Dott. Ettore Sarzi Sartori - M.S.I. L'unica verità fondamentale contenuta nel * Progetto di piano » di sviluppo economico regionale è l’affermazione inequivocabile di Vanoni che dice « o noi saremo capaci in questa generazione, in questi anni, di dare a noi stessi una disciplina che porti a soluzione le nostre difficoltà, e l’Italia avrà la vita che la civiltà antica, di cui porta le vestigia in ogni sua città, le assegna, o noi saremo lentamente respinti al margine della vita economica e sociale del mondo ». Una disciplina? Sarà questo possibile in una società come la nostra, solo egoista! Sul piano economico ed organizzativo è una delle società più sprovvedute e superficiali. Sul piano morale, in questi momenti, è una delle più corrotte in tutte le sue estrinsecazioni. Ben lontana ancora da quella emancipazione che da anni vige in tutti i campi negli Stati di Europa che fanno parte del Mercato Comune. Non intendo entrare in particolarismi molto facili, per evitare inutili polemiche. In linea generale basta soffermarci sulle diatribe sorte nel Comitato Regionale, in senso purtroppo campanilistico, per convincersi che cosa accadrà in campo nazionale quando le direttive regionali affluiranno in sede governativa con tutte le loro remore e contraddizioni. Allora come sempre i diversi Ministeri, con tendenze politico-economiche contrastanti, anziché un serio lavoro di coordinamento e di corcretizzazione, si accentueranno le solite testarde incomprensioni e divergenze; ed il confusionismo delle lingue diventerà sempre più anacronistico e paradossale. Per i principi politici che mi qualificano, dichiaro di essere favorevole ad una economia programmata perchè ritengo che lo Stato moderno non deve abbandonare al libero scontro delle forze economiche e sociali lo sviluppo della Società nazionale, ma deve intervenire per controllare e coordinare tutte le componenti del processo produttivo al fine di indirizzarle verso obiettivi comuni di progresso sociale e di sicurezza nazionale. Sono poi d’avviso che il piano di sviluppo quinquennale, sia sul piano nazionale che regionale, predisposto dal Governo non sia idoneo a raggiungere i fini di una sana politica di programmazione economica, per un vizio d’origine, consistente nella espressa volontà delle forze politiche dominanti, di escludere dal processo formativo della programmazione, proprio quelle forze che sono la base della dinamica economica e sociale: le categorie produttive. Infatti i rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori non partecipano alla formazione del piano, ma vengono solo invitati a collaborare alla sua esecuzione. La programmazione che si vuole imporre in Italia, non solo non è una programmazione corporativa di cui siano artefici le categorie della produzione e del lavoro, ma neppure una programmazione « concertata » in cui le forze sindacali partecipano al pari di quelle politiche e burocratiche alle indicazioni del piano. E’ una programmazione dettata dalla classe politica con chiari obbiettivi di predominio della partitocrazia imperante. La programmazione del centro sinistra infine appare del tutto velleitaria in quanto ad essa vengono a mancare gli strumenti operativi, perchè il problema centrale di ogni economia programmata non è quello di approntare un piano qualsiasi con previsioni più o meno aderenti alla realtà, bensì quello di approntare gli organi e gli strumenti per la programmazione, completamente carenti. Non esistono allo stato organi centrali di programmazione fomiti di poteri adeguati, et' in periferia svolgono la loro azione i Comitati regionali per la programmazione economica, che fino ad oggi hanno fatto a gara nell’indicare piani di sviluppo regionale irrealizzabili, data la reale situazione economica nazionale. Mancano i mezzi finanziari per l'attuazione del piano, avendo lo stesso Ministro del Tesoro denunziato la carenza del risparmio pubblico indispensabile per gli investimentit produttivi previsti dal piano stesso. Geom. Gianni Lui - P.C.I. In questa prima parte del dibattito sul progetto di piano regionale sono state fatte affermazioni di un certo rilievo ed interesse, che vanno prese in considerazione. Al fine di verificare le reali Intenzioni del centro-sinistra, occorre dare ad esse concretezza, 20 per cui si rende necessaria la presentazione di un ordine del giorno nel quale appaia la volontà unanime del Consiglio nel rifiutare questo tipo di piano regionale e nel formulare proposte che costituiscano garanzia effettiva di una ripresa economica del Comune di Mantova e dell’intero territorio della provincia. Questa sera non è dunque il momento per una discussione di carattere tecnico, ma per una discussione politica, perchè politici sono i presupposti che portano alle scelte e alla definizione di un piano di sviluppo economico. Il tipo di piano che siamo chiamati a discutere è certo che non ci soddisfa, ma altrettanto certo è che non soddisfa nemmeno molti di voi. Perchè dunque si è arrivati a questi risultati? Cosa ne impedisce il loro superamento? La programmazione non è una scelta tecnocratica, ma una scelta politica e le forze economiche che hanno diretto la vita politica del passato sono le stesse che la dirigono oggi e che oggi, ancora una volta, sono riuscite ad avere la meglio nella battaglia per una economia programmata, la quale ha due sbocchi possibili: o il superamento degli squilibri o il loro mantenimento. Le forze del centro-sinistra mantovano e Bassetti (quello che doveva essere l'uomo nuovo di una « nuova • D.C.) hanno giocato e giocano in questa situazione il ruolo di mediatori proprio di quelle forze economiche e politiche che hanno condotto agli attuali squilibri del nostro Paese. Il centro-sinistra mantovano questo suo ruolo ha deciso di giocarlo sino in fondo con un documento che viene presentato come « protesta » alle scelte del CRPE e nel quale, in definitiva, è rivendicata solo qualche strada in più. Per quel che riguarda il Gruppo comunista dobbiamo parlare quindi di delusione? Noi rispondiamo di no, perchè per noi c'è la triste conferma di quanto previsto, quando alla presentazione del Piano Pieraccini abbiamo detto che si trattava: « di un progetto di programma che portava all'estrercio e cristallizzava la rottura con tutto il processo democratico da cui era scaturita la programmazione e che compito primo era quello di sostenere l'attuale meccanismo di accumulazione e di decisione del capitale privato ». La delusione quindi sarà per molti di voi che credevano in quei valori dell'uomo che la programmazione economica doveva fare propri. Questa sera dunque confidiamo che con la delusione della decisione del CRPE ci sarà anche, almeno per una parte della maggioranza,una presa di coscienza e sarà compreso che se si vuole davvero cambiare strada bisogna prima di tutto avere una volontà politica e una piattaforma che la sappia sostenere. Nel documento della Giunta c'è espressa tutta la difficoltà del centro-sinistra di fronte alle prospettive tutt'affatto rosee per Mantova, per cui anch'essa è ora costretta a riconoscere che nella programmazione regionale tutto si riduce alla • massimizzazione della produttività » (meglio sarebbe stato chiamarla • massimizzazione del prof itti »). La programmazione dunque doveva e poteva essere il terreno nuovo di lotta e di avanzata per tutta la società, ma ancora uan volta si è voluto scegliere la strada sbagliata e 1 risultati sono addirittura tali che portano il centro-sinistra mantovano a lamentare, su tutto ciò che nel documento regionale non si trova, il mancato riferimento alla costruenda autostrada del Brennero. La nostra critica non si esaurisce con queste considerazioni, ma con la constatazione che anche questa sera abbiamo atteso invano di conoscere, da parte del Signor Sindaco, cosa Egli e gli Altri rappresentanti del centro-sinistra mantovano in seno al CRPE abbiano colà sostenuto e rivendicato per Mantova. Questa sera gli esponenti del centro-sinistra « hanno scoperto » il « campanilismo ». Respingiamo questo tipo di discorso, perchè è troppo comodo sfuggire alla mancanza di prospettive positive per la nostra città nascondendosi dietro l'affermazione di non voler apparire del provinciali. Qui non si tratta di fare del « campanilismo o del provincialismo », si tratta di sapere se Mantova diminuirà di altri 30.000 abitanti nei prossimi 5 anni o se si svilupperà e garantirà lavoro a tutti. Il progetto di piano regionale apre con questa affermazione dell'ex Ministro Vanoni: « O noi saremo capaci in questa generazione, in questi anni, di dare a noi stessi una disciplina che porti a soluzione le nostre difficoltà, e l'Italia avrà la vita che la civiltà antica di cui porta le vestigia in ogni sua città le assegna, o noi saremo lentamente respinti al margine della vita 21