un istituto che non ci da alcun affidamento, e lo siamo tanto più noi liberali mantovani per la regione lombarda, cosi come è concepita, se facciamo qualche considerazione sulle particolari condizioni nella quale Mantova verrà a trovarsi. Già i dati esposti nelle varie relazioni predisposte sono abbastanza significativi sul ruolo che Mantova giocherà nella istituenda, speriamo mai, regione lombarda; ruolo del tutto subordinato e trascurabile; ma se oltre ai dati statistici, andiamo a ritroso nella storia di Mantova, vediamo come essa, sia durante la Signoria dei Gonzaga che successivamente, sia stata sempre avulsa dalla Lombardia; ultimo episodio di questa situazione il ritorno all'Italia nel 1866. e non prima; si tratta di una collocazione quindi del tutto e solamente amministrativa; basii pensare alle caratteristiche geografiche, economiche e culturali, per convincersi che Mantova e la sua provincia, potrebbero trovarsi bene inquadrate solo in una regione che raccogliesse le zone eccentriche delle regioni lombarda, veneta ed emiliana; pertanto Mantova va trattata con prospettive ed orientamenti diversi. Anche politicamente del resto, la Provincia di Mantova è così poco lombarda che è stata definita la « macchia rossa » della Lombardia, mentre se fosse in Emilia il suo rosso vivo lombardo diventerebbe un pallido rosa, donde una prevedibile rappresentanza solo di opposizione nel parlamentino regionale lombardo in cui, come in tutto il resto, Milano farebbe la parte del leone; per concludere Mantova nella regione lombarda dovrà sempre recitare la parte di Cenerentola, senza però la prospettiva del principe azzurro che venga a salvarla; ed avverrà quindi che il divario tra Milano ed il resto della Lombardia, anziché colmarsi, si approfondirà. Una certa possibilità di regione In Lombardia appare possibile soltanto se si accoglierà il progetto liberale che riguarda Milano e che mira a fare della metropoli lombarda un qualche cosa al di fuori dal resto della Lombardia. Come unica soluzione possibile, se le regioni si dovranno fare, è di creare una specie di regione intermedia che raccogliendo insieme tutte le zone periferiche delle tre regioni confinanti, nelle quali è noto il senso di malcontento e di disagio che va diffondendosi in talune zone come Cremona o Verona o Rovigo o Parma o Reggio, contro i capoluoghi regionali accentratori, possa giungere a formare una regione con caratteristiche omogenee, quali la regione lombarda non può avere in alcun modo. E' questa l'unica strada sulla quale bisogna camminare, posto che la Costituzione lo consente; ma noi liberali speriamo sempre che le regioni possano non farsi e’che a tutti noi sia risparmiata questa nuova iattura. On. Gianni Usvardi - P.S.U. Il capo«iuppo socialista Interviene nel dibattito sottolineando che avrebbe voluto originariamente limitare il suo discorso agli argomenti affrontati dal documento di critica formulato dagli Enti locali mantovani, ma dal momento che la discussione ha allargato i suoi confini investendo le linee generali della programmazione ritiene utile alla economia del dibattito stesso ulteriormente precisare la posizione socialista nei confronti della programmazione. Il Piano Nazionale di sviluppo economico è stato voluto dai socialisti per riuscire a deter minare il superamento degli squilibri economici e sociali del Paese per dare organicità agli inve stimenti per caratterizzare in maniera sempre più sociale l'azione dello Stato. Il lungo dibattito in sede parlamentare, le opposizioni contrapposte, in particolare dei gruppi liberali, le critiche del partito' comunista hanno dimostrato al Paese l’urgenza e la validità della programmazione democratica. Gli stessi dati di incremento del reddito tanto discussi hanno visto, recentemente, la confortante riprova della realtà, il che presuppone che ragionevolmente il piano troverà la sua attuazione nei termini prefigurati, che vedono un così largo aumento degli investimenti statali nel settore della scuola, nel settore degli ospedali, nel settore della edilizia. La programmazione voluta dal governo di centro sinistra è programmazione democratica. Essa non ha nulla a che vedere con le programmazioni autoritarie dei paesi orientali e neppure con le esperienze tecnografiche della Francia. Il Piano si è ispirato alla più ampia consultazione, ha cercato di tener conto delle istanze di ogni settore ed in particolare del mondo del lavoro e di quelle degli Enti Locali. Certamente si saranno compiuti errori, ma compito nostro è quello di . riuscire sia pure 18 t in questa prima esperienza a dare un contributo critico positivo e non distruttivo che permetta il superamento degli sbagli. Ora dopo il voto positivo della Camera il Piano quinquennale di sviluppo è in discussione al Senato, mentre a Montecitorio è iniziato il dibattito sulla legge per le Regioni, altro strumento cardine per la realizzazione nel n,ostro Paese del programma nazionale. Ma i socialisti non hanno atteso l’istituzione delle Regioni per iniziare un lavoro coordinato anticipatore delle funzioni dell’Ente Regione. Per volontà del Ministro Pieraccini sono, già stati istituiti da molti mesi i Comitati regionali per la programmazione economica. Questo dimostra la volontà concreta di rendere operanti il più presto possibile le finalità della programmazione che consideriamo determinante per lo sviluppo democratico del paese. Il comitato lombardo, per primo nel Paese, ha predisposto uno schema di programmazione regionale, ma in. esso i socialisti hanno rilevato errori e distorsioni e si sono riproposti,.attraverso emendamenti, di ricondurre il piano nell'alveo delle finalità nazionali. I socialisti hanno rilevato che è prevalso talora l’indirizzo produttivistico e concorrenziale sul terreno europeo ed hanno ribadito che tutto ciò non può rappresentare la finalizzazione della programmazione lombarda. II superamento degli squilibri fra provincia e provincia, fra agricoltura ed industria e quindi il maggior sviluppo armonico della Regione debbono essere gli obbiettivi dell’azione prevista nel piano. Le critiche che .sono state formulale si rivolgono quindi ad un maggior vincolo del piano lombardo al piano nazionale. Mantova, come Cremona, come Pavia hanno visto nel primo schema un’azione accentratrice di Milano e con motivi obbiettivi legati alla stessa già convulsa situazione industriale di alcune, zone milanesi, ribadiscono come l’interesse regibnale e nazionale siano fondati su un-riequilibrio delle forze degli investimenti e dei redditi. Mantova è nna delle zone depresse della Lombardia e non è possibile ignorarlo, talora dimenticando persino le sue esigenze fondamentali per la innaturale situazione burocratica di alcuni servizi ministeriali che pongono il Mantovano per le ferrovie ad esempio sotto il Compartimento di Verona, per l’urbanistica sotto il Provveditorato le opere pubbliche di Milano, per i lavori pubblici sotto il Magisirato alle acque di Venezia. Vi sono problemi che possono essere affrontati sul piano regionale soprattutto se si terrà conto delle esigenze delle zone più depresse, primo fra tutti quello dell’esodo. La legge « 614 » dovrà essere uno di questi strumenti per la nostra Provincia come per la provincia di Cremona. Così sul tema degli investimenti industriali, su quello della viabilità minore, sul problema idroviario, deve essere tenuto conto della reale esigenza di Mantova di uscire dal suo stato di Cenerentola. Come socialisti, ha ribadito l’on. Usvardi dobbiamo dare totale appoggio ad un piano che tenga conto di questa realtà e non si basi esclusivamente su l’aumento della produttività sia pure a fini competitivi. La programmazione lombarda deve prefigurare i principi di un meccanismo che si ponga come traguardo il ristabilimento di un equilibrio soprattutto sul piano sociale. A proposito degli ospedali mantovani di cui si è lamentata la carenza da parte di qualche consigliere nelle note illustrative del piano l’on. Usvardi, dopo aver sottolineato l'urgenza che i nostri rappresentanti nel C.R.P.E. ne chiedano l’inserimento preciso ha ricordato come al punto 5 del documento predisposto vi sia l’indicazione dell’investimento e come il Ministero dei Lavori Pubblici abbia già formulato un primo schema di « piano bianco » fino al 1979. II Magistrato alle acque di Venezia ha già presentato anche per Mantova delle proposte e a tale proposito l’on. Usvardi ha già avanzato precise richieste affinchè le proposte stesse vengano poste in discussione ai consigli comunali e provinciali. Concludendo il Capogruppo socialista ha dato atto ai rappresentanti mantovani e agli enti di essere stati i primi a controbattere con serietà e tempestività, nell’interesse della regione e del mantovano, la prima stesura del piano perriaffermare una maggior identificazione con le finalità nazionali. I socialisti sono convinti che le osservazioni formulate saranno colte e danno perciò il loro pieno appoggio al documento presentato dalla giunta sollecitando il C.R.P.E. ad un rapido varo del documento finale integrato dalle istanze e dalle sollecitazioni provinciali. 19