Signor Presidente della Repubblica, la città di Mantova Le porge attraverso le mie parole, il suo deferente e rispettoso saluto. Saluto deferente, ma limpidamente sincero, rispettoso, ma calorosamente sentito. E mi corre l’obbligo di sottolineare la intima, profonda soddisfazione della gente mantovana per la Sua prima visita nella nostra città. Ella, Signor Presidente della Repubblica, è quasi al termine del Suo ideale pellegrinaggio attraverso le terre lombarde e venete che conobbero, cento anni or sono, il riscatto dal giogo austriaco e l’unione al Regno d'Italia. Mantova, nel quadro storico di un secolo fa, nel 1866, non offre alcun fatto cruento, alcuno di quegli atti di rivolta negli ultimi giorni di una dominazione che tramonta. Tuttavia nessun plebiscito fu veramente plebiscito come quello di Mantova, di quella generazione dei nostri antenati, lentamente maturato nei duri anni 50 del secolo scorso '52-'53 fino al '58, gli anni delle oscure carceri del castello, per i suoi figli migliori, delle tristi forche di Belfiore! Il saluto del Sindaco PER IL CENTENARIO DELL’UNIONE DI MANTOVA AL REGNO D’ITALIA LA VISITA DEL PRESIDENTE SARAGAT 25 - 26 marzo 19G6 Plebiscito maturato nella delusione del '59: la profonda delusione per la nostra provincia spaccata in due e la stessa città ancora sotto la dominazione austriaca. Pareva che tante battaglie e tante vittorie fossero state inutili. Pareva che tanti giovani sui nostri campi di Solferino e S. Martino fossero morti invano. Arrivò il '66 anche per i mantovani, in apparenza tranquillo, in realtà attraverso questo calvario. i E se Mantova si considera anch’essa, e a buona ragione, culla del Risorgimento italiano, non lo diciamo solo noi mantovani; lo dice quell'ara di Belfiore cui Ella, Signor Presidente della Repubblica, si degna dedicare, prima della Sua partenza, una breve visita. » Cento anni quindi di nostra appartenenza allo Stato italiano. Cento anni di evoluzione, di progresso, di civiltà di storia del nostro Paese. Oso affermare che questi cento anni i mantovani li hanno spesi bene. Le è certamente noto, Signor Presidente della Repubblica, il contributo dei mantovani alla causa della libertà e della democrazia. Riempiono la fine del secolo le grandi lotte per l’emancipazione nelle campagne. Il grido « la boje » dal Polesine rieccheggia nel mantovano. Lotte, si!, per pochi centesimi di salario giornaliero, ma soprattutto per il riscatto quotidiano della dignità del cittadino. Chi non ricorda le prime società di mutuo soccorso, la prima lega di resistenza a S. Rocco, il sorgere del movimento cooperativo! Così pure il primo quarto del secolo nostro, ha visto i mantovani impegnati per le pubbliche amministrazioni, per la partecipazione popolare alla direzione democratica della cosa pubblica, in cui essi vedevano la formula più corretta e più moderna del vivere collettivo. Anche il fascismo per Mantova non fu parentesi di un ventennio, ma ancora lotta di contrasto contro il regime di violenza, fatta di tanti singoli sacrifici