Gli interventi dei rappresentanti i Gruppi Consiliari dopo la lettura del documento conclusivo Rag. Emilio Fanin - D.C. Dopo aver espresso alla Giunta il compiacimento del gruppo democristiano per la relazione presentata e per l’attività svolta al fine di tutelare, a livello di C.R.P.E., i legittimi interessi del Mantovano, il consigliere Emilio Fanin, entrando subito in argomento ha detto tra l’altro: « Il progetto di piano regionale punta ad una Lombardia efficiente, ad una regione ad un livello tale di efficienza da poter divenire sempre più il motore per l’avanzata dell'intero Paese. « E’ un traguardo, quello indicato dal piano, che incontra senza dubbio la nostra incondizionata adesione e che sollecita una nostra approvazione. « Tuttavia — ha continuato il rag. Fanin — come accettiamo la cosidetta filosofia del piano, la sua impostazione fondamentale, il suo desiderio di corsa all’efficienza della regione — corsa peraltro necessaria per far progredire anche il restante Paese per più armonicamente inserirlo nell’area del Mercato Comune Europeo — nonostante cioè questo nucleo centrale positivo non possiamo — come bene hanno rilevato il sindaco è la giunta — non preoccuparci delle sorti di quelle zone — tra cui il Mantovano — che da questa corsa all’efficienza corrono il rischio di essere tagliate fuori, corrono il rischio cioè di rimanere area periferica sempre più povera in una regione con un centro sempre più ricco. « Ecco perchè, dunque, non è fare del campanilismo quando — come avviene nella nota dei nostri rappresentanti in seno al C.R.P.E. — si chiede maggiore considerazione per i problemi delle aree di periferia. Ecco perchè le osservazioni del sindaco e della giunta ci sembrano degne di essere considerate faro anche per le amministrazioni delle altre provincie che come noi si sentono trascurate dal progetto di piano. « Il quale piano — ha aggiunto Fanin — nel momento in cui pone come obiettivo prioritario la massimizzazione della competitività della Lombardia, tende naturalmente a sacrificare i settori più deboli e le aree meno fortunate. Per evitare questo rischio, occorre una riaffermazione della vocazione padana della nostra regione la quale — contrariamente a quanto indica il progetto di piano — non deve guardare soltanto al Piemonte e alla Liguria, ma puntare anche a Ravenna e Venezia. E ciò perchè, se è vero che la Lombardia, come si legge nel progetto di piano, si pone anche il problema di aiutare il Meridione, la via migliore per i rapporti di varia natura che possono intercorrere tra Nord e Sud, non è Genova, ma Venezia e Ravenna, soprattutto Se si tiene conto che al triangolo industriale Milano-Torino-Genova, si sta opponendo il triangolo Brindisi-Lecce-Taranto (con un polo isolato a Napoli) ». Avviandosi alla conclusione il consigliere Fanin ha svolto alcune considerazioni di carattere generale tese, soprattutto, a dimostrare che una seria programmazione regionale potrà essere attuata soltanto con l’istituzione dell’Ente Regione e con la tanto auspicata trasformazione, in senso compiutamente democratico, dello Stato. Prof. Achille Flnzl - P.S.I.U.P. Il Prof. Finzl inizia il suo intervento affermando che duplice è la critica che si può portare al Piano di Programmazione Regionale in discussione: una di carattere generale, sul principi informatori dello stesso, sulla sua essenza stessa, l'altra, quella alla quale si limita la maggioranza, e solo molto parzialmente, che intende Introdurre esclusivamente del correttivi, anche 16 se importanti, dando per acquisite e accettate le linee fondamentali sulle quali si basa il progetto di piano. Il PSIUP dichiara innanzitutto che la natura stessa del C.R.P.E. è antidemocratica e tendenzialmente corporativa: infatti vengono posti in primo piano esclusivamente le esigenze produttivistiche e sottovalutate le esigenze sociali; viene accettato programmaticamente l'indirizzo del « Piano Nazionale « in modo acritico, facendosi così esclusivamente strumento del potere centrale e non forza propulsiva; vi è chiara la tendenza ad imporre una « linea « piuttosto che considerare le reali esigenze sociali che avrebbero dovuto essere colte avendo fatto proprie le istanze avanzate dai sindacati e dagli Enti locali quali unici interpreti delle necessità dei cittadini. Pertanto, prosegue il prof. Finzi, ci troviamo di fronte ad un Piano sostanzialmente burocratico che non intende proporre soluzioni che contrastino le tendenze in atto, quelle stesse tendenze che ci hanno portato alla attuale situazione economica che non può evidentemente essere corretta senza mutare la ragione stessa degli squilibri esistenti. Inoltre il Piano tende a concentrare gli sforzi proprio per aumentare le capacità produttive delle maggiori aziende ancora una volta a scapito delle piccole e medie; non pone la Lombardia nel quadro del contesto della società italiana; Ignora totalmente ie condizioni materiali dei lavoratori, sia per quanto riguarda i loro rapporti interni che esterni alla fabbrica; i problemi territoriali non vengono affrontati dal punto di vista delle esigenze sociali delle zone di sottosvi- luppo; infine si tende a rendere più agevole il compito dell'industria ma come fine e non come strumento, In funzione del progresso sociale. Fatte queste critiche, il prof. Finzi avanza poi alcune proposte, così sintetizzabili: superamento degli squilibri territoriali attraverso una diversa localizzazione industriale; modificazione delle condizioni dei lavoratori attraverso una diversa ripartizione delle stesse; trasformazione dell’agricoltura attraverso una riforma che assicuri un reale potere ai lavoratori: a tal fine il PSIUP ha da tempo presentato al Parlamento un Decreto legge sugli Enti Regionali di Sviluppo deM'Agricoltura. Il prof. Finzi afferma Inoltre che il documento critico presentato dai rappresentanti degli Enti locali mantovani avanzata certamente delle esigenze reali per la Provincia di Mantova ma solo parzialmente e soprattutto avendo data per acquisita l'accettazione totale alle linee fonda-mentali del Piano testé criticato dall'oratore e che. a suo parere, rendono sterili le critiche stesse della maggioranza. Avviandosi alla conclusione, il prof. Finzi afferma che è necessario porre in risalto un punto di grande importanza che il Plano volutamente ignora {come testualmente affermato in un passo del capitolo sull'Assistenza che l'oratore legge), e che agli Enti locali è compieta-mente sfuggito, tanto che In nessun loro atto se ne fa menzione: la rete ospedaliera della nostra provincia non potrà godere di alcun beneficio. Infatti essendo essa giuridicamente dipendente dal Provveditorato alle OO.PP. di Venezia, il Piano Lombardo ha pensato bene di escluderla e quello Veneto non l'ha Inclusa qei proprio. A questo riguardo II prof. Finzi chiede pertanto alla Giunta e al Parlamentari di maggioranza che si facciano Immediatamente solleciti onde ottenere in sede competente una modifica all'attuale incredibile stato di cose così da consentirci di entrare a far parte con pieno diritto della Regione Lombarda, per poter usufruire almeno di quelle briciole che II piano definitivo potrebbe riservarci e dal quale oggi slamo ancora esclusi anche per l'Incuria di chi cl amministra. Avv. Guglielmo Magnani - P.L.I. Non condivido la preoccupazione di alcuni Colleghi del Consiglio i quali, intervenendo in questo dibattito sulla programmazione regionale lombarda, hanno desiderato porre in rilievo che non desideravano essere tacciati di campanilismo; — lo credo anzi che la sede nella quale il dibattito avviene, il Consiglio Comunale di Mantova, debba farci ritenere titolo d’onore se di campanilismo saremo accusati; se nemmeno il Consiglio Comunale di Mantova deve essere difensore degli interessi cittadini, nessuno altro vorrà certo sposare le nostre idee. Credo che sia inutile ricordare quale sia la posizione del PLI sia nei confronti della programmazione che dell'istituzione dell’Ente Regionale; noi liberali non abbiamo mai negato l'utilità di una programmazione seria e ponderata, siamo soltanto contrari alle programmazioni teoriche e demagogiche; per quanto riguarda la Regione invece, siamo decisamente contrari ad