tivì, fuori del ristretto ambito provinciale e regionale al quale si è voluto fermare. Per avere una più precisa nozione delle difficoltà incontrate dal pittore Vaini, mi pare sia necessario considerare che anche lui come l'amico Zanfrognini, vive a Mantova fra due agguerrite generazioni di pittori e cioè tra quella del Guindani, Vindizio, Lominl, Bresciani, Giorgi ecc. artisti che colgono le loro più significative affermazioni tra il 1920 e il 1930 (quando Vaini e Zanfrognini iniziano ia loro attività come professionisti) e quella dei giovani del «novecento» prima, seguaci poi della pittura francese « chiaristi », giovani che, nel decennio tra il 1930 e il 1940, sembrano andar oltre una pittura che, pur personale e qualitativamente importante come quella di Vaini e Zanfrognini, non si stacca dagli schemi che ora sembran superati dalle nuove poetiche, nelle quali non mancano spunti polemici, anche politici, contro il conformismo del tempo. Inutile dire che la pittura di Vaini, non spettacolare o polemica, non è affatto conformista, come non è conformista l'uomo, e se ad un certo momento pare avvicinarsi al chiarismo, ciò avviene perchè la sua pittura aveva, già, caratteri comuni alla nuova corrente, motivi che già erano affiorati in opere precedenti dell'artista e che la nuova pittura aiuta a manifestarsi. Comunque anche in momenti così difficili l'attività di Vaini non viene mai meno e la polemica artistica (dalla quale l'artista rimane sempre estraneo) non ne diminuisce o intacca la validità. Intanto i due amici Vaini e Zanfrognini si distaccano: Zanfrognini continua la sua attività di restauratore (lascia completamente la decorazione) e si allontana sempre più da Mantova per esigenze di lavoro, mentre Vaini, sempre più legato alla sua città, ivi matura lentamente la sua arte. Negli anni difficili in cui Vaini a poco a poco avverte la necessità di dedicarsi ad una attività collaterale per risolvere i problemi economici, noi lo vediamo lavorare con maggior intensità ed impegno, tanto che la sua arte pare fiorire quando maggiori sono le necessità contingenti e le responsabilità delle decisioni; infatti dal 1930 al 1934, da solo o con altri artisti, si presenta al pubblico mantovano con una serie di Mostre personali, auasi a scandire annualmente l'intenso ritmo del suo lavoro (1930 Mostra alla Sala Aldrovandi assieme al pittore Vindizio Nodari Pesenti, nel 1931 Mostra personale al Circolo Italia, nel 1932 Mostra personale alla Sala Aldrovandi e nel 1934 Mostra personale assieme a Zanfrognini). Dopo questo periodo di intensa attività, forse il più fertile come produzione e maturità di risultati, come preso da una « routine » il pittore lavora e si presenta al suo pubblico solo attraverso Mostre collettive. Oramai, neM'ambito cittadino, è un’artista noto ed affermato e negli anni successivi otterrà riconoscimenti vincendo premi e la critica parlerà spesso di lui in modo lusinghiero. Dopo circa dieci anni di silenzioso lavoro e precisamente nel luqlio del 1943 l'artista organizza un'ampia rassegna delle sue opere in una personale allestita al Circolo Cittadino, quasi a riallacciare un discorso lasciato in sospeso nell'ultima personale del 1934, presentando i risultati di un'attività con la quale l’artista riteneva di poter, finalmente, dire qualcosa di importante. Eran quelli tempi burrascosi, difficili, e avvenimenti terribili trascinavano allora uomini e cose, si che la Mostra non potè avere la giusta eco, anche se nell’ambiente cittadino suscitò indubbio interesse. Finita la guerra il lavoro riprende con entusiasmo e assidua è la partecipazione alle Mostre Cittadine, finché nel 1955 cessata l'attività di impiegato per limiti di età, il pittore si dedica con maggior entusiasmo alla sua arte e, l’anno successivo, viene invitato dalla Federazione Nazionale degli Artisti a partecipare alla Mostra interprovinciale Mantovana (Casa del Mante-fina) con un'ampia rassegna (45 opere), che gli permette di conseguire il Premio del Paesaggio Mantovano. Nel 1957 per l’ultima volta prende parte ad una Mostra provinciale. Muore Improvvisamente nel gennaio del 1958. Uno dei primi critici che ha saputo cogliere la vera personalità dell'artista è Francesco Carli che sulla ■ Voce di Mantova, del 7 agosto 1932, in occasione della personale di Vaini, ne ciellnea un profilo psicologico che lo mi sentirei di sottoscrivere pur avendo conosciuto II pittore colo dieci anni dopo. Carii ce lo presenta cosi > ...Silenzioso, timido, spirito contemplativo ed osteta raffinato e delicato. Vaini ama tradurre le sensazioni della sua anima negli angoli suggestivi, pallidi, malinconici della nostra terra, del nostro lago. Sobrio di parole, cauto nello esprimersi egli trasforma queste sue caratteristiche personali che contrastano con la sua fervida immaginazione d’artista, nei quadri sui quali i colori son collocati con grazia., non disgiunta da una elevata concezione della bellezza pura e della poesia ». Circa ventanni dopo il Prof. Faccioli scrive di Vaini sulla • Gazzetta di Mantova » del 16 novembre 1952 un'analisi della pittura deH'amlco: è ora possibile una visione quasi completa dell’opera del pittore, che viene indagata nella sua genesi, individuandone ¡ motivi e mettendone in evidenza l’originalità. 39