poiché anche per Mantova, malgrado sia città di modeste proporzioni nei confronti di altre città capoluogo, si affaccia matura la esigenza di una regolamentazione del traffico nel suo centro storico. Dopo l’operazione del sensi unici, che è ormai a buon punto, e che dimostra come la graduale assimilazione abbia fatto sopire la prima ondata di critiche, si affaccia il problema del centro storico attualmente tagliato in due (letteralmente spaccato) da una corrente di traffico, che, nelle ore di punta è paragonabile a quella di una autostrada. Il centro focale di questo fenomeno è ben visibilmente dato dal tratto del « Voltone » di piazza « Sordello » e piazza « Andrea Mantegna » che ha le sue componenti nella ristrettezza della via Broletto, nell'ingresso di un largo entroterra verso la città che trova la sua naturale costretta via sul ponte di S. Giorgio, in una radicata tendenza a percorrere quella via sia in entrata che in uscita dalla città, che risale ai tempi in cui il traffico era ben lontano dalla congestione e che nel tempo è venuta consolidandosi come abitudine. Un alleggerimento generale del traffico nel centro storico è cosa ritenuta auspicabile da tutti. Ma quando l’intervento prende forma concreta ed appare come costrizione alla libertà incondizionata deM’automobillsta, o come presunta lesione agli interessi commerciali della zona, allora la discussione si accende e rischia di diventare polemica. Cerchiamo di mettere ordine nelle cose, poiché è indubbio che è giunto il momento di chiudere al traffico privato via Broletto, riservando la via al solo passaggio dei mezzi pubblici. Anzitutto via Broletto è il perno del centro storico, la strada che unisce le quattro piazze più interessanti dal punto di vista monumentale-storico-ambientale: piazza Sordello, piazza Broletto, piazza Erbe, piazza Mantegna. La sola ragione, quindi, di ordine turistico-comunale sarebbe sufficiente a giustificare l’intervento. Ma dobbiamo anche dire che sarebbe colpevolezza assistere inerti alla progressione geometrica del traffico che ha il suo tragico punto di sfocio ngl caos, tanto più quando il punto focale del fenomeno è il centro storico. Per quanto riguarda gli interessi commerciali possiamo dire subito che molte città vicine hanno degli esempi calzanti di strade da tempo chiuse al traffico automobilistico e riservate ai pedoni. Queste strade sono divenute la passeggiata della città e II commercio certo non vi langue. La zona, peraltro, ha piazze e vie adiacenti, tutte percorribili, onde si può arrivare in qualsiasi punto del centro storico attraverso altro itinerario, anche se meno diretto e meno spontaneo. Ma il traffico che entra dal ponte di S. Giorgio ed è diretto nel centro storico è solo una parte, forse meno della metà. Il rimanente è un traffico di transito che non si ferma, ma è diretto nella parte occidentale della città, che in direzione Ovest ha trovato la sua espansione naturale ed unica, essendo ad Est chiusa dai laghi. Un traffico che a S. Giorgio, pur avendo altre vie in alternativa — a destra e a sinistra che avvolgono il centro storico — ha una scelta di abitudine, di abitudine secolare, che non è pensabile possa variare da sola e facilmente proprio perchè consolidata dal tempo. Una scelta che potremmo chiamare, oltre che d’istinto, anche sentimentale, che porta a rivedere, sia pure in pochi attimi di transito, bellezze che sono tanto care, profili unici di vie e piazze che sono familiari. D'altra parte l’aumento del traffico è un fenomeno inarrestabile che sta 4 superando i limiti di sopportazione di strade costruite per un traffico di altri secoli. Nè è possibile setacciare il traffico residenziale da quello di transito, per cui l'unica soluzione è quella di un intervento impositore, che riceverà critiche nel momento della sua realizzazione, ma che sarà valido nella misura in cui si riuscirà a sfruttare meglio, per le vie laterali di penetrazione, il traffico residenziale; soluzione che sarà valida nella misura in cui salvaguarda una serie di piazze e l’asse di via Broletto, dove già esiste una forte corrente pedonale, caratteristica dei centri commerciali e attivi, e dove al pedone, che è anche in parte autentico turista, è sempre più difficile poter alzare gli occhi verso le bellezze artistiche e mantenere la sua incolumità, nel frastuono di un traffico, il cui crescendo sembra non avere limiti. In una visione urbanistica moderna non è possibile pensare al centro storico di Mantova isolato e posto sotto una campana di vetro. Ma proprio per mantenerlo vitalizzato in una combinazione di interessi economici e turistico-culturali occorre tentare interventi disciplinatori. Dico tentare, nel senso che nessuno forse ha la verità in tasca in una materia tanto incandescente come quella del traffico. Ma non certo tentare nel senso di gettonare soluzioni fin che si trova quella giusta, operando « in cor-pore vili ». Il tessuto economico cittadino, assai delicato e sensibile, potrebbe riceverne contraccolpi duri. Certamente, però, stanno maturando delle scelte la cui validità sta nella loro capacità di essere capite ed assorbite dall’opinione pubblica. Scelte capaci di superare le prime superficiali ed inevitabili critiche; scelte capaci di dare un assetto se non proprio definitivo, valido almeno per un buon numero di anni, nei confronti dei molteplici delicati aspetti di un centro storico come quello di Mantova. Dott. LUIGI GRIGATO Sindaco di Mantova Piazza Broletto vista dalla torre dell’orologio 5