ressi. La contrapposizione che potremmo definire dialettica di gruppi artistici nell'ambito cittadino, è un fatto felice, perchè il contrasto ha reso l’ambiente artistico mantovano, nel decennio precedente la seconda guerra mondiale, estremamente vivace e produttivo. I pittori che si sono riuniti attorno a Cavicchini, sono i vecchi amici, che con lui seguivano Resmi e precisamente Baldassari Umberto, Beccari e Andreani ai quali si aggiungono Lo-renzetti, Perina, Facciotto e altri che non conosco. E’ interessante notare che Resmi (con Marusi primo maestro di Cavicchini), è stato iniziato all’incisione dallo stesso Cavicchini, diventando, sulla scia dell’amico, buon incisore, come era stato buon disegnatore e delicato, sensibile pittore. II sodalizio artistico dei giovani dura soltanto qualche anno, mi pare dal 1930 al 1933 circa. I primi a staccarsi sono Perina e Facciotto e, in un secondo tempo, Io stesso Cavicchini con Baldassari: li attrae la scoperta degli Impressionisti e dei Fauves. Accanto a loro in questo periodo sono da ricordare le pittrici Elena Schiavi e Maddalena Nodari di Catelgoffredo. Questo distacco, più che una rottura, è una evoluzione naturale nei giovani sempre protesi alla ricerca di un loro linguaggio: la scoperta della pittura francese fra il XIX e il XX secolo, rappresenta una nuova esperienza, che succede a quella novecentista (1). Il nuovo gruppo non si mantiene unito per molto tempo, perchè una parte si orienta, intorno al 1935-36, verso il Chiarismo che ha i suoi massimi esponenti in Lilloni, Del Bon e Semeghini. I contatti dei primi due Maestri con l'ambiente mantovano, sono frequenti specialmente attraverso la pittrice Nodari e il pittore Marini di Castiglione. Facciotto seguirà fino alla sua morte questa maniera che gli permetterà di esprimersi con un linguaggio che gli è veramente adatto; mentre Perina, dopo l’esperienza chiarista, si orienta verso quella pittura che ancora oggi segue in un continuo approfondimento. Non mi pare che il Chiarismo abbia influito, invece, su Cavicchini: forse è stata per lui una esperienza limitata, superata subito da altri interessi. Nelle opere sue di questo periodo e successive, sono evidenti, oltre l’influsso della pittura francese, da cui mi pare si debba escludere l’esperienza cubista, un rapporto con la scuola romana, specialmente attraverso Mafai e un contatto con la contemporanea pittura del veronese Birolli, arrivando al completo superamento dell’iniziale periodo novecentista. Birolli è uno dei maggiori esponenti del movimento 'di Corrente e a Mantova era abbastanza noto, sia per la vicinanza delle due città, sia per l’amicizia che lo legava al pittore Perina e al critico Sandro Bini. Sarà verso il 1940, poco prima della sua morte, il periodo in cui l’esperienza passata si risolve e mi pare definitivamente superata: Cavicchini sembra trovare il proprio linguaggio, veramente adatto ad esprimere una sua poetica; l’opera più significativa è « Donna allo specchio », un quadro che ricordo esposto alla postuma allestita nel Ridotto del Teatro Sociale dai pittori Perina e Facciotto, quale devoto omaggio alla memoria dell’amico. Sarebbe interessante approfondire i rapporti e l’influsso su Cavicchini di Di Capi che mi pare essere stato in quel tempo una delle personalità più intelligenti e colte dell’ambiente artistico mantovano. Di Capi era un calzolaio e dipingeva; la sua personalità esercitava un fascino sui coetanei amici artisti, che passavano nella sua bottega di via Solferino buona parte del loro tempo in lunghe chiacchierate e anche Cavicchini era stato suo amico. Ho cercato di indi viduare in Cavicchini il suo processo di formazione, seguendo la sua attività più come pittore che come incisore, anche se ritengo che in quest’ultimo campo l’opera di Cavicchini sia più importante. Quello che mi interessava era di individuare l’itinerario artistico nella biografia del pittore-incisore scomparso, perchè ci si potesse render conto dei risultati ultimi di un discorso troppo presto interrotto. La facilità di assimilazione e di espressione, la curiosità della ricerca, possono far pensare a Cavicchini come ad un eclettico con una personalità facilmente influenzabile, ma mi pare che, se si può in parte concordare con un giudizio del genere, ci sia però in Cavicchini, specialmente nella sua opera grafica, una decisa caratteristica facilmente individuabile, che lo distingue nettamente e col tempo è diventata sempre più personale. 1) In questi anni Arturo Cavicchini è entrato come correttore di bozze al quotidiano «La Voce di Mantova» e. per un certo periodo di tempo, il giornale ha pubblicato una serie di vignette a commento, in chiave poli tica, dei fatti del tempo. L’artista, in tal modo, pone e svolge un discorso attraverso un linguaggio figurato in cui la naturale capacità di dire trova nel segno Io strumento più efficace per esplicarsi. Il giornale assume in questi anni una veste più nuova attraverso una impaginazione più svelta, più aggiornata: forse la presenza di un artista come il nostro può aver influito in questa evoluzione del gusto con la sua presenza, la sua opera, i suoi consigli. ARTURO CAVICCHINI - Acquafòrte Ringrazio la signora Guindani, il Direttore della « Gazzetta dì Mantova » Sign. Amadei, il Prof. Emilio Fac-cìoli e i pittori Perina, U. Baldassari e Beccari che con i loro ricordi mi hanno reso possibile ricostruire questa breve biografia del pittore Cavicchini. Abbiamo individuato i diversi influssi sulla sua pittura, ma sempre superati e risolti in modo personale; e, se nell’incisione si può parlare prima del Maestro Brugnoli, particolarmente evidente nelle giovanili opere veneziane, e di Morandi poi, non si può negare che i suoi interessi, i tipi che lo attraggono, che lo ispirano, lo portino verso una problematica diversa, che nel suo sviluppo implica un segno e un risultato sempre più personali da non confondersi con quelli, che lo hanno aiutato con la loro opera a tornare se stesso. LUIGI FRACCALINI