MANOSCRITTO di Luigi Campogalliani (riguardante una «tirata» delle maschere). TESTA di burattino, in legno, appartenente a Luigi Campogalliani. TESTA di burattino, in legno, appartenuta a Paolo Campogalliani, (Carpi 1798 1839), figlio di Luigi. TESTE di burattini, in legno, appartenenti a Francesco Campogalliani. (Coll. Ettore Campogalliani) CESARE CAMPOGALLIANI, (1830-1885) - Fotografia. FOTOGRAFIA di Francesco Campogalliani, che fu il più celebrato burattinaio del suo tempo. A lui è dedicato un busto al Teatro Andreani di Mantova Manifesti umoristici PLANCIA di Codognato, raffigurante Francesco Campogalliani che tiene fra le braccia i suoi burattini. COPIONI manoscritti di commedie rappresentate da Luigi Paolo Cesare Campogalliani. FASOLINO e SANDRONE, burattini con la testa di legno, riprodotti in piccolo regalati da Francesco Campogalliani ai figli Ettore e Cesare. CARICATURE di Francesco Campogalliani, eseguite da Giovanni Minuti di Mantova e Greggio di Firenze. CARICATURA di Francesco Campogalliani, eseguita da Baldassari di Mantova SIPARIO, (2,16x2,50) eseguito dal pittore Girotto di Venezia per il teatro di Francesco Campogalliani. Rappresenta il « Trionfo delle Maschere italiane » RITRATTO di Maria Campogalliani moglie e compagna d’arte di Francesco. (Coll. Giordano Mazzavillani) SANDRONE, (personaggio creato da Luigi Campogalliani nel 1826). Filippo Cuc coli lo importò a Bologna dove viene presentato come un vecchio zoticone ora accorto ora semplice, che si esprime con un vocione particolare, ameno e spropositato. COLOMBINA, ROSAURA, OTTAVIO, FLORINDO, personaggi generici. 10 dei suddetti burattini sono di vecchia data, i soli Fagiolino e Sandrone furono scolpiti da Angelo Ossanl. Appartennero a Ugo Campogalliani che nel 1914 fece parte della Compagnia del « Teatro dei Piccoli » diretta da V. Podrecca al teatro Odescalchi di Roma. 34 Francesco Campogalliani__________ Poeta - Burattinaio Francesco Campogalliani nato a Ostellato (Ferrara) nel 1870, vive la sua infanzia fra le gesta di Fasolino e Sandrone, di Fiorindo e della Fata Morgana e dei cento altri personaggi che il padre Cesare porta primo alla dignità dei teatrini di provincia, elevando così un’eredità familiare umilmente accettata. La famiglia ha origini quasi romanzesche se ricordiamo che un Luigi Rimini israelita, per essersi fatto cristiano, ebbe in dono da un potente d'Aragona il feudo di Campogalliano in quel di Modena. Francesco, dunque, continuando l'evoluzione paterna, trasformò un mestiere in arte infondendovi le risorse d’una cultura, d’una genialità inventiva, duna capacità d’attore prodigiose. Tutti i teatri lo ospitarono, tutti i pubblici lo applaudirono, facendo di Lui il simbolo di un teatro che riproponeva i valori universali dell'estro italiano. Affiancato fedelmente e intelligentemente dalla moglie, Egli seppe rammodernare i suoi fantocci e la sua baracca senza nulla concedere al decadentismo meccanico e trasformando la satira in morale, la fiaba in poesia. Ritiratosi a Mantova, ch’Egli considerava Sua vera patria, scrisse sonetti e poemetti in vari dialetti e quella commedia Chi da nualtar la taca miga che è, ancora oggi, l'insuperato modello del teatro vernacolo mantovano. Ma un'altra attività lo tenne impegnato fino aM'ultimo giorno della Sua vita: l'attività benefica, per la quale gioiosamente rinunciò alla possibile e meritata ricchezza. Scomparve a sessant'anni, unanimemente rimpianto. Al suo nome è stata intitolata la Scuola Materna Comunale di Viale Parilla, ove tutti gli anni in occasione della S. Lucia, il figlio Comm. M.° Ettore fa pervenire un magnifico dono per i piccoli alunni, quale ricordo ed espressione della sensibilità paterna per il mondo dell’in-fanzia. 35