colgo un insegnamento che, nel frequente variare del gusto di questi anni tormentosi, mantiene una sua indiscussa validità. Ho ammirato il Cavicchini che dal 1930 al 1935 circa faceva il « ’900 » e, nei miei tentativi di dipingere secondo questa corrente, ricordo di averlo tenuto presente come modello per la sua pittura sobria, ben disegnata, con evidente plasticità. Cavicchini è stato, prima di tutto, un formidabile disegnatore, facile e scorrevole nel segno che una felice, naturale inclinazione, gli permetteva. Questa sua disposizione farà di lui un grande acquafortista, forse il maggiore della nostra città, nella prima metà di questo seco' Ma io ricordo specialmente il pittore e solo quando mi è stato possibile una visione più coni pietà e organica della sua opera, ho potuto capire la sua maggior validità di incisore. Ho raccolto i ricordi dei suoi amici, dei suoi compagni di scuola: sono ricordi che si accavallano, in cui talvolta l’affetto per l’amico scomparso altera la dimensione dei fatti, che nel racconto si addensano e magari si contraddicono, ricordi dai quali spesso esce una personalità dai molteplici aspetti che nella ricostruzione non sempre combaciano, talvolta con estro ma ricchezze di particolari, talaltra con notizie vaghe e confuse. Perciò è difficile ricostruire il periodo antecedente il 1925, anno importante perchè il giovane Cavicchini parte per Venezia e dimostra che a soli 18 anni ha ben chiara dinnanzi a sè la sua via. Ha frequentato le scuole elementari di via Porto (abitava in Via G. Finzi) e il pittore Bal-dassari Umberto, suo compagno di classe, riccda il naturale talento dell’amico ancora fanciullo. Nella prima guerra mondiale e negli anni difficili del dopoguerra gli amici si perdono di vista e i ricordi si smarriscono. Nel frattempo il giovane Cavicchini ha seguito i corsi serali di disegno in via S. Martino nella scuola diretta dal prof. Marusi. Negli anni immediatamente precedenti il 1925 un gruppo di giovani amici è riunito dallr stessa passione per l’arte; tra questi Resmi, più anziano, già buon disegnatore, è guida a Cavicchini e ai giovani che gli sono vicini: li accompagna sul Iago e li sollecita, specialmente con l’esempio, a disegnare il paesaggio mantovano, romantico nelle rive in cui ristagna l’acqua colorandosi del verde delle alghe che vi crescono e del riflesso degli alberi che dalle rive vi si specchiano; un paesaggio oggi in buona parte distrutto dalle esigenze della vita moderna nel suo frenetico espandersi. Assieme a Resmi, accanto a questi giovani, vi è anche il pittore e scultore Monfardini, più anziano e già abbastanza noto. Io ritengo che sul giovane Cavicchini l’azione del pittore Resmi, più di altre, sia stata, in questo periodo, determinante; è comunque sicuro che nel 1925 c’è a Mantova un gruppo di giovani artisti di eccezionale valore aiutato con borse di studio dall’Istituto Franchetti: Cavicchini è uno di questi. Per godere di tal: premio, è necessario frequentare lo studio di un artista e lavorare sotto la sua direzione. Baldassari Umberto sceglie come Maestro il pittore concittadino Guindani la cui valentia è, nel 1925, ormai consacrata; lo scultore Lorenzetti, arti sta mantovano scomparso giovanissimo, studia e lavora a Milano presso lo scultore Pellini; al violinista Walter Lonardi l’Istituto Franchetti permetterà di perfezionarsi a Praga. Cavicchini invece è a Venezia nel 1925, accompagnato dalla madre che lo presenta all’incisore Brugnoli (titolare di incisione presso l’Accademia di Belle Arti). Il Maestro rimane stupito dalla naturale capacità de! giovane allievo e dalle sue notevoli possibilità. Lo tiene nella sua scuola, gli insegna il mestiere e lo inizia ad una visione più ampia del latto artistico. Dopo un paio di anni Cavicchini lascerà la scuola, ormai completamente padrone della sua arte. Tornato da Venezia, lavora a Mantova, da solo, e si impone subito come uno dei più promettenti giovani artisti italiani del tempo. La signora Gozzi Fumagalli di Goito capisce le possibilità del giovane e lo aiuta per qualche anno nel difficile inizio della carriera di pittore. Ciò permette a Cavie chini, non ancora affermato, di lavorare con una certa tranquillità, iniziando ad esporre con successo alle principali rassegne artistiche nazionali e internazionali. Nel 1928 partecipa alla Mostra Regionale Lombarda, ove una sua opera è acquistata per la Galleria d’arte moderna di Milano; l’anno dopo, alla stessa rassegna, vince il premio per l’acquafòrte del migliore incisore lombardo. Nel 1930 è segnalato fra i quattro migliori pittori giovani italiani (uno di questi è il pittore romano Scipione Bonichi) alla 17a Biennale Internazionale d’arte di Venezia, e nel 1931 è invitato alla prima Quadriennale d'arte di Roma. D’ora in poi sarà sempre invitato alle Biennali Veneziane e alle Quadriennali Romane e parteciperà a mostre in Italia e all’estero, conseguendo sempre significativi riconoscimenti. Cavicchini, dopo le sue prime importanti affermazioni, diventa a Mantova il maggior esponente dei giovani pittori che si riuniscono intorno a lui costituendo un gruppo che segue la nuova pittura detta del « ’900 » e si contrappone ai pittori locali già affermati, come Guindani, Bresciani, Lomini, Vindizio ed altri. Non si può dire che sia un gruppo ufficialmente costituito, ma un gruppo di giovani artisti, che si ritrovano per una coincidenza di problemi e di inte- 20