Circa la dimensione di questi ospedali, quella zonale (circa 100 posti letto) appare la più idonea. In ogni caso la vicinanza al ricovero appare l’esigenza primaria: diversamente sarebbe solo risoito l’aspetto economico del problema, con gravi remore invece per l'aspetto umano e sociale. Nell’ambito di una moderna e più completa assistenza sanitaria, ci viene suggerito dal primario dell'O.N.P. di Mantova, Dr. Pistoni, la possibilità di un completamento, da parte dei Ricoveri, della assistenza a soggetti dimissibili dall’Istituto Neuro-Psichiatrico che, dopo la risoluzione dello stadio acuto della malattia, per venire reinseriti nella vita sociale abbisognano di vivere in ambiente comunitario. Dall’Ospizio Caritativo alla Casa di Riposo Accanto all’opera del medico geriatra dovrebbe coesistere quella di uno psichiatra, per meglio affrontare i problemi inerenti al comportamento ed alle turbe dell’età evolutiva. Del resto la stessa senilità viene ad essere una malattia e come tale deve essere affrontata con tutti ¡ presidi terapeutici e di ricerca clinica di un moderno schema di « Terapia Geriatrica ». Le trasformazioni ambientali atte ad apportare un miglioramento nel settore assistenziale devono tenere conto delle nuove funzioni, che dovranno assaivere gli Istituti Geriatrici e devono altresì prendere in esame la mutata condizione sociale dell’ospite. Superato il vecchio concetto dell’ospizio caritativo, l’Istituto Geriatrico deve assolvere la funzione di « Casa di Riposo ». Tenuto conto che precedentemente il Ricovero era considerato uno strumento di assistenza che aveva le sue prime ragioni di esistenza nello stato di indigenza di persone anziane che, al di fuori di questi interventi erano privi di mezzi di sussistenza e, in presenza dell’estendersi del sistema mutualistico ed altresì di miglioramento parziale della situazione economica, ci si chiede da più parti se nella nostra società debba sopravvivere questo tipo di istituto. Noi diciamo senz’altro di si, solo esso deve adeguarsi a necessità nuove. Il Prof. A. Pagani nella sua relazione al Comitato Regionale per la Programmazione Economica in Lombardia, accenna sopratutto a ragioni di ordine psico-sociologico: « Le analisi che in questi anni si sono compiute nel campo della gerontologia sociale sono concordi nel segnalare come punto centrale della crisi deM’anziano nella società industriale, il mutamento dei rapporti familiari che si è verificato col passaggio da una struttura familiare integrata di tipo verticale, che ha al suo centro la coppia anziana, ad un’altra di tipo lineare, fondata sulla autonomia delle singole unità familiari. L’anziano, educato in un tipo di struttura che pone al suo centro il rapporto di autorità e che attribuisce ai genitori compiti di responsabilità e di guida anche dei figli adulti, andrebbe incontro ad una crisi nella nuova situazione in cui il rapporto padre-figli tende a perdere i suoi connotati di autorità e di guida e a risolversi in una relazione affettiva che si instaura tra soggetti potenzialmente uguali ». Sopratutto vorremmo rilevare un'altra ragione importantissima della sopravvivenza di questi Istituti e sono le necessità sanitarie. Come avevamo scritto sopra, la senilità è in sè stessa una malattia e questi Istituti hanno la possibilità di prestare tutte quelle cure che presso la famiglia sono spesso impossibili o comunque difficoltose. In altri paesi ove l’assistenza mutualistica è molto più diffusa ed efficiente, l’anziano ha diverse possibilità di scelta nelle soluzioni del suo pro- 13