che apporto delle acque di falda che verrebbero reperite e convogliate al fiume con i lavori progettati nella zona del Solfero-Goldone. Una cosa è certa, che se vogliamo i laghi, a Mantova dovrà arrivare anche l’acqua sufficiente, per cui, in una visione di insieme del vasto problema ed anche delle difficoltà sopra indicate, si impone un non impossibile contemperamento delle varie esigenze per una soddisfacente soluzione del secolare problema che ci assilla. Altro inconveniente cui si dovrà ovviare, attuandosi il livellamento dei laghi alla nota quota, sarà la assunta possibilità che si abbiano a verificare allagamenti degli scantinati specie delle zone più basse, per l’innalzamento della falda, con tutte le intuibili conseguenze di ordine statico ed igienico che una tale evenienza comporterebbe. Dette conseguenze si attengono in particolare alla possibilità di influenzare le correnti d’acqua sotterranee, di stabilizzare a quota troppo alta le acque di falda in città, di creare situazioni precarie per le tombinature e le fognature, di minare le fondazioni dei vecchi stabili. La previsione di questo inconveniente ha indotto gli organi tecnici preposti a studiare la progettazione di un collettore che dovrebbe avere funzione drenante e che cioè scorrendo a certa profondità potrebbe raccogliere le acque di falda e convogliarle a valle dei laghi. Però anche la progettazione del collettore sarebbe in certo senso condizionata dalla quota ottimale dei laghi, senza la quale i progettisti non potrebbero stabilire a quale profondità il collettore dovrebbe correre per svolgere efficace funzione drenante, e conseguentemente il raggio di azione e comunque la zona che ne resterebbe interessata. Quel che appare molto improbabile è che il detto canale possa svolgere una funzione mista: avere cioè e funzione drenante e servire nel contempo da collettore di fognatura. Riservando ad altre note la trattazione di questo argomento mi limiterò qui a dire che i due problemi dei laghi e delle fognature dovrebbero essere tenuti distinti e ciò anche se è evidente che non possono ignorarsi e che il problema delle fognature non potrà considerarsi definitivamente risolto se non con il completamento del canale Fissero-Tartaro, al fine di consentire, con il realizzato scorrimento dell’acqua, e la necessaria diluizione e lo allontanamento delle acque nere. Da ultimo, anche se come giustamente si è osservato è l’opera che non presenta incognite se non di spesa, accenniamo al dragaggio dei laghi. E qui è necessario distinguere tra un dragaggio generale, con asportazione del fango e della torba che ricoprono tutto il fondo dei laghi e un così detto dragalo di sponda. La radicale asportazione della spessa coltre di fango, di limo, di detriti, di vegetazione putrescente, fino a raggiungere lo strato di ghiaia che dovrebbe costituire il fondo dell’alveo del Mincio, è opera di tale imponenza da porsi proprio in alternativa alla soluzione Fornasini. Questa prevedendo appunto un modesto abbassamento del lago Superiore ed un notevole innalzamento della quota degli altri due laghi, tende ad evitare l’onerosissimo costo di una tale opera. 30 II Canale Diversivo del Mincio Grafico del nodo idraulico di Formigosa con la botte-sifone e le opere di collegamento.