la relazione del Sindaco Già da un secolo fa i mezzi assegnati ai bilanci degli Enti Locali si dimostrarono insufficienti. Lo Stato davanti al problema di difficili situazioni ereditate, per salvare la propria finanza inaugurò il sistema di accollare agli Enti Locali oneri caratteristici del proprio bilancio. Se pur le circostanze di allora potevano in parte giustificare tale politica, la finanza locale si avviò verso uno stato di squilibrio per le risorse troppo limitate nei confronti del ritmo di aumento delle spese. Nel corso di un secolo a decine e decine si contano i progetti di riforma della finanza locale. Ce ne uno della fine del secolo scorso che potrebbe essere rispolverato oggi, e che dovette attendere mezzo secolo per trovare una molto parziale applicazione nella legge del luglio '52. Ma i benefici, peraltro di portata limitata, furono successivamente annullati o distorti dalle cosidette piccole riforme del dicembre ’59 e del settembre ’60, che portarono alla soppressione dei tributi come quella sul vino e ad ulteriori oneri comunali senza sufficiente partecipazione a tributi erariali. E’ tempo di dire che il facile sistema delle leggine non risolve nulla e che siamo in attesa di una riforma completa della finanza locale atta a risolvere in concreto i nostri problemi gravi e complessi. Dal ’59 al '64 la situazione si è aggravata notevolmente. Dalla relazione pubblicata dal governo sull’economia del Paese di due anni fa, in tale periodo (’59-’64) le spese degli enti locali denunciano un aumento del 110% contro un aumento delle entrate solo del 75%. Negli ultimi anni il peggioramento si è accentuato poiché alle cause di origine storico-politico (ordinamento statuale accentuato, permanenza di una legislazione arcaica, contraria ai principi costituzionali, rapporti governo-enti locali e sistema finanziario) si sono aggiunte quelle determinate dal tipo di sviluppo assunto dall’economia italiana che ha condizionato la finanza locale, accollando ai comuni costi sociali, e incrementando le loro spese di consumi pubblici collettivi. Ricordiamo alcune esigenze che costtiuiscono le premesse e i cardini di una riforma. Determinazione precisa dei compiti e delle funzioni dei Comuni in modo che ne discenda una altrettanto chiara e precisa competenza passiva delle spese. All’affidamento ai Comuni di taluni statali o generali devono corrispondere i mezzi di entrata. Abolizione della distinzione fra spese obbligatorie e facoltative. Revisione dei criteri di riparto delle compartecipazioni dei Comuni al provento dei tributi erariali con esatta determinazione degli oneri che lo Stato ha trasferito ai Comuni. Istituzione immediata del riparto della tassa di circolazione autoveicoli che da sola dimezzerebbe l’attuale deficit del nostro Comune e darebbe una prospettiva alle aziende municipalizzate e provincializzate dei trasporti, con un giusto trasferimento di mezzi di finanziamento dal settore privato al 4 la relazione del Sindaco settore pubblico, dove la crisi ha raggiunto dimensioni eccezionali e insostenibili. Semplificazione del contenzioso fiscale onde giungere più rapidamente ai ruoli definitivi. Riordinamento delle imposte di consumo adeguandole alla nuova tecnica produttiva. Semplificazione delle procedure di versamento di quanto lo Stato deve ai Comuni per addizionali e compartecipazioni. Indennizzo ai Comuni per le esenzioni dei tributi comunali decise dal Parlamento. Compressione del costo del danaro di cui la comunità abbisogna, favorendo la unificazione e la trasformazione degli attuali mutui in corso di estinzione a tassi nettamente inferiori. Tutto questo porta ad una considerazione : ben diverso sarebbe il deficit che anche quest’anno vi presentiamo, un deficit che si aggira sulle cifre precedenti, e che potrebbe anche essere un pareggio se gli interessi sui nostri mutui fossero al tasso di favore che pratica la Cassa Depositi e Prestiti, se lo Stato rispettasse i suoi impegni, se le cose che da anni andiamo chiedendo avessero trovato nella auspicata riforma della finanza locale una accettazione, non sul piano teorico e velleitario ma secondo giustizia ed equità. D’altra parte il quadro che noi abbiamo posto troverà presto conferma. In ottobre il congresso nazionale dell’Associazione dei Comuni Italiani a Salerno rinnoverà con forza all’attenzione del Parlamento e del Governo la situazione insostenibile degli Enti Locali e del problema si parlerà molto. Quanto a noi, in attesa della riforma, non rinunciamo affatto al nostro piano quadriennale che viene acquisito agli atti di questo bilancio. Questo bilancio ne contiene una buona parte. Nel settore delle entrate a metà dell’esercizio possiamo dire che le previsioni sono puntualmente rispettate. In particolare nella imposta di famiglia e nell’imposta di consumo, nonostante lo scetticismo e l’incredulità di qualche settore del Consiglio comunale che ha ritenuto di votare contro il Piano. Si raggiungono gli obbiettivi dell’imposta di famiglia, non vengono superati gli obbiettivi dell’imposta di consumo. Nel settore delle spese naturalmente ricordiamo qui la parte nuova, la parte che si riferisce al piano quadriennale, trascurando gli articoli di spesa che restano pressoché invariati rispetto ai bilanci precedenti. E’ in corso al rinnovata richiesta di contributo sulla legge « 181 » per un lotto di pavimentazioni stradali in parte di vie di scorrimento cittadine e in parte residenziali. Nel bilancio è inserito il mutuo di 170 milioni e quanto prima verranno presentati al Consiglio i progetti definitivi di pari importo. Le strade sono le seguenti: Vie di scorrimento: Via G. Romano - Via Chiassi - Via Fernelli - P.zza d’Arco 5