viario per cui lo studio è già in fase avanzata. Questi tre elementi costituiscono un poco la nostra 614, sul piano della competitività della nostra zona per gli insediamenti industriali. Le grandi vie di comunicazione costituiscono da tempo un nostro preciso impegno. Innanzi tutto perchè non si può gridare per decenni aN'isolamento di Mantova e poi non volerle, ma sopra tutto perchè siamo convinti che il sistema, la rapidità, la sicurezza dei trasporti sono effettivamente autentici cardini sia per una competitività per gli insediamenti industriali, sia in generale per una sicura ripresa economica. Nel settore delle autostrade stiamo raccogliendo i frutti della nostra azione | per la Brennero-Modena e stiamo seminando per la cosidetta « bretella » Man-tova-Parma, che unisca le due autostrade del Brennero e della Cisa, facendo di Mantova il bivio del traffico che scende dal Nord per il Tirreno e per lo Adriatico. Stiamo seminando pure, aderendo all’iniziativa della Transpadana, Milano - Cremona - Mantova - Ferrara - Adriatico con bivio a Mantova per Monselice - Padova - Venezia. Nonostante la presenza di qualche critica crediamo giusto sia predisposto per il prossimo Piano quinquennale, almeno un progetto di massima, affinchè le scelte future si possano fare (quanto meno in Vaipadana) anche in senso orizzontale per potenziare i traffici Francia - Vaipadana - Iugoslavia, e non soltanto in senso verticale. Le vie d’acqua e i miglioramenti ferroviari hanno avuto nel Piano lombardo una collocazione modesta e forse segnano un passo indietro nella stessa coscienza dei programmatori e dei cittadini. Se così è, certo è un fatto negativo e ci auguriamo e ci impegnamo per parte nostra che il secondo Piano quinquennale torni a dare a questi temi una spinta più decisa, affinchè Mantova da capolinea diventi nodo centrale di una navigazione padana. Crediamo poi che aspirare ad un miglioramento dell'arma-mento delle linee ferroviarie mantovane e che l'elettrificazione cominci a far capolino nella stazione di Mantova non sia da parte nostra espressione di puro campanilismo. E' puro impegno nostro che le attrezzature aeroportuali e la scuola del pilotaggio del Migliareto non vadano perdute, e siano considerate come patrimonio della collettività mantovana. LA PROGRAMMAZIONE LOMBARDA I nostri rapporti con la Programmazione lombarda sono in pieno corso ed è giusto fare in questa sede una valutazione critica, sia pure in via sintetica. II Piano di programmazione lombarda, approvata dal C.R.P.E. la scorsa estate, contiene espressioni accettabili anche per una provincia periferica come Mantova. In esso si parla abbastanza frequentemente di incentivazione per le aree meno sviluppate, di disincentivazione del territorio metropolitano congestionato, per un riequilibrio economico generale aM'interno e all’esterno della Lombardia. Ma evidentemente ciò appartiene ancora alla fase della enunciazione. Il primo studio del Piano di assetto territoriale è da poco presentato e non ancora discusso in C.R.P.E.. In esso si individuano 24 poli di sviluppo che risultano dalla sovrapposizione di rilevazioni di fenomeni economici di questi anni e di cui 3 sono in provincia di Mantova: uno neN’alto mantovano, uno incentrato nel Capoluogo e uno nel basso mantovano. Non si contesta la validità di queste rilevazioni, ma il pericolo sarebbe i quello di considerare questi fenomeni come capaci naturalmente di operare in futuro un riequilibrio, senza interventi decisionali sufficienti, in aiuto ad una tendenza che da sola può risultare troppo debole ed effimera per stabilire e raggiungere un riequilibrio. Il discorso delle zone di cerniera fra una Regione e l’altra va portato avanti, secondo noi, con maggior forza, per riequilibrare queN'istintivo accentramento che è la vera naturale linea di tendenza che occorre sovvertire per raggiungere un riequilibrio. In questo senso i rapporti nostri diretti e le iniziative con le Provincie vicine appartenenti a Regioni diverse dalla Lombardia, sono da portare avanti e da far rientrare in una politica lombarda. Da ultimo ci pare che il Piano di assetto territoriale parta prescindendo un j poco dalla tendenza migratoria della popolazone che con la sua presenza costi-, tuisce la vera e unica protagonista dell'assetto territoriale. Nel ’67 è ripreso l’esodo dalle campagne. Quanti saremo nel mantovano, dove sarà una parte della popolazione mantovana (quella sottoccupata) alla ì fine del quinquennio? Pare a noi che prima di fissare un qualsiasi assetto territoriale occorra dare una risposta a questo quesito. E’ nostro impegno chiarire questi interrogativi in sede di programmazione lombarda, per portare avanti il discorso degli interventi prioritari laddove oc- corre andare contro corrente per frenare un esodo e ristabilire un vero riequilibrio economico. ONOREVOLI CONSIGLIERI, queste le previsioni del 1968 che la Giunta sottopone alla vostra valuta-I zione. La situazione economico-finanziaria deN’Amministrazione permane diffi-I Cile, nella precarietà generale degli Enti locali, in attesa di una buona riforma. 1 Per affrontare e risolvere la quale, esistono tuttavia, non solo una larga aspettativa, ma anche condizioni reali e, auspichiamo, una confermata volontà I politica. Il Comune si appresta a fornire servizi sempre più validi e a basso costo, ■ tenendone sotto sorveglianza gli aspetti tecnici ed economici. Al vivere civile, e legato ad esso, si associa il progresso economico come I esigenza imprescindibile. Sono traguardi non facili, ma certamente possibili, I comunque da non abbandonare al caso, ma da costruire quotidianamente. E’ una previsione che volendo sintetizzare in due parole potremmo defi-I nire di ottimismo impegnato. 16 17