Claudio olivieri pittore E’ Olivieri uno dei giovani artisti mantovani emigrato dalla propria città di provincia in un grande centro dove ha trovato, oltre la possibilità di un lavoro adatto, un contatto diretto con una cultura più viva ed attuale di quella riposante e suggestiva, che fiorisce in provincia. Mantova, come la provincia in genere, è lenta nel processo di aggiornamento, per questo chi vuol seguire tempestivamente i più recenti movimenti artistici e culturali deve muoversi e, diciamolo pure, emigrare. Non bisogna pensare che manchino o siano mancate iniziative di ricerca nella nostra città: frequenti oggi e in passato sono stati i gruppi che, ciclicamente, si sono organizzati in circoli culturali ed artistici con manifestazioni e pubblicazioni i cui limiti, più che nella qualità, sono stati, finora, nell'impossibilità di un discorso continuo. Non è un caso che i circoli che prosperano da anni e mai sono in crisi siano quelli più o meno ricreativi: quando si avvia un discorso serio, oggi diremmo « impegnato », tutto si svolge, tranne pochi appassionati iniziati, come un monologo destinato ad isterilirsi e tutt’al più, quando la stanchezza prevale, può colorarsi di toni suggestivi, che però negano la possibilità di un vero discorso. Claudio Olivieri, pittore, è nato a Roma nel 1934, ma, venuto a Mantova giovanissimo, è cresciuto nella nostra città, tanto che si può considerare tuttora mantovano, anche se vive e lavora a Milano. Ha completato gli studi, iniziati al Liceo Artistico, presso l’Accademia di Belle Arti di Brera con i maestri Borra e Cantatore. 34 CLAUDIO OLIVIERI Olio su tela - 1956 (Coll. Arch. Silvio Coppola Milano) Ecco perchè i giovani curiosi spesso lasciano la loro piccola, bella città alla quale rimangono affettivamente legati per gli anni della fanciullezza trascorsa, per gli affetti familiari, per gli amici e per tutti quegli elementi, che legano ognuno di noi al luogo d’origine. Così, mi pare, si debba vedere l'amico Olivieri nei rapporti della nostra città e come lui tanti altri artisti e non artisti, giovani o già maturi. Ho parlato del pittore con sua mamma tanti anni fa, quando era ancora studente di ginnasio a Mantova. La signora Olivieri mi aveva mostrato dei disegni del figlio, chiedendo il mio parere. Io non riuscii, allora a capire nei fogli pieni di figurine, che si muovevano come masse, il futuro pittore. Le figurine risentivano delle letture di fumetti, ma vi ricordo un dinamismo, un movimento, che mi sembra di ritrovare nelle ultime opere del pittore; tanto che si può anche pensare ad una straordinaria coerenza e, nella ripresa di questo motivo, un ritorno alle origini. Sono interessanti i ripensamenti, più o meno avvertiti dall’artista, filtrati attraverso anni di lavoro e le più varie esperienze; sono, questi, dei motivi che è necessario individuare e definire con precisione, se si vuol veramente chiarire una posizione artistica nella sua genesi. E' oggi, quella di Olivieri, una pittura che esprime un interno ed intenso movimento, che succede ad un periodo in cui la rottura, portata al limite dell’esplosione, era il motivo dominante. Poche sono le opere che conosco e che esprimono il primo contatto del giovane studente di Belle Arti col mondo milanese. Nella casa di sua madre, a Mantova, due o tre quadri (nature morte e fiori) mi testimoniano la sua posizione di allora: nel nuovo ambiente il pittore che, subito e più, attira l’attenzione del giovanissimo Olivieri è Morlotti. 35