che prevedeva la sistemazione del complesso Adige - Garda - Mincio - Adriatico, nel quale i laghi di Mantova vennero ad essere idraulicamente inseriti. Da qualche studioso si è ripetutamente ribadito il concetto che inserimento non significava dipendenza diretta o indiretta dalle opere della più grande sistemazione idraulica; tanto con il lodevole intento di dimostrare che la sistemazione dei laghi si poteva cominciare subito; ma gli anni passarono per noi quasi inutilmente. Mi limiterò in proposito a ricordare che l’inserimento dei laghi di Mantova nel predetto sistema, ha avuto origine con lo scarico in Garda delle piene dell’Adige attraverso la galleria Mori-Torbole. Per effetto di questo scarico, che anche di recente ci ha costretto a sbarrare il lungolago, il Garda doveva poter smaltire le acque eccedenti più a nord, attraverso l’alveo sistemato del Mincio, più sotto, in alveo naturale con l’ausilio dei due diversivi. Le caratteristiche salienti degli ultimi studi (progetto Mori) per quanto si attiene ai nostri laghi erano le seguenti: bonifica limitata ai laghi di Mezzo e Inferiore con quota a m. 12,50, linea navigabile fino a Cittadella con conca per il passaggio al lago Superiore, e quindi, come si è dianzi detto, svincolo dei due laghi inferiori dal Mincio, a mezzo diversivo, scolo delle acque dei laghi attraverso il Fissero-Tartaro. Nel dopoguerra maturava una nuova proposta del Genio Civile con l’ing. Fornasini, che in data 7 febbraio 1950 allestiva appunto un progetto di variante, progetto che pur lasciando intatte le soluzioni dei precedenti per quanto riguarda il problema idraulico generale, prevedeva la conservazione di tutti e tre i laghi portandoli ad una stessa quota, che veniva indicata nel massimo a m. 16,50. Il livellamento dei laghi comportava lo spostamento alla diga Masetti della conca già prevista a Cittadella, e conseguentemente alla diga Masetti si sarebbe avuto anche il salto d'acqua tra quota 16,50 dei laghi e i 12,50 del Mincio. E’ questa, almeno pare, la soluzione che ha incontrato e che incontra, non senza qualche eccezione, il maggior favore, perchè come è stato detto, « elimina i pericoli di ogni genere di piene, dà ai laghi una loro autonomia, conferisce all’ambiente salubrità ed uir? visione paesistica di singolare bc lezza ». Ad ovviare comunque ai pericoli di ricorrenti allagamenti si era già pensato anche ad una graduale difesa della città. Di recente infatti, in aderenza alle mura, nel tratto che va da Porta Mulina a Porta Catena fu costruita una palancolata, con il preciso intento di potenziare la difesa perimetrale della città dalle acque dei laghi; difficile è dire con esattezza se quest’opera abbia completamente raggiunto lo scopo. Pare infatti che gli strati più profondi di natura sabbiosa che sottostanno alla palancolata non precludano alle acque, tenute per qualche tempo a un certo livello, di sottopassare e di riaffacciarsi nell’abitato. Si dice cioè che quest'opera ci difenda da un assalto, ma non da un assedio. Alla vigilia dell’ultima guerra si era dato frattanto inizio, un po’ qua, un po’ là, alla sistemazione del complesso Adige-Garda-Mincio-Fissero-Tar-taro-Canal Bianco. 24 Da noi si è cominciato con la costruzione del canale diversivo del fiume Mincio, onde svincolare i laghi dagli scoli di emergenza del lago di Garda e l’opera è stata completata e con lo sbarramento del Mincio nei pressi di Formigosa, che vieta la risalita delle acque del Po verso i laghi, dirottandole sul diversivo, e con la costruzione di un impianto idrovoro per estrarre dai laghi le acque quando superassero un un certo livello di sicurezza (17,50). Questo complesso di opere oggi funziona solo parzialmente e cioè a monte dello sbarramento, per cui, cerne si è giustamente osservato, mentre ci si è messi al riparo dalle grandi ricorrenti piene, non troverebbe invece alcun beneficio la situazione igienica per la incompleta regolamentazione del regime idraulico del Mincio nei vari periodi dell’anno. E’ noto infatti che quando il lago di Garda raggiunge determinati livelli, il Genio Civile di Verona, che controlla il manufatto regolatore di Monzam-bano, scarica nel Mincio una notevole quantità d’acqua che a volte supera la stessa possibilità di smaltimento del fiume (si arriva ad oltre 150 me. al secondo). D’estate per contro, il Garda riduce sensibilmente i suoi afflussi, per cui, anche per effetto dei notevoli prelievi fatti a scopo irriguo dai vari Consorzi, (si raggiungono dei massimi di oltre 80 me. al secondo) nei laghi di Mantova si ha una portata minima, con livelli a valori molto bassi. In queste condizioni di magra si ha una vera esplosione di fattori negativi, che rendono appunto quanto mai precaria la situazione igienica, con l’apparire di larghe zone paludose ove si decompone e marcisce la flora, muore la fauna, si moltiplicano i processi putrefattivi; il tutto viene aggravato dalla mancata pronta diluizione di tutte le acque di rifiuto di ogni tipo che vengono dagli scarichi della città, e dagli opifici industriali. La soluzione Fornasini, almeno nel suo concetto informatore, non dovrebbe avere alternative, posto che Mantova, così come noi pensiamo, debba conservare il suo aspetto storico e paesistico tradizionale, ed avere attorno specchi di acque che possano senza ironie nè eufemismi chiamarsi laghi. A confermare la validità di questa scelta si può anche aggiungere che l’assetto idraulico della variante Fornasini è stato alla base del piano regolatore della città. La detta « variante », è questa infatti la denominazione tecnica ed ufficiale che il progetto è venuto assumendo, prevede essenzialmente la sistemazione del Lago Superiore alla quota di m. 16,50 con un abbassamento di m. 1 rispetto all’attuale livello di m. 17,49, e la sistemazione dei due laghi di Mezzo ed Inferiore alla stessa quota di m. 16,50 con un innalzamento di m. 3,24 sul loro attuale livello medio di m. 13,26. A tal fine si renderanno necessarie, come si è più sopra accennato: la erezione di uno sbarramento con paratoie e la costruzione di una conca alla Diga Masetti per superare il dislivello che si verrà a creare fra i m. 16,50 dei laghi e i m. 12,50 del Mincio; la costruzione di un canale drenante che deviando il Rio immediatamente a monte dello sbocco a Ponte Arlotto conduca le acque del Rio stesso e della Fossa Magistrale a valle della Diga Ma-setti; la costruzione di un ponte stradale e ferroviario alla Diga del Ponte dei Mulini che possa consentire con il sufficiente scarico delle acque anche la navigazione; la sistemazione dei terreni che emergeranno sul lago Supe-