FESTA DEGLI ALBERI 1967 ed il discorso pronunciato dal Prof. Eugenio Camerlenghi a nome dell’Autorità Scolastica : Signore e signori, cari scolari e studenti mantovani, in tempi non meno difficili degli attuali, e nemmeno troppo lontani, Bertolt Brecht, uno fra i più grandi poeti contemporanei di lingua tedesca, scrisse : « Quale epoca! In essa « Un discorso sugli alberi è quasi un delitto « Poiché nasconde il silenzio su tante malvagità! » Ho pensato lungamente a questi scarni versi, e credo che l'occasione di un discorso ai giovani che si stanno formando nella scuola, riuniti per salutare la messa a dimora di nuove piantine nella periferia cittadina, possa, anzi debba, pure essere motivo per ricordare da vicino la nostra storia e i problemi che nascono dalla odierna condizione umana. L’idea stessa, infatti, di questa « Festa degli alberi » nasce da una volontà da un programma di politica forestale, che sono oramai comuni a tutti gli stati del mondo, ai quali è imposto dalle stesse necessità della vita collettiva di rimediare ai guasti del passato e, in misura non minore, a quelli di un certo tipo di sviluppo, incontrollato e spontaneo, che caratterizza la società doggi. A chi guarda la storia umana dal nostro punto di vista, essa appare come una continua conquista di nuove terre, strappate al dominio deM’albero: al bosco. Negli antichissimi tempi che videro le origini del dominio dell’uomo sulla terra, grandissima parte della superficie emersa del nostro pianeta si trovava occupata dalle foreste, che ebbero per le tribù primitive, ed ancora per i popoli delle classiche civiltà ellenica e romana, carattere sacro. L’uomo aveva allora nel bosco rifugio e alimento, traeva dalle immense foreste, con la raccolta dei prodotti spontanei e la caccia, la materia prima per soddisfare ai propri bisogni essenziali, ma anche, attraverso la prima ispirazione artistica, un vastissimo patrimonio di miti, di favole, di leggende che ancora oggi allietano la nostra infanzia. Già sul finire deN’impero romano, tuttavia, si intraprendono, anche nei luoghi che noi abitiamo oggi — la Gallia Cisalpina —, le prime distruzioni di formazioni boschive, che continuano nsl Medioevo per le zone collinari e montane, mentre la decadenza di quell’epoca tormentata ed oscura riporta nella pianura, abbandonata dall’agricoltura, la « selva selvaggia » e paludosa, infida al viandante e malsana per il povero abitatore. Ma con ii rifiorire delle speranze e dell’attività umana, che prende avvio dall'età dei Comuni e dal Rinascimento, riprendono i dissodamenti, per assicurare alle colture agrarie nuova superficie, atta a soddisfare le crescenti richieste di una popolazione in aumento. 34 r/y FESTA DEGLI ALBERI 1967 E’ quello della fame uno dei moventi essenziali che hanno spinto l'uomo a sottrarre spazio all’albero, specie da quando egli si è fatto agricoltore. L’avidità di ricchezza ne è un altro, forse non meno potente: ed esplode allorché sempre più vaste estensioni di boschi collettivi vengono suddivise in quote di privata proprietà, oppure quando, nel governo dei pur cospicui boschi conservati all’uso di intere comunità, l egoismo individuale prende il sopprav-vento sull’osservanza delle regole collettive, sul rispetto del bene naturale riservato al godimento di tutti. Siamo ormai nell’età moderna, che è anche l’età in cui agli antichi vincoli feudali si sostituisce la legge del profitto privato. Ad essa si accompagna con foga accresciuta lo smantellamento delle foreste, o, sorte ancor più triste, per molte di quelle sfuggite alla scure, quello sfruttamento disordinato ed imprevidente che, attraverso il « degradamento », è l’avvio ad una lenta e penosa morte naturale. Il progresso umano avanza a passi sempre più lunghi ed un terzo flagello si aggiunge agli altri, spesso generato da quelli, non meno antico ma sempre più pernicioso e spaventevole nelle sue manifestazioni: la guerra. Le miserie che l’accompagnano, le distruzioni che ne sono l’essenza trovano spesso nel bosco, nella vegetazione di ogni genere, una vittima predestinata. Proprio il nostro paese, teatro spesso involontario di tanti conflitti, attesta con la sua povertà di boschi quale flagello possano rappresentare le vicende belliche e le esigenze di una economia di guerra sul patrimonio forestale. Si è venuta così disperdendo una antica ricchezza, un dono della natura alla felicità degli uomini, quale oggi solo l’immaginazione può spesso tentare di ricostruire, aiutata dalla memoria popolare di fiabe intessute di ninfe e satiri, elfi e folletti, nani e fate; oppure ravvivata dalla fantasia di moderni favolisti, come Italo Calvino, che così descrive i luoghi che saranno teatro delle gesta di Cosimo Piovasco di Rondò, il suo « Barone rampante »: « Allora, dovunque s’andasse, avevamo sempre rami e fronde tra noi e il cielo. L’unica zona di vegetazione più bassa erano i limoneti, ma anche là in mezzo si levavano contorti gli alberi di fico, che più a monte ingombravano tutto il cielo degli orti, con le cupole del pesante loro fogliame, e se non erano fichi erano ciliegi dalle brune fronde, o più teneri cotogni, peschi, mandorli, giovani peri, prodighi susini, e poi sorbi, carrubi, quando non era un gelso o un noce annoso. Finiti gli orti, cominciava l’oliveto, grigio-argento, una nuvola che sbiocca a mezza costa. In fondo c’era il paese accatastato, tra il porto in basso e in su la rocca; ed anche lì, tra tetti, un continuo spuntare di chiome di piante: lecci, platani, anche roveri, una vegetazione più disinteressata e altera che prendeva sfogo — un ordinato sfogo — nella zona dove i nobili avevano costruito le ville cinto di cancelli i loro parchi. « Sopra gli olivi cominciava il bosco. I pini dovevano un tempo aver regnato su tutta la plaga, perchè ancora s’infiltravano in lame e ciuffi di bosco giù per i versanti fino sulla spiaggia del mare, e così i larici. Le roveri erano Più frequenti e fitte di quel che oggi non sembri, perchè furono la prima e più pregiata vittima della scure. Più in su i pini cedevano ai castagni, il bosco saliva la montagna, e non se ne vedevano confini. Questo era l’universo di 35