Il Cons. Prof. FINZI afferma che dopo la lunga discussione sul piano di programmazione quadriennale, sul bilancio poco vi sia da dire. Rileva però l’inadeguatezza del gettito per l’imposta di famiglia nei confronti di quelle di consumo, in quanto le seconde danno un gettito pressoché doppio della prima. Emerge dal bilancio che su 7 miliardi circa di entrata appena 430 milioni sono dati dall’imposta di famiglia. Osserva poi che il bilancio è troppo rigido e rileva il malvezzo di iscrivere a bilancio spese che non hanno copertura finanziaria o meglio spese per progetti non ancora approvati per opere da finanziarsi con mutui non ancora assunti o con contributi statali non ancora ottenuti. Talvolta la spesa per opera viene finanziata con il provento di alienazioni patrimoniali non ancora attuate. La rigidità del bilancio appare dagli ingenti oneri per interessi passivi e per anticipazioni di tesoreria e per anticipazioni speciali. Simile situazione non può consentire certo il concretarsi della programmazione. Riconosce che nella relazione della Giunta Municipale è stato affrontato con responsa bilità il problema della finanza locale, affermando che la scarsa autonomia degli Enti Locali e la situazione del deficit degli stessi servono allo Stato con il pretesto del contenimento della pubblica spesa per ingerirsi sulle gestioni degli Enti locali stessi. Osserva che i socialisti si trovano nella difficile situazione di dover combattere la democrazia accentratrice e totalitaria del Governo. Suggerisce gli espedienti che a suo avviso potrebbero essere adottati per una efficace riforma della Finanza Locale. Ritiene che gli obiettivi che si devono perseguire per una giusta politica, devono concretare una incisione sulle aliquote, definire i compiti del Comune e soprattutto abolire l'assurda dstinzione fra spese obbligatorie e facoltative. Ritiene che il Comune debba costituire strumento di mobilitazione popolare e di pressione politica per una chiara linea di azione econcmica e non debba, come propone la Giunta Municipale di centro-sinistra, predisporre da sè tagli rassegnandosi alle direttive del Governo. A conclusione, afferma che le previsioni di bilancio dimostrano che molto di quanto è nel piano di programmazione viene a cadere. Il Cons. Avv. MAGNANI, confrontando la relazione della Giunta Municipale al bilancio 1966 con quella al bilancio 1965 osserva che se lo scorso anno nella relazione ò stato detto troppo quest’anno è detto poco. Paragona materialmente le due relazioni compiacendosi sul carattere più amministrativo della relazione del corrente anno. Trova negativo comunque il contenuto della relazione. Rileva che il dissesto degli Enti Locali è un fatto e che se l’impossibilità della Cassa DD.PP. di concedere mutui ai Comuni può essere colpa del governo, le amministrazioni locali non hanno meno responsabilità per la deformazione delle assunzioni che hanno compoi lato un ingigantimento dell'apparato burocratico e per la tendenza invalsa di entrare nell esercizio di attività estranee ai compiti d’istituto anche per la mancanza di capacità tecnica. Ricorda quanto ebbe ad affermare il Sindaco circa sicuri finanziamenti al Comune di Mantova da parte della Deutsche Bank, avvenimento avversato dal proprio Gruppo fin da allora e quindi sfumato. Dichiara poi che fino a quando non si reperiranno nuove entrate è folle cosa la politica della spesa e rileva che non tutti i Comuni sono in situazione deficitaria. Continuare ad accumulare debiti non è certo cosa corretta. Fa presente che la programmazione quadriennale così come attuata dalla Giunta Municipale è a senso unico e non prevede di contenere la spesa pubblica nei limiti delle possibilità consentite dalle entrate. Reclama il contenimento della spesa con il blocco nelle assunzioni del personale anche se sia necessaria la sistemazione di quello avventizio, tralasciando il sistema delle assunzioni per interferenze politiche, e con l’attuazione della politica della lesina anche per spese 1 poco conto. Osserva che il gettito del patrimonio è esiguo rispetto alle spese della sua manutenzione, quindi raccomanda l’incremento degli introiti per fitti, la diminuzione delle spes di rappresentanza anche in relazione a quella degli automezzi a disposizione. Altresì esige 1111 controllo costante sulle agevolazioni industriali, sulle spese per controversie e sulle spese Pe gli stabilimenti speciali e sulla azienda municipalizzata. Concludendo, conferma il voto contrario del proprio Gruppo ed auspica che per l’avvenire la presentazione del bilancio avvenga nei termini di legge e non ad esercizio quasi ultima Dice il Cons. BELLELI: « Da alcun tempo si ripete con una certa frequenza ed in diverse circostanze che la disfunzione degli Enti locali la si deve ricercare nell’insufficienza e negli anacronismi delle leggi vigenti. E' questa, una vecchia storia, monotonamente ripetuta, una lamentela contro la pretesa e mal sopportata invadenza dei poteri centrali che minerebbe l’autonomia comunale. Secondo il nostro parere, a parte il fatto che l’eventuale carenza andrebbe addebitata ai detentori del potere in questo « ventennio » democratico, la prima e più urgente riforma da operare sarebbe quella di un ridimensionamento della costante e crescente e non sempre legittima interferenza demagogica esercitata dalla partitocrazia dominante che ha costretto e costringe lo Stato c gli Enti periferici ad aprire il pozzo senza fendo dell’indebitamento e della spesa pubblica. Si sono mai chiesti gli ipercritici delle sorti delle autonomie locali, se nella confusa situazione generale, politico-amministrativa ed economica della Nazione sia, la classe politica dominante ad essere prigioniera delle leggi e della burocrazia o non siano invece le leggi ad essere sistematicamente ignorate per non dire violate e la burocrazia centrale e periferica ad essere intimidita e sopraffatta dalla disordinata e spesso avida ingerenza della coalizione politica che domina la scena italiana? La Giunta di centro-sinistra è andata ve so i miraggi della pianificazione per grandi numeri, ai quali basta contrapporre i picc' numeri che travagliano i conti quotidiani del nostro Comune, in spareggio di alcuni milioni al giorno, per dimostrare la vanità di certe illusioni amministrative e politiche. Come è possibile con questi piedi di argilla, sostenere il goffo gigante di una programmazione demagogica? Il preventivo 1966, non è in via di miglioramento presentando un grosso disavanzo che determina l’elevarsi della pressione tributaria causata anche dalla crescente temperatura febbrile della spesa pubblica e l'appesantimento debitorio che si aggira sugli 8 miliardi, senza che con questo enorme carico si sia risolto alcuno dei problemi di fondo di Mantova: zona industriale, piano per l’edilizia economica-popolare, scuole, viabilità, fognature, problema igie- nico dei laghi ecc.. Dopo questo triste esame della situazione finanziaria ed amministrativa del Comune, come si può a cuor leggero affrontare per la loro soluzione problemi che non sono giunti ancora al giusto traguardo e che sul piano prioritario devono lasciare il passo ad opere più impellenti? Perchè caricare il bilancio di una somma rilevante per la costruzione di un Macello prima che sul piano tecnico, economico e sociale, sia articolato nel complesso annonario e possa soddisfare appieno alle esigenze della collettività mantovana sul piano agricolo-zootecnico, cooperativistico ed industriale? Non dobbiamo dimenticare che la nostra Provincia, ad economia essenzialmente agricola, è forse una delle ultime e delle più depresse in campo organizzativo produttivistico — tutti gli anni sono milioni e milioni che vengono sottratti alla fatica rurale ed al consumatore. Il Prof. Angelucci, Direttore del Macello di Milano, nonché conoscitore profondo del problema, afferma che oggi come oggi sarebbe pazzesco costruire macelli pubblici o cooperativistici spendendo somme rilevanti, senza tenere in dovuto conto la necessità e l’utilità di costruirli in consorzio con tutti gli Enti e le categorie interessate. Solo in questo senso si possono evitare colossali errori. Il Comune di Mantova in un complesso così concepito dovrà godere in tutta indipendenza ed autonomia del suo reparto ad uso di pubblico macello. Solo una programmazione bene organizzata ed articolata in qualsiasi settore potrà proiettarsi nell’avvenire anche se impoi terà l’impegno di forti capitali, con risultai' però sicuramente positivi. Prima di concludere sento ancora una volta il dovere di richiamare l’attenzione della Giunta sul ganglio vitale più delicato e sensibile dell’Amministrazione e cioè a dire, sull’Ufficio Tributi, Ufficio che essendo sul piano finanziario, sociale e psicologico di somma importanza, esige accurata e severa organizzazione. Non ritengo, come altri pensano, manchino ad esso i mezzi tecnici o personale sufficiente per le dovute indagini di accertamento. Penso invece difetti a quell’ufficio l’alto senso di responsabilità. Troppe sono ancora le evasioni fiscali impunite, perchè ogni cittadino, conscio del proprio civile dovere, non veda tale situazione con preoccupazione e senso di sconforto. Le sperequazioni in tale settore sono troppo evidenti perchè una fondata responsabile critica non abbia ad effettuarsi. Non sono i redditi di natura induttiva, sappiamo anche noi difficilmente accertabili, ma sono i redditi reali dati da heni immobiliari, facilmente individuabili che sono irregolarmente od in difetto accertati. Sono cioè i redditi più cospicui che riescono a nascondere la loro vera faccia. Le lacune dell'Ufficio Tributi, pensiamo, di natura direzionale, sono troppo evidenti per non attrarre la nostra attenzione.