Aspetti della situazione locale A questo punto dal discorso generale bisogna scendere alla situazione locale per esaminare carenze e problemi e proporre soluzioni. In premessa sarà opportuno valutare talune cifre e talune tendenze. Nel 1956 la popolazione residente nel Comune di Mantova era di 56.630 unità. Da questa cifra passiamo alle 65.877 unità del 1966, con un incremento quindi di circa 15% in dieci anni. Nello stesso periodo i ricoverati a carico del Comune (ricoverati in Istituti diversi), con una progressione inversa, passano da 461 (media) a 459. I dati acquistano significato se si esamina tutto il diagramma: dal 1956 la linea delle presenze segue, col passare degli anni, un indirizzo ascensionale (in armonia con l’aumento demografico) fino al limite massimo del 1961 (498 presenze-media), quando inizia una lenta ma costante flessione delle presenze, più significativa in quanto non subisce invece soste di rilievo l'incremento della popolazione. Esaminando i dati relativi al solo Istituto cittadino di Via Trento per quanto concerne tutti i ricoverati e non solo quelli a carico del nostro Comune, queste tendenze trovano conferma, mentre appare piuttosto stabile il numero delle presenze degli ospiti di « Casa Famiglia ». In compenso aumentano le presenze aM’infermeria e le richieste di assistenza sanitaria da parte dei ricoverati, segno dunque che un numero sempre minore di persone entra per sole esigenze economiche (mancanza di altri mezzi di sussistenza — e qui bisognerebbe spendere anche una riga per l’inizio di una politica di assistenza finanziaria a domicilio per gli indigenti, iniziato con ancora scarsi mezzi dal Comune), mentre un numero sempre crescente di persone entra, perchè abbisogna di cure mediche. Rapporti con le Mutue Il numero dei cittadini che fruiscono di assistenza mutualistica (I.N.A.M in particolare) aumenta di anno in anno: con la stessa progressione assume importanza il problema di una equa e legale soluzione dei rapporti fra Istituti Geriatrici e Mutue (per ora parliamo solo dell'I.N.A.M.). Già il Consiglio Comunale nella seduta del 9.5.1966 aveva discusso il problema, e vi erano state richieste di interessamento al fine di ottenere che lo I.N.A.M. si accollasse per intero le spese di medici e medicine. Il problema è di portata nazionale ed esiste per quasi tutti i ricoveri ai quali, in genere, l'I.N.A.M. versa una quota forfettaria per l’assistenza sanitaria ai mutuati, mentre si accolla per intero l’assistenza ospedaliera. Giornate di presenza all'Ospedale del ricoverati di Via Trento a carico del Comune di Mantova ANNO MUTUATI '•V NON MUTUATI TOTALE 1962 292 239 531 1963 350 458 808 1964 452 250 702 1965 744 340 1084 1966 167 387 554 10 Il gabinetto dalle analisi nell’ ambulatorio medico del Ricovero di Mantova Questo in base ad una sua interpretazione della legge 4.8.1955. E’ molto più fondata l’interpretazione giuridica secondo la quale l’I.N.A.M. deve accollarsi per intero ogni onere derivante da tutta l’assistenza medica. Infatti l’assistito dal momento che entra nel ricovero non perde i diritti acquisiti, ma semplice-mente ha trasferito il suo domicilio. In generale le quote forfettarie versate dall’I.N.A.M. sono molto basse. Nel nostro caso particolare l’I.N.A.M. versa L. 9.500 per ogni suo assistito, mentre sulla base dell’analisi delle voci che formano la retta, il costo dell’assistenza medica di ogni assistito è di L. 36.000 annue (96 lire giornaliere). In seguito alle nostre rimostranze del caso agli Istituti ricoveranti, veniva dagli stessi inviata lettera all’I.N.A.M., con la quale si chiedeva la revisione sulla base dell’effettivo costo di ogni singolo ricoverato pensionato, avvertendo che ove ciò non fosse avvenuto, le Pie Case avrebbero revocato, a termini di contratto, la convenzione lasciando ogni assistenza a carico dell’Ente mutualistico. L’I.N.A.M. ha risposto dichiarandosi pronta ad elevare il contributo forfettario a L. 23.000, a condizione però che tale spesa contenga anche l'assistenza ospedaliera. Tale proposta appare inaccettabile per 3 ragioni: 1) Essa non ha basi giuridiche, perchè l’I.N.A.M. non ha diritto alcuno di riversare su altri Enti, competenze alle quali essa è tenuta per legge: (ospedale); 2) Economicamente è svantaggiosa in quanto basterebbero pochi giorni di ricovero ospedaliero per ogni assistito (non dimentichiamo che la retta ospedaliera è di lire 6.830 giornaliere) per superare non solo l'aumento proposto, ma l'intera quota forfettaria; 3) Per ragioni di ordine morale: sarebbe infatti inconcepibile se, data l'incombenza degli altissimi costi ospedalieri, anche per un solo caso potessero esserci remore al ricovero in ospedale. La soluzione per il momento appare quindi, una volta disdetta la convenzione, il passaggio all’assistenza diretta da parte dell'I.N.A.M. di ogni singolo mutuato, tentando di risolvere in termini organizzativi la coesistenza di un corpo medico proprio dell’Istituto e da esso dipendente, con i medici pagati a notula dall'I.N.A.M. 17