Il giudizio del Gruppo consiliare comunista è che, con il Piano Quadriennale, la Giunta di centro-sinistra non ha certamente presentato al Consiglio Comunale un piano di progr; turnazione. La stessa impostazione metodologica che è stata seguita testimonia, se non l’intenzione della Giunta di non fare della programmazione, almeno la confusione di idee che la maggioranza di centro-sinistra ha al riguardo, in quanto tale impostazione è addirittura rovesciata rispetto allo stesso Piano Pierracini, che aveva ritenuto di porre le sue premesse nelle finalità, per stabilire poi gli obbiettivi e arrivare infine alla ricerca delle risorse. II Piano della Giunta è partito, al contrario, dalle entrate. Una partenza sbagliata non può certo dare risultati migliori, ma è certo che le ragioni per cui il piano della Giunta non può essere considerato un piano di programmazione stanno in ben altre considerazioni. Geom. GIANNI LUI Ed allora? Se le possibilità finanziarie sono quelle che sono, se non è disatteso l’obbligo di contenere il disavanzo, se le possibilità di contrarre altri mutui sono limitate, noi continuiamo a sognare? Avete previsto un incremento di 320 milioni di tributi, ed altri incrementi per un totale di 370 milioni e non vi tedierò dimostrandovi quanto rosea e quindi irrealizzabile sia tanta parte di codeste previsioni. Avete rettamente detto che la potenzialità finanziaria del Comune regola l’attuazione di un piano realistico e che questa non può prescindere dalla capacità contributiva della collettività. E per l’imposta di famiglia, tributo tanto caro alle Amministrazioni di sinistra e di centro sinistra perchè simbolo, voi dite, dell’autonomia comunale e strumento, noi diciamo, di attività politica, avete previsto un maggior gettito nel quadriennio di 195 milioni. Su che fondate questa speranza di costante aumento del gettito nel quadriennio? Su che fondate la speranza di giungere nel 1969 ad un gettito di 500 milioni per questa imposta? Appare anche a voi « ambizioso » il traguardo dei 500 milioni, ma fidate in una macchina che si sarebbe messa in moto per perfezionare la ricerca degli evasori totali e parziali, fidate nella Anagrafe Tributaria, strumento inutile per la raccolta dei dati solo nell’ambito della Città, fidate nella conoscenza che il cittadino mantovano non è afffatto un cattivo contribuente. Appun'o perchè è un ottimo contribuente, che dà alla sua Città più volentieri di quanto dà allo Stato, il cittadino mantovano ha già dato tutto quanto poteva in rapporto ai redditi conseguiti. Un aumento di 195 milioni di gettito, del 70% circa del gettito attuale, come, da chi, potrà essere dato? Quella capacità contributiva della collettività di cui avete parlato credete proprio che sopporti un aumento tanto rilevante? Ed allora se problematiche sono queste maggiori entrate che avete previste e per le quali avete previste le maggiori spese, se la situazione finanziaria del Comune è quella che è, se il disavanzo va ridotto e non accresciuto, se limitate sono le possibilità di contrarre altri mutui, il mio giudizio, che anche il vostro piano quadriennale è un libro di sogni, è da confermare. E noi liberali non vogliamo sogni, non vogliamo giudicare i vostri sogni. Desideriamo stare e restare nel concreto e giudicare la vostra opera, Signori della Giunta, a seconda le proposte concrete che ci presenterete, in base ad un programma annuale che è dalla legge prescritto e che si definisce Bilancio di previsione. Discuteremo di anno in anno e delle entrate che avrete previste e delle spese che avrete previste e riteniamo quindi del tutto vano discutere di un programma quadriennale quando, giunti a fine giugno 1966 ed al primo semestre del 1966 del tutto trascorso, non siamo ancora in grado di discutere del vostro programma per il 1966. Continuiamo a sognare quello che si pensa di fare nei quattro anni a venire, impieghiamo il nostro tempo a discutere di programma se ed in quanto realizzabile nei prossimi quattro anni e non troviamo tempo e mo lo di discutere dell’unico vero programma di immediata attuazione che è il Bilancio 1966. Ed è per quella che noi riteniamo inutilità della discussione di un programma quadriennale che noi liberali non abbiamo partecipato ai lavori della Commissione Consiliare, è per cotesta inutilità della discussione di un programma quadriennale che noi liberali ci disin le-resseremo di tale discussione. La prima, di carattere generale, deriva dalla constatazione che l’origine degli squilibri e delle alterazioni esistenti nella nostra società dipendono dal dominio esercitato dai monopoli nella economia italiana e dalla loro espansione e che è quindi questo il primo ostacolo da superare e da eliminare. Pur programmando a livello locale, la convinzione o meno di questa affermazione porta alle conseguenti scelte politico-amministrative. La seconda considerazione parte dal fatto che essendo i Comuni importanti pilastri della economia nazionale, ad essi deve essere assegnata una presenza non subalterna e non marginale nella programmazione. In altre parole non si tratta di razionalizzare gli interventi del potere pubblico o di rendere efficiente la spesa del potere locale, esistono anche tali problemi, ma essi non possono essere disarticolati dalle scelte politiche che orientano le finalità e gli obbiettivi che si vogliono perseguire. Diversamente, la « programmazione » serve solo per applicare lo schema di sviluppo imposto dal potere centrale, il quale può anche stabilire che per le sue scelte il problema dei laghi di Mantova non rientra nelle spese prioritarie, ma la stessa cosa non la possono certo dire gli amministratori mantovani. Sul piano comunale quindi il problema politico e politico-amministrativo dell’Ente Locale è quello di adeguare i mezzi di cui dispone ai bisogni della collettività cui assolvere. Terza considerazione, ma non certamente l’ultima, è che una corretta programmazione non può essere autonoma ed autosufficiente, non può cioè essere definita nel ristretto ambito di un piano comunale. La sua connessione e il suo coordinamento ad un più ampio contesto territoriale, economico e sociale diventa elemento essenziale se non si vuol cadere nel municipalismo e se non si vuol perdere la funzone obbiettiva che la città ha e deve avere nel suo comprensorio. Il Comune non deve porsi in alternativa (ma chi lo pensa?!) ai disegni dello Stato e della Regione, ma il Comune può dare maggiore forza allo sviluppo economico che vuole raggiungere se arriva a Piani territoriali a livello comprensoriale. A queste fondamentali premesse il Piano che la Giunta di centro-sinistra ci sottopone è sfuggito completamente e non certo per dimenticanza, ma per scelta politica: una scelta di disimpegno da una programmazione democratica di sviluppo economico e sociale della città, e della sua provincia. Mantova, nel passato, il suo ruolo di Comune capoluogo della provincia lo ha saputo esercitare, ora non più. Un piano di programmazione prende le mosse dalla valutazione dei bisogni e delle esigenze della collettività, richiede un impegno politico per sostenere e realizzare le finalità adottate o ipotizzate e determina anche i modi e i punti di arrivo dello sviluppo e delle soluzioni indicate. Tn altri termini, affronta i problemi dell’avvenire della comunità. Secondo noi questo non è contenuto nel Piano che la Giunta intende adottare per lo sviluppo di Mantova nei prossimi quattro anni. Il Piano non dice infatti cosa può e cosa deve diventare Mantova in questo stesso periodo non dice quali esigenze devono prevalere nel processo di sviluppo della città, malgrado sia dalle risposte date a Questi interrogativi che dipendono le scelte da adottarsi. Sarebbe già stato interessante sapere dalla Giunta cosa cambierebbe nelle condizioni sociali ed economiche della città, se anche il piano quadriennale si realizzasse compiutamente, perchè da tutta la sua lettura non salta fuori la soluzione di nessun grosso problema (vedi laghi, ¡ognature, occupazione, casa, ecc.) nè la denuncia dello stato di arretratezza a cui Mantova, ' °n la sua provincia, è costretta da una fallimentare politica che ha troppo spesso visto prese a Roma le decisioni che interessano Mantova. _ ____ E’ la rinuncia a portare avanti una volontà politica autonoma, che rivendichi, in collegamento con la programmazione regionale, il diritto di Manlova a non essere tagliata fuori da tigni processo di sviluppo, l’elemento più negativo di tutta l’azione passata della Giunta c che nel piano quadriennale trova riconferma per il futuro. Ogni volta1 che in Consiglio Comunale abbiamo sollevato o suggerito un problema la Giunta ci ha sempre risposto che la soluzione avrebbe trovato posto nel piano quadriennale. Oggi, leggendo il Piano, possiamo dite che tutto quello che doveva esserci manca e che Mantova tende ancora una volta a porsi in posizione subalterna a quelle forze moderate che nella Regione hanno relegato Mantova a serbatoio in cui « pompare mano d'opera per i centri supcrindustrializzati ». Se pensiamo poi alla malaugurata ipotesi che il Piano Pierracini dovesse passare, le previsioni sono, come ebbe modo di concludere realisticamente il dott. Allione dell’ILSES nella