dLS/3*LL V/A L'ubicazione del nuovo padiglione Il rifacimento dell'Istituto eliminerà i militareschi stanzoni, nei quali oggi ogni sforzo per migliorarne le condizioni igienico-ambientali non può che dare risultati limitati e permetterà nelle piccole e razionali stanzette il ricongiungimento delle coppie, che vengono oggi divise nei due reparti distinti maschili e femminili. Questo rifacimento apre la strada anche alla soluzione di una esigenza alla quale bisogna provvedere in un tempo ravvicinato: la casa di riposo economica, aperta alle pensioni o alle rendite più modeste. Un problema che, se non tenuto presente (si pensi a quale sarà il livello delle pensioni dei lavoratori che andranno in quiescenza fra 5-10 anni) è destinato a rendere inutili gli attuali istituti assistenziali degli anziani. La delibera assunta si rifà ad una analoga deliberazione consiliare che assumeva un onere superiore per gli stessi obiettivi, ottocento anziché cinquecento milioni. Questa diminuzione non è dovuta alla decisione di un minore impegno, ma alla revisione della impostazione data a tutta la questione. Si è cioè inizialmente trovato un altro finanziamento più sicuro e più celere (tanto che i primi lavori inizieranno fra qualche mese) per un lotto dei lavori, i trecento milioni dei nuovi edifici per l’infermeria, utilizzando i contributi appositi del Ministero dei Lavori Pubblici. Le stesse Pie Case, delle quali il Comune è il « cliente » principale, col proprio bilancio provvederanno agli ammortamenti. Sottratta così una parte della somma all’incertezza che grava difronte alle nuove assunzioni di spesa degli Enti Locali per le tutele degli Organi Centrali, si è posto il problema della utilizzazione più razionale ed economica delle opere di rifacimento. Il passaggio dall’infermeria al « piccolo ospedale » aggiunge alla riduzione dei trecento milioni iniziali, le prospettive di una economicità della gestione e di un risparmio sulle rette ospedaliere del Comune. Tutti argomenti che dovrebbero ridurre di molto le difficoltà poste dall’Organo Centrale all’approvazione deH'impegno assunto dal Comune e daN’Amministrazione Provinciale (rispettivamente del 70 e del 30%). Abbiamo detto che tutto questo costituisce una svolta decisiva, non un traguardo assoluto d'arrivo. Pretendere questo significa dimerticare come la situazione assistenziale per quanto riguarda gli anziani è notevolmente arretrata rispetto allo stesso quadro generale assistenziale italiano (non solo rispetto alle esigenze) e che ogni miglioramento anche locale molto difficilmente può sovvertire di tanto in tanto le posizioni al punto da giungere di colpo, dall'arretratezza al primato. Pensare ci si proponesse con la nostra spesa modesta (ma sostenuta con molta fatica) di giungere a soluzioni « pilota » come quella di Ancona, pressoché unica in Italia, significa porsi non solo fuori dal campo della nostra realtà amministrativa ma anche fuori da quello delle esigenze obiettive. Lo stesso campo di prestazioni di questo « Piccolo Ospedale » non può essere definito oggi. Certo bisognerà tenere conto di diverse complesse esigenze (non ultima anche quella di una assistenza di tipo psico-terapeutico) Perchè l’ammalato « anziano » è un ammalato particolare. E’ chiaro che tanto per la capienza quanto per l’autolimitazione scientifica che esclude certe prestazioni, il Piccolo Ospedale sarà destinato quasi prevalentemente per le esigenze interne dei 500 ricoverati e che quindi tale soluzione può essere considerata, caso mai,un esempio o un primo anello di una