Il problema della igienicità della casa sta particolarmente a cuore alla Amministrazione da vario tempo. Essoha molteplici aspetti di ordine politico sociale economico che si possono riassumere nell’esigenza di iniziare una vera e propria campagna di bonifica di un largo settore del patrimonio edi lizio, con due scopi immediati: la salvaguardia e il restauro del patrimonio stesso che è parte integrante della città nei suoi valori urbanistici e culturali, e la soluzione del problema sociale « abitazione » per gli strati più umili della popolazione. Da questa visione è nata l’idea nell’Amministrazione di incentivare, pei quanto è possibile, il risanamento di vecchie abitazioni che insistono in citta entro la cerchia delle vecchie mura perimetrali. Il blocco dei fitti da una parte e il boom edilizio dall altra avevano a Luigi Gngato una campagna di bonifica per la igienicità della casa volte creato la mentalità di una precostituita convenienza a costruire case nuove in periferia anziché sistemare vecchie abitazioni in città, preferendo spesso nella stessa città procedere all’abbattimento totale e alla ricostruzione ex novo. A questo si aggiunga una non esatta interpretazione degli stessi vincoli paesistici e monumentali per cui molte abitazioni nello stesso centro storico sono lentamente decadute per mancanza di manutenzione e qualche volta rimaste addirittura disabitate. Quante sono queste abitazioni? Non lo sappiamo ancora con precisione, perchè ovviamente è lunga e laboriosa una sistematica azione di ricerca e di classificazione. D’altra parte questo è uno dei casi dove non è necessario attendere dati precisi, ma conviene iniziare da subito una campagna di risanamento. La decisione delle agevolazioni ha voluto essere, al di fuori della stessa dimensione economica che riconosciamo modesta, una sollecitazione e un richiamo alla stessa proprietà edilizia, non tanto a fare il proprio dovere, chè di questo non si tratta, quanto a riflettere sulle conseguenze talvolta ormai palesemente di netto depauperamento; conseguenze economiche che già dimostrano come la scelta della lesina sulla manutenzione sia stata e sia poco felice. Ci rendiamo conto che per un certo settore la proprietà edilizia non è nelle mani della tradizionale classe benestante, ma spesso frazionata in modeste porzioni e nelle mani di proprietari niente affatto benestanti, mancanti della possibilità economica di provvedere in proprio ad oneri ormai di vero restauro più che di normale manutenzione. Si tratta tuttavia di inserire questo problema in una « politica di investimenti » con ricorso al credito da una parte, con la contropartita di un canone d’affitto equamente riveduto dall'altra, e con l’offerta di una garanzia sul valore della casa restaurata e dell’area afferente. Il problema dovrebbe far riflettere gli stessi istituti di credito locali, che assieme ai proprietari e agli inquilini possano essere interessati. Un esempio può chiarire. Un alloggio di piccola o media superficie che attualmente è da considerarsi antigienico per la mancanza dei requisiti essenziali che in seguito elencheremo, può con una certa cifra essere oggetto di intervento onde riportarlo alla normale abitabilità, quanto meno ai minimi di una igienicità di legge. La spesa può raggiungere il milione e mezzo o i due milioni. Se il proprietario non può disporre e se la casa non è già gravata da ipoteca, riteniamo sia possibile il ricorso a un mutuo a lunga scadenza. Si tratta di vedere se la quota di ammortamento può essere compensata da un fitto remunerativo e se esistono i rapporti di garanzia per l’istituto di credito. Siamo convinti che almeno nella maggioranza dei casi i termini siano validi e sufficienti per un intervento. D’altra parte in una città come Mantova il problema non ha alternative se non nell’edilizia sovvenzionata. La stessa edilizia sovvenzionata è assai lenta e assai costosa. Non v’è dubbio che un alloggio nuovo compresa