FESTA DEGLI ALBERI 1967 linfa entro il quale noi vivevamo, abitanti d’Ombrosa, senza quasi accorgercene ». Forse la storia umana non ha mai avuto momenti in cui, più acutamente di oggi, si sia fatta sentire la necessità degli alberi. Ma certamente i mezzi a disposizione per restituire agli alberi parte del loro perduto dominio non sono mai stati tanto copiosi e potenti. E' vero: le cause che portarono alla dispersione dei boschi sono tuttora operanti. La guerra non è scomparsa dal mondo; si fa anzi ogni giorno più atroce e distruttiva, per le opere dell'uomo e della natura. Al punto che risorse imponenti sono annualmente destinate alla ricerca, che ripugna chiamare scientifica, ed alla pratica utilizzazione di strumenti capaci di distruggere sempre più rapidamente e totalmente ogni forma di vita vegetale. L'egoismo individuale si manifesta tuttora, in misura spesso sfrenata, a danno degli alberi e deM’ambiente che è a loro propizio: con il rinnovarsi di abbattimenti indiscriminati, i quali deturpano i pochi paesaggi naturali ancora esistenti: attraverso l’incuria in cui vengono lasciati vasti terreni abbandonati, perchè non più remunerativi all’esercizio dell’agricoltura tradizionale; con la scomparsa del verde, silenziosa ed innarrestabile, aM’interno ed alla periferia dei centri urbani, che si elevano ormai come autentiche barriere di cemento tra voi, giovani, e la natura, che vi è sempre più sconosciuta. Continua la tragedia della fame a spingere l’uomo a disputare il suolo al bosco, provocando in tutti i paesi del mondo, poveri e ricchi, un profondo turbamento nei modi di sfruttamento del suolo. Pure la scienza, la vera scienza, ci ricorda che l'albero può essere di grande aiuto all’uomo, per superare tante delle sue miserie attuali. E ci insegna, la scienza degna di questo nome, come si possa impiegare l’albero ad elevare il nostro benessere ed a garantire la nostra sicurezza, solo che si rie sca ad intraprendere un’azione pubblica continua e coordinata, sorretta da una comune e consapevole volontà. La fretta che l’uomo moderno porta con sè, il suo desiderio di guadagni facili ed immediati, hanno fatto dimenticare ai più che l'albero è fonte di grande ricchezza, specie in quei territori dove il grande esodo verso le città e le industrie ha lasciato incolte vaste superfici, quasi sempre già occupate dal bosco in epoche passate. Questi terreni attendono solamente una esperta e pubblica opera di rimboschimento e la paziente cura di una generazione per poter dare un potente contributo aH'economia di zone oggi condannate all'arretratezza. Così una sapiente riparazione dei molti oltraggi sofferti, può far salire di molto in quantità e qualità le scarse produzioni che oggi è dato ricavare dai tanti boschi « degradati » che rimangono nel nostro paese. Ma il compito che all'albero deve essere oggi più urgentemente affidato è quello della difesa delle stesse terre emerse, dalla montagna al mare. Troppi ormai sono gli episodi paurosi che, specie nel nostro paese, accompagnano pressoché ogni addensarsi di piogge; alluvioni, frane, crolli, che hanno avuto tanti nomi: Calabria, Firenze, Vaiont, Venezia, Polesine, Belluno. Troppi per non costituire indice sicuro di un processo molto avanzato di dissesto geolo- FESTA DEGLI ALBERI 1967 gico, di una generale instabilità del suolo che mette in serio pericolo la sicurezza di ogni centro di vita e di lavoro. E’ questo un antichissimo male d'Italia, che trae origine proprio dalla distruzione dei boschi, dalla progressiva scomparsa degli alberi. Già Leonardo da Vinci ammoniva che: « Li monti sono disfacti dalle piogge e dalli fiumi ». Accade che dopo la scomparsa del bosco la pioggia non trovi più alcun ostacolo alla sua libera discesa lungo i terreni declivi di monte e di collina: le piogge si trasformano in rigagnoli, ruscelli, torrenti che precipitano a valle con crescente rapidità e violenza; e durante il loro percorso le acque acquistano forza per rimuovere il terreno circostante e trasportarne giù i frammenti: nei fiumi, nelle pianure, al mare. Sono dapprima le particelle più fini e più fertili, a subire questo trasporto, poi man mano anche le più grossolane. Nulla resiste a questa colossale lima, che i tecnici chiamano «erosione», cui si deve la asportazione annuale di diverse migliaia di metri cubi di terreno per ogni chilometro quadrato di territorio esposto alla sua azione, come è stato rilevato in alcune zone dell’Appennino. Rinnovandosi per decenni, per secoli anzi, ed oltre, l'erosione incontrollata riduce le montagne ad ammassi rocciosi, aridi e senza vita, dove le acque trovano ostacoli sempre più inefficaci al loro precipitoso defluire. Mentre in pianura i materiali asportati si accumulano nei letti dei fiumi, via via più incapaci a contenere le acque che vi precipitano improvvise, cui l'uomo cerca di fare barriera innalzando le arginature. E' una gara angosciosa, senza fine in cui spesso sono gli elementi naturali ad avere la meglio, col seguito di rovine e di lutti che ricordiamo. Solo l’albero può aiutarci ad interrompere questo processo di distruzione, che compromette l'esistenza stessa di intere regioni, ritornando a compiere quell'azione di arresto delle acque, di assorbimento, di ritardo nella discesa a valle, che la natura gli aveva originariamente assegnato. Anche a noi abitanti delle città l’albero può dare sicurezza e sollievo; non solo per la benefica regolazione che sa esercitare, dai monti, sui nostri fiumi. C’è un grosso problema di abitabilità dei grandi centri urbani, cui prima accennavo, centri quotidianamente insidiati dall'inquinamento atmosferico: dai miasmi dei rifiuti, dagli scarichi delle automobili, degli impianti di riscaldamento, delle industrie. E’ un avvelenamento crescente che impone l'allargamento delle aree a verde per essere contenuto e, per quanto è possibile, attuato, grazie all’ossigenazione che le piante sono in grado di offrire allo ambiente in cui sono ospitate. E proprio questa destinazione, voglio credere, gli uffici comunali vorranno dare e mantenere all’impianto che noi siamo qui convenuti, questa mattina, a salutare. Mi sembra che questi temi si possano assai meglio prestare alle celebrazioni di una « festa degli alberi », piuttosto che un semplice richiamo al « sentimento ». Sono argomenti di impegno civile e sociale che certamente la generazione nuova, cui voi scolari e studenti appartenete, è in grado di apprezzare per quella serietà e maturità che le è propria; tanto più se sarà chiaro ai giovani che presto verranno chiamati, a loro volta, a condividere il peso di affron- 37