sta a Viadana per il "recupero del fantastico „ quio alla moda, quali (tanto per arrestarmi ad alcuni nomi) Giulio Perina, Aldo Bergonzoni, Lucio Genitrini, Ruggero Giorgi, Giuseppe Gorni, Enrico Longfils, Francesco Ruberti, Albano Seguri, Cesare Lazzarini, offrivano convincenti prove e suggestive proposte Mario Pecchioni, Roberto Pedrazzoli, Renzo Schirolli, Gianni Madella, Renzo Margonari, Claudio Olivieri, Sergio Sermidi e soprattutto Ferruccio Bolognesi. Un pittore, quest’ultimo, da seguire d’ora in poi con grande attenzione, per le straordinarie capacità evocative di cui è dotato. Ai pochi quadri che per ritrosia o modestia ha lasciato uscire dalla sua officina privata nel corso dell’anno (alla galleria Greco, alle rassegne di Rivalta e Luzzara), egli ha consegnato un messaggio poetico di rara freschezza. Bolognesi è un pittore di paesaggi e di nature morte tutto di fantasia, di immaginazione, che non fa mai professione di fede nei programmi artistici, anche se è pronto a cogliere con acutezza il senso delle esperienze più avanzate. Una qualità della sua immagine è la precisione quasi cavillosa del particolare che tuttavia non infrange mai l’unità rigorosa della composizione, ma che concorre anzi a definire, in una sorta di limpido sogno ritmicamente scandito, il tessuto degli argomenti. Gli oggetti e le presenze della vita reale sono da lui fissati, per così dire, in una dimensione di tempo definitivo, di oggettività favolosa ed assoluta. Il gusto per l'esotico, per la lontananza metafisica, la natura delle cose che predilige sollecitano il parallelo con i grandi primitivi moderni, anche se l’istanza naive risulta piuttosto opinabile e va applicata nel caso di Bolognesi con molta prudenza. FERRUCCIO BOLOGNESI - Circo Equestre - 1965 - olio su tela Esposto alla Mostra dei Pittori Nail a Luzzara Sul piano della progettazione critica e delle rassegne a largo raggio di incidenza sono infine d’obbligo alcune considerazioni su due mostre tenute in provincia, vale a dire sull’ormai ventennale « Premio Suzzara » e sul « Ricupero del Fantastico » (Viadana, Settembre 1967). Per quanto riguarda la prima manifestazione, gli organizzatori si sono proposti di inserire il discorso di estrazione neorealistica da cui erano partiti (discorso che presenta tuttora validi i motivi di fondo) in un contesto figurativo di più larga attualità, che sia comprensivo dei linguaggi artistici recenti, daM'oggettualismo alla nuova figurazione. E ci sembra che, seppure con qualche incertezza, questo proposito sia portato avanti con coerenza e metodo, considerando le scelte operate dalla Qiuria su un materiale che si è presentato talora scadente e pletorico. L’aver assegnato per due anni consecutivi il primo premio ad artisti d’avanguardia come Pozzati e Sarri è per noi un segno di vitalità. Da un proposito diverso e per certi aspetti più ambizioso ha preso spunto invece la mostra viadanese sul « fantastico », attuata da Renzo Margonari (v. il n. 11-12-13 del « Portico »). Il curatore ha inteso inserirsi di punta nel dibattito attuale sulle avanguardie, facendosi appassionato interprete di una tendenza figurativa per lo più lasciata in disparte dalla critica ufficiale — come 31