NOTE SULLE ARTI MANTOVANE Il problema delle attività artistiche a Mantova è ancor oggi principalmente di natura organizzativa e civile. Troppo deboli sono le strutture su cui fondare una attività coerente e continuativa, che serva da stimolo aN’aggiornamento ed insieme incida sulla formazione del gusto del pubblico. Architettura, scultura, pittura vivono lontane l’una dall’altra quasi che il campo d’azione di ciascuna possa essere oggetto di indagini specialistiche, se non addirittura zona di private avventure della sensibilità. Eppure una lezione ci viene dal passato, ed è quella di un discorso organico fra le arti, di un’esperienza compatta di vita di relazione. Tutto questo si sente, s’avverte da più parti, ma ci si ostina a credere solo nella bontà delle iniziative dettate dall'amor puro per l’arte, nella fatica disinteressata che si consuma magari generosamente. Non bastano le passioni platoniche e domenicali per qualificare il volto di una città, occorre che l’esperienza artistica diventi un bene comune e che siano assicurati i modi affinchè tale evento si determini. In primo luogo risulta urgente la costituzione di un organismo ufficiale (potrebbe essere una consulta provinciale della cultura, secondo una proposta condivisa da molti), cui siano deputati incarichi definiti e una reale forza decisionale in materia di manifestazioni d'arte; un organismo aperto ad accogliere le forze più nuove che via via vengono ad emergere, e che nel medesimo tempo sappia avvalersi della opera di chi ha larga esperienza nelle cose della cultura. A quest’ultimo proposito mi basta citare un solo esempio probante, mi è sufficiente richiamare cioè l'opera che da anni va svolgendo nella vicina città di Verona il critico Lici-sco Magagnato. E' per merito suo che un museo d’arte antica è stato completamente risistemato e che vengono avvallati programmi consistenti ed alle stite rassegne d'arte contemporanea di profondo respiro. Ci si deve convincere che soltanto con iniziative di questo peso si determinano sollecitazioni energiche su un ambiente sociale che altrimenti resterebbe abbandonato a se stesso. Qualcosa di simile è certamente possibile fare anche da noi, purché si ottenga il franco appoggio di quelle istituzioni che per loro natura svolgono un ruolo primario nella definizione del costume culturale della città, ma che lo svolgono — a mio parere — con scarsa forza di progettazione. Se si considerano ora gli esiti raggiunti nelle arti figurative nel corso dell’anno appena passato, i rilievi appaiono, pur rimanendo entro certi limiti cautelativi, in qualche misura confortanti. L’attività delle gallerie private si è allargata e irrobustita, talora rinnovata quasi completamente. Largo posto è stato riservato alle esperienze degli artisti operanti in ambienti lontani da quello mantovano, scultori e pittori che si è creduto opportuno presentare per ragioni documentarie. In alcuni casi il visitatore mantovano ha avuto l'occasione di fare delle vere e proprie scoperte, come è avvenuto per il polacco Makowski, 28 ROBERTO PEDRAZZOLI - Il caro amico ■ 1966-67 - olio su tela Esposto a Viadana per la rassegna "Il recupero del fantastico per il bolognese De Vita (Galleria « Greco »), per Emilio Contini ed Ugo Maffi («Saletta»). I criteri cui si ispirano le gallerie sono in certo senso competitivi e rispondono a motivazioni differenti. In alcune è svolta soprattutto una attività di mercato, sulla linea delle organizzazioni tradizionali, mentre in altre si persegue uno scopo esplicitamente informativo, di cernita di valori e di illuminazione critica. Ovviamente tali propositi si qualificano nella misura in cui danno luogo ad un’effettiva trasformazione del gusto e propongono agli artisti locali degli esempi espressivi validi con cui misurarsi. L’idea di proporre un confronto fra i pittori di differente estrazione regionale ha, anzi, suggerito nell'ottobre scorso la mostra « Arte Scambio » tenuta alla Casa del Mantegna ed organizzata per iniziativa delle Federazioni Nazionali degli Artisti di La Spezia e di Mantova. La rassegna è, però, in gran parte naufragata proprio perchè nasceva soltanto da un epidermico bisogno di stringere relazioni e rinunciava ad istituire un legame sostanziale fra i pittori presenti che non fosse quello di una generica solidarietà di tipo corporativistico. Se qui se ne parla, è soltanto perchè simili manifestazioni non abbiano più a ripetersi su un terreno tanto incerto e si sostanzino di idee di ben diverso impegno. D'altro canto la mostra non ha neppure saputo presentare valori individuali diversi da quelli offerti dalle rassegne al Palazzo della Ragione, di cui se fatta — per quanto riguarda la situazione mantovana — una ridotta e smorta ripetizione. In quella occasione si era avuto già modo di avvicinare il lavoro degli artisti più attivi della città e nella provincia e di confrontarne gli ultimi approdi con la loro precedente produzione. I reperti di allora apparivano già interessanti. Accanto ai pittori ed agli scultori già noti e da tempo qualificati entro una loro chiara linea di poetica, alieni dal cimentarsi con le nuove modalità della visione per puro osse- 29