IL BILANCIO DI PREVISIONE PER IL 1966 Onorevoli Consiglieri, il bilancio che la Giunta vi presenta in stagione indubbiamente avanzata è il frutto e la conseguenza di quella programmazione quadriennale, la cui elaborazione e la cui discussione hanno comportato mesi di lavoro impegnativo. Se da una parte giungiamo con un certo ritardo al bilancio ’66, ritardo che non avrà motivo di ripetersi negli anni futuri, a questo bilancio arriviamo anche con un bagaglio di cognizioni, di idee, di metodo, che, riteniamo, compensi largamente il tempo impiegato. Un bagaglio soprattutto di metodologia nuova che ci permette di inquadrare le previsioni annuali in un ben più vasto orizzonte di impegni e di possibilità e di operare le scelte con ben maggior respiro, togliendole dalla discussione e dalla polemica spesso contingente per porle al centro di un contesto, più vasto e completo che assicura ad ogni problema le sue giuste dimensioni. Certo il bilancio non parte, per questo, dall’anno zero e accanto alle cose nuove, a quella parte della programmazione quadriennale che la Giunta vi propone per il primo anno, c’è il peso degli ultimi venti anni di storia amministrativa, che rappresentano il costo della ricostruzione, il costo dei nuovi livelli raggiunti sul piano delle nuove esigenze civili e sociali che si sono affacciate. Cose nuove, accanto al peso delle vecchie, al gravame dei mutui e degli interessi passivi. Le cose nuove parlano di altri livelli civili e sociali da raggiungere nei vari settori. Le cose vecchie raccontano più chiaramente di ieri del mancato equilibrio fra funzioni e possibilità degli Enti Locali, talché il discorso sulla finanza locale, sulla legge comunale e provinciale, e sulle relative riforme, urge ormai indifferibilmente. Questo scorcio del '66 trova inoltre impegnata l’attività comunale in un lavoro ponderoso per la preparazione del bilancio 1967 secondo i nuovi indirizzi dati dai recenti decreti per la formazione dei bilanci comunali. E' un lavoro che ormai incombe anche se riguarda il bilancio '67, anche perchè comporta la completa rielaborazione dei due bilanci precedenti, cioè ’65 e ’66. la relazione del Sindaco Diciamo subito che le innovazioni introdotte sono numerose e profonde, e ricalcano nelle line essenziali, quelle del bilancio dello Stato al quale la struttura dei nostri bilanci deve adeguarsi per ovvi motivi di coordinamento: per l’esigenza cioè di comporre, con dati omogenei il vasto bilancio economico nazionale. Del tutto nuova quindi la classificazione delle entrate e delle spese, che rivoluziona i modelli tradizionali dei nostri bilanci. Per le entrate viene accentuata la distinzione delle fonti di provenienza. Per la spesa, una netta distinzione fra quelle riguardanti il mantenimento e il funzionamento della grande macchina comunale, e quelle di investimento in conto capitale. Non si può disconoscere, in questa nuova classificazione, gli aspetti indubbiamente positivi: Sarà possibile rilevare gli elementi necessari per inserire le componenti attive e passive dei bilanci locali in quello economico nazionale. La classificazione permetterà di configurare in tutta la poliedricità dei suoi termini il contenuto economico sociale del bilancio, e offrirà elementi conoscitivi di primaria importanza sulla composizione della spesa, in relazione ai diversi campi di attività in cui operano i vari Enti Pubblici. Esistono anche aspetti negativi, in parte probabilmente eliminabili, e che meriteranno attenta riflessione. Ma anche questa rivoluzione nei moduli di bilancio e nella classificazione di entrate e di spese, che certamente avremo occasione di discutere in altro momento, costituisce un fatto particolare che si inquadra in una situazione più generale, e ne sottolinea maggiormente l’urgenza e la gravità. E' la storia di un secolo di travaglio di vita amministrativa locale che parte dalla legislazione comunale e provinciale del 1865 per arrivare alla recente sentenza della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale l’art. 25 della legge sull’imposta per l’incremento del valore delle aree fabbricabili, le cui conseguenze non siamo ancora in grado di valutare fino in fondo. 3