economica e sociale del mondo ». < • • . • ' Quanto le decine e decine di pagine seguenti rispondano a questa nobile affermazione, è dimostrato dal fatto che, anche per chi volesse tentare una lettura « fra le righe », non si sa cosa per Mantova, di questo progetto di piano, possa essere accettato. La conclusione più ovvia è quindi quella che, se il progetto di piano regionale non sarà sostanzialmente e concretamente modificato, Mantova si troverà In manó un pugno di mosche, Ida Romagnoli - Socialista Indipendente Contenere in poco spazio un giudizio generale sul piano di programmazione regionale è quasi impossibile, in primo luogo per la difficoltà di considerare tale progetto veramente come un piano capace di applicarsi alla realtà, in secondo luogo ci troviamo di fronte a scelte di carattere infrastrutturale mentre non ci sono rese note quelle di natura strutturale e territoriali dalle quali, propriamente, le prime dovrebbero discendere. Per quanto riguarda l’assistenza, il piano accetta passivamente la situazione previdenziale esistente rimettendo ogni possibile evoluzione a nuove legislazioni, non formula un parere sul tipo di cambiamento al sistema in atto e perciò accetta che l'assistenza sia una attività integrativa della previdenza ed esula qualsiasi accenno a programmi di sicurezza sociale. Il piano assorbe integralmente la Sanità nel capitolo assistenza e trascura in modo totale l'Igiene. Ignora tutti i problemi inerenti agli Insediamenti industriali e agli inquinamenti che ne derivano nonché i problemi sanitari ed ecologici derivanti dai mutamenti verificatisi nella agricoltura. Per di più la Sanità è ridotta agli ospedali — ove. peraltro, Mantova è esclusa —; si accettano i parametri sul numero attuale di letti ospedalieri suggeriti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, senza verificarli nè sulle strutture economiche e sociali della nostra regione, nè sul grado di efficienza dell'assistenza domiciliare e ambulatoriale, medica e infermieristica, con la rinuncia a prevedere le unità sanitarie locali e qualsiasi altra forma di pianificazione delle attività sanitarie non ospedaliera con il servizio sanitario nazionale; si rinuncia a porre ordine in questa complicata materia, si preferisce accettare supinamente che l’assistenza medica extra ospedaliera sia destinata a peggiorare. Per l'infanzia si espone il criterio che l'assistenza pubblica sia destinata a sostituire le cure familiari col che si rinuncia implicitamente ad ogni forma di aiuto Integrativo delle cure familiari e relega agli allegati le considerazioni sul fabbisogno asili-nido (considerazioni che non si Integrano al progetto di piano ma vi restano completamente estranee). Risulta soltanto un tentativo di rendere meno evidente il fatto che non vi è posto nè per gli asili nido, nè per i consultori o altre forme assistenziali in una visione che teorizza la funzione vicaria dell'assistenza pubblica all'infanzia e che, coerentemente a ciò, In sede di pianificazione, prende in esame soltanto gli istituti di ricovero. Nesspn cenno al problema dell'Infanzia illegittima, nessun cenno al problema delle misure assistenziali che devono accompagnare i bambini ed I ragazzi durante tutta l'età scolare entro e fuori dalle strutture scolastiche. Per la popolazione anziana considera soltanto la soluzione « ricovero » il che, in una situazione caratterizzata dalla insufficienza delle pensioni di buona parte della massa dei lavoratori, significa una di queste due alternative: o dare al problema degli anziani la soluzione più costosa e più lesiva della libertà e della dignità personale, oppure provvedere soltanto ad una esigua frangia della popolazione bisognosa di aiuto, per abbandonare a se stessi tutti gli altri. Per quanto riguarda l'istruzione, è da chiedersi in primo luogo (come del resto tutto il progetto) quale conto si debba fare dei rapporti dei gruppi di esperti e fino a che punto siano da considerarsi accolti. Infatti nel testo di progetto, il capitolo relativo alle proposte di intervento è assolutamente insufficiente a qualificare una scelta. In primo luogo è inaccettabile che si affidi la scuola materna all'intervento assistenziale che si configura principalmente in iniziative caritatevoll-confessionali, inoltre viene considerato sostitutivo dell’intervento familiare (nel caso, cioè, in cui manchi quest'ultimo), mentre la scuola materna è il primo e per molti versi il più delicato gradino di preparazione alla istruzione scolastica. La scuola materna va considerata parte integrante di un ciclo scolastico, non si tratta, come ognuno sa, di sfumature, si tratta di Impostazioni ben diverse che vedono il pensiero laicu in contrasto con il pensiero cattolico. Sappiamo tutti che queste impostazioni diverse nel nostro Paese ci sono e giacché non è tempo di guerre Ideologiche o di religione, bisogna trovare II modo di farle convivere senza umiliazioni per nessuno. - Vi è inoltre da prendere in consideraziohe tutto un civile sviluppo del servizio scolastico: dopo scuola e altre attività per tutta la scuola dell'obbligo, necessità di personale specializzato o almeno qualificato per le scuole materne, di assistenti per le scuole di recupero per ritardati e tutto questo ojtre che essere una necessità inderogabile, offrirebbe u/i vasto .campo di occupazione. Non a caso ho scelto questi due settori del piano, essi infatti si inseriscono specificatamente nello stato e nelle prospettive dell’occupazione femminile di cui feci un breve cenno anche nella relazione al bilancio del nostro Comune. I livelli di occupazione della mano doperà femminile in Lombardia — secondo l'indagine ISTAT, hanno subito dal 1965 al 1966 un calo di 114.000 unità con un passaggio del 31,9% sul totale occupati al 29,5%. Le. lavoratrici in Lombardia nel periodo 63-66 sono diminuite: nel settore industriale (che per la nostra regione è un settore fondamentale) di 76.000 unità, in agricolttJra di 8.000, nel settore terziario di 16.000 passando in percentuale dal 29,3 al 26,6%. Si è registrato, inoltre, in questi anni un peggioramento delle condizioni di lavoro delle donne dovuto sia alla violazione delle leggi che tutelano le lavoratrici, sia ai limiti seri di libertà e della autonomia della donna che ad pn progressivo processo di intensificazione dovuto a ritmi sempre più alti che danneggiano seriamente la salute della donna. Perdura, inoltre, in più settori la collocazione deliberata delle donne a più bassi livelli di qualifica. Anche il lavoro a domicilio, dopo una fase d'arresto, ha ripreso ad espandersi e ciò conferma che la ristrutturazione capitalistica non ha mirato ad una maggiore razionalità nell'uso della risorsa, bensì ha corrisposto ad un calcolo di convenienza basato su un vasto impiego sottoretribuito oltreché su un forte aumento del rendimento lavoro. Nella nostra provincia da uno studio fatto dalla commissione femminile del P.C.I., anche se i dati sono per forza maggiore approssimativi, le lavoranti a domicilio sono valutate a più di 10.000 mentre quelle iscritte negli elenchi appositi sono 758. Con questo lavoro si estende un'area di sottoccupazione caratterizzata da una instabilità del lavoro e da livelli salariali bassissimi. Nell'ambito generale delle condizioni di lavoro non possiamo non denunciare il persistere del fenomeno del lavoro femminile infantile, si tratta certo, di fenomeno limitato che tuttavia è presente. La questione di fondo rimane, quindi, quella del ruolo che si intende attribuire alla donna nella società, al tipo di sviluppo che il piano intende dare alla regione prima e al paese poi attraverso alcune scelte prioritarie. Sappiamo tutti che non c'è sviluppo sociale senza partecipazione a pieno diritto della donna e che questo non si avrà finché la donna non vivrà nella piena maturità di giudizio la problematica sociale del suo ambiente. II progetto di piano pur riconoscendo che esiste una diminuzione della occupazione femminile in Lombardia, presenta I risultati di un lavoro di previsione svolto dalla ILSES da cui si tileva che nel 1971 le forze di lavoro femminile costituiranno II 20,3, si registrerà, quindi, una contrazione del 3,3%. Le previsioni dell’ILSES sono in realtà una semplice ipotesi di lavoro senza riferimento all'andamento del processo produttivo, e per ammissione stessa del progetto di piano un rapporto fra questi ed altri dati citati non è possibile data la loro diversa provenienza. A questo punto è da chiedersi quali dati il Comitato Regionale faccia propri dato che la quota qui indicata dall’ILSES viene ritenuta insufficiente dallo stesso progetto di piano particolarmente nel settore dei servizi. Nel prossimo mese di novembre, come tutti oramai sanno, presso il Ministero del Bilancio si terrà una conferenza nazionale sull'occupazione femminile che porta di conseguenza ad una analisi profonda dei servizi sociali, dell'assistenza generale della maternità, agli asili nido, a scuole materne sulla base del principio di scuola dell'obbligo e quindi pubblica e gratuita, ai doposcuola diretti dal Provveditore agli studi di ogni singola provincia, ecc. E’ certo che anche Mantova dovrà essere rappresentata, a questo punto si rende necessario stimolare l'Ufficio Studi della programmazione provinciale affinchè costituisca una commissione di lavoro che non si termi ad una sola ricerca di dati, il problema è più complesso di quanto non sembri e perciò diventa un nostro preciso dovere e funzione. L’emigrazione dalla provincia di Mantova si è solo rallentata ma continua, emigrano le forze lavoro giovani alla ricerca di un lavoro stabile con grave danno della nostra economia e del bilancio dei nostri comuni. Si faccia presto per non essere anche in questo settore il fanalino di coda di tutta la regione.