sua recente conferenza, che « l'area di Mantova dovrebbe registrare uno squilibrio tra espul- sione dell’agricoltura e assorbimento nelle altre attività ». Di fronte alla notevole discordanza tra quello che il Piano Pierracini riserva per Mantova e quello di cui Mantova ha assolutamente bisogno, si pone il problema del ruolo che Mantova deve giocare nella programmazione regionale e quello per cui devono battersi i nostri Amministratori. Le istanze di Mantova non possono essere appagate soltanto con le infrastrutture ; il momento decisionale sono gli investimenti industriali, poi vengono le infrastrutture, queste da sole non hanno mai portato le industrie. Se Mantova ha le forze capaci di ottenere che gli investimenti previsti dalla programma zione nazionale una parte dirottino per la nostra provincia, allora si potrà pensare che le infrastrutture faciliteranno la ripresa e il riequilibrio sociale, diversamente, l’autostrada de! Brennero non appagherà nè i bisogni della città (che non sono solo quelli della occupazione), nè quelli più grossi della provincia. Sfuggire nel piano quadriennale a questi impegni e a questa realtà, significa rinviare ó altri 10 anni la soluzione dei problemi più urgenti della città, che sinteticamente possono essere così espressi : — superamento degli squilibri tra città e campagna, — sviluppo della zona industriale a livello comprensoriale al lavoro per la città e la provincia, — soluzione dei problemi inerenti alla corretta esecuzione di una zona annonaria, — risanamento igienico dei laghi e costruzione delle fognature, ciò almeno inteso come azione di pressione verso il Governo, — problema della casa, — studio ed esecuzione di un piano territoriale a livello comprensoriale, — azione programmatoria coordinata tra Comune, Provincia ed Enti minori in collegamento con una programmazione regionale tale che salvaguardi i bisogni di Mantova. Tutto questo nel Piano della Giunta di centro-sinistra manca, per questo il giudizio dei comunisti è negativo. La fotografia che esce di Mantova al termine dei quattro anni è la stessa di oggi con la aggravante che i problemi vecchi saranno peggiorati e quelli nuovi non troveranno una solida base di partenza per la loro soluzione. fine di creare nuove fonti d! Prof. ACHILLE FINZI P.SA.U.P. Il prof. ACHILLE FINZI (PSIUP) dopo una premessa atta a dimostrare tutta la validità di una politica di programmazione democratica, quale strumento antimonopolistico, proprio alla luce della situazione economica attuale, afferma che tale programmazione presuppone ura presenza autonoma e non subalterna degli Enti Locali in tutte le fasi dell'elaborazione e della attuazione. Solo cosi essa diviene elemento fondamentale per assicurare la ripresa e la stabilità dello sviluppo economico e sociale. Ma attualmente gli Enti Locali sono ben lungi dall’avere quelle condizioni di potere e di autonomia indispensabili perchè ciò possa attuarsi : manca sopr; tutto una sufficiente autonomia amministrativa e finanziaria degli Enti stessi. E a tal fine l’Ente Locale, cellula prima di organizzazione della società, deve portare avanti una battagl i politica per la riforma della Finanza Locale e per rivendicare la realizzazione delle altre riforme (regioni, legge urbanistica, enti di sviluppo, etc.) che sono condizioni indispensabili per dare ordine e senso ad una programmazione. Da questa analisi, dichiara il prof. Finzi, discende una constatazione: che le linee programmatiche quadriennali presentate dalla Giunta sono solo una elencazione di manchevolezze e un tentativo, gran parte del quale resterà sulla carta, di porvi rimedio, senza che vi sia un'ampia prospettiva: può al massimo essere considerato un piano di attività fine a se stesso e non piattaforma programmatica per successivi e più impegnativi piani futuri. E ciò per due motivi: innanzittutto per la mancanza degli strumenti sopra ricordati ed in secondo luogo per la impostazione politica della formula di centro-sinistra che, non facendo proprie le istanze popolari (ed in ciò la colpa più grave è del P.S.I.) non è in grado di proporre nulla di con- creto, nulla che possa realmente identificarsi con una programmazione democratica e progressista, atta quindi ad aprire la strada al realizzarsi di una nuova società quale noi la vogliamo e cioè più libera e più giusta. Dopo questa critica di natura politica, il prof. Finzi, esamina alcuni aspetti esposti dal piano di programmazione, facendo innanzitutto una constatazione soddisfacente ed amara ad un tempo: nel piano si notano molte tavole dovute allo studio spesso accurato dei problemi he stanno alla base di un qualsiasi piano di attività, come l'incremento della popolazione e dei ragazzi in età scolare e viene prospettata la necessità di un censimento delle case malsane. E ciò è soddisfacente perchè solo così potranno essere affrontati seriamente i problemi connessi (case, scuole, ecc.); ma allora perchè, si chiede il prof. Finzi, quando un anno fa egli stesso chiese che venissero attuati gli stessi identici studi, gli venne risposto che ciò non era possibile o che perlomeno sarebbe stato un inutile perditempo? Questo è un esempio di faziosità dannosa e di metodo antidemocratico della Giunta che si ritiene in dovere di dire sempre di no alle minoranze anche quando queste danno consigli incontestabilmente validi. Perchè se è vero che da parte nostra siamo qui per dire no risolutamente alla vostra formula politica, siamo soprattutto qui per portare il nostro modestissimo contributo per il miglioramento delle condizioni di vita dei vostri concittadini. La Giunta invece antepone troppo spesso come dicevamo la faziosità, all’interesse della comunità cittadina. Entrando poi ad esaminare i singoli capitoli del piano, il rappresentante del PSIUP si sofferma su quello delle entrate sostenendo che non si deve, come fa la Giunta, prefigurarsi d; anno in anno, il raddoppiamento di un determinato aumento globale delle imposte di famiglia, il che fatalmente porta come è avvenuto anche ultimamente, a sempre maggiori sperequazioni, mentre è necessario fare esattamente il contrario: perequare e attraverso la perequazione introitare ciò che i contribuenti mantovani possono in realtà dare. Solo questo è il sistema per raggiungere una giustizia tributaria che consenta cioè di r imentare sempre più le esenzioni fiscali per i contribuenti a reddito più basso e soddisfare le legittime aspirazioni degli altri cittadini che non chiedono di non pagare le imposte, ma di pagarle tutti in modo realmente proporzionale ai singoli redditi. Dopo aver accennato criticamente al problema delPedilizia scolastica il prof. Finzi, senza entrare in particolari tecnici, afferma che la questione dei laghi « è e rimarrà una vergogna per i nostri amministratori e per il nostro governo » come era scritto in un articolo della Gazzetta di Mantova a firma G.A.. E si dichiara d'accordo anche con l’articolista che scrive che « evidentemente manca la volontà, l’iniziativa o meglio la costanza deH’iniziativa » degli ;> ¡nministratori e dei parlamentari mantovani. In particolare ricorda che i parlamentari di maggioranza hanno sempre rifiutato e ancora rifiutano di portare avanti assieme a quelli comunisti, solo perchè tali, un progetto di legge sul problema dei laghi già da questi ultimi predisposto da oltre un anno e tuttora modifica-bile purché venga da tutti firmato ed approvato, onde dimostrare come questo problema vada ai di là della divisione partitica, ma sia invece da tutta la cittadinanza ritenuto di tale gravità da dover immediatamente essere affrontato e risolto. Ciò ha addirittura del grottesco, dimostra a che punto arrivi la faziosità della maggioranza. Sulla cultura il prof. Finzi si dichiara in completo disaccordo con quanto proposto dalla Giunta poiché ritiene che il Comune debba essere lui stesso promotore di iniziative stabili e concrete e non solo incoraggiatore di iniziative altrui, slegate e a volte contradditorie, se si mole che i cittadini mantovani escano da questo stato di assoluto abbandono e se si vuole che Mantova cessi di essere, per quanto riguarda la cultura, zona tanto depressa. Per quanto concerne l’azienda Acqua Gas, il prof. Finzi ritiene di poter indicare due concetti di ordine generale : 1) che il Comune non deve temere di investire capitali in questa azienda perchè solo spendendo, e bene, come per ogni altro tipo di industria, pubblica o privata, si può renderla efficiente e redditizia; 2) occorre programmare anzi tempo lo sviluppo edilizio per permettere all'azienda di fare a sua volta i piani di sviluppo della propria rete di erogazione, con evidente enorme risparmio nei confronti di quel che avviene attualmente, costretta com’è a correr dietro con le tubature alle costruzioni che sorgono qua e là disordinatamente. Sul problema della casa il prof. Finzi sostiene che il Comune, mediante la legge 167, deve concentrare i suoi sforzi nell’operazione di giro per l’acquisizione di aree e nelle urbanizzazioni e dovrà pretendere che Enti statali o cooperative edilizie mantengano l'impegno di costruire esclusivamente nell’ambito del piano della suddetta legge. Solo con l’intervento pubblico si