccato dal mondo nel suo aristocratico operare, è invece calato nella civiltà di oggi e ne è uno dei protagonisti. Questo è ben chiaro in lui, che sente la responsabilità della sua funzione verso la società in modo così preciso, che il suo operare si è sempre svolto e si svolge senza compromessi. II gusto del pubblico si forma seguendo l’opera degli artisti, che con la loro sensibilità presentiscono le variazioni della civiltà e indicano la via da seguire. Nel mondo artistico di oggi, in cui le forme si succedono e si accavallano in disordinata e spesso casuale ricerca e in realizzazioni effimere, Viani e la sua opera rappresentano una sicura guida. Viani è un uomo riservato, ma capace di mettere a suo agio chi gli sta vicino, misurato nel parlare, nell’operare, nel trattare, capace di meditare e di svolgere, chiuso in sè, la sua arte fin quando lo crede necessario per arrivare dove vuole, ma semplice e preciso nell’espri- mere i motivi profondi della sua meditazione. I facili guadagni non scuotono l'artista, che mira solo alla sua opera, anche se è la risul- tante di un lento e difficile processo di decantazione. Parlare di Viani e della sua arte con linguaggio tradizionale non è stato facile: le parole possono avvicinare, ricreare una suggestione, ma solo il contatto diretto con l’opera e il suo creatore, e attraverso il loro linguaggio, sarà possibile cogliere il messaggio. L'opera del critico diventa filologia, ricerca di motivi di una espressione perchè riproponendoli allo spettatore, gli diano una completa possibilità di accostarsi ad una opera nuova, che può parere incomunicabile e respingerlo, invece di trasmettergli il suo messaggio. Si può concludere che l’opera dello scultore Viani s. esprime con forme esatte per un’idea precisa, ma non statica: io vedo nelle opere dell'artista una continua tensione di linee nei piani, che seguono con un loro dinamismo la forma, modellando l’opera. La tensione si ripropone nelle opere successive, con discorso non ancora finito, che postula la sua completa realizzazione nella futura problematica, imprevedibile ora, nel suo porsi ed attuarsi, ma non per questo meno reale. La tendenza al limite e l’esclusione del contingente, pongono il fine in un mondo in cui Viani tende, come spinto da « eroico furore » in un processo di continuo superamento di sè e della propria opera. Non mi soffermo a descrivere le forme attraverso le quali si svolge e si concretizza il linguaggio dell'artista, perchè la riproduzione fotografica, pur nel suo statico punto di vista, esprime meglio delle parole l’intento e il risultato. LUIGI FRACCALINI 39