t E’ un destino augurabile che i codici di importanza finiscano, prima o poi, nelle biblioteche pubbliche. A questo pensavo il 3 settembre del ’66 quando vidi per la prima volta i codici isabelIiani delle Elegie dell’Andreasi e del Triumphale opus di Antonio dei Conti di S. Martino, destinati alla Mostra di Mantova, nella villa dell'antiquario napoletano Tammaro De Marinis a Firenze in via del Salviatino. E’ passato poco più di un anno da quel giorno e i due codici hanno ripreso per la seconda volta e per sempre la via di Mantova. Non rientrano nello « studiolo » di Isabella da cui partirono per la prima volta in circostanze che non conosciamo nè nella Casa Capilupi dove li trovò il De Marinis. Rientrano soli senza altri compagni perchè delle cose più care ad Isabella nulla è rimasto a Mantova se non i muri e i deliziosi soffitti dei celebri « camerini » di Corte Vecchia. Epperò tanto più preziosi perchè reliquie nel grande naufragio delle cose mantovane. Chi abbia tra mano i due codici avverte la fragilità di essi e meraviglia che la tempesta che travolse tanti capolavori d'arte e che probabilmente avrebbe privato questa città anche della Camera degli Sposi del Mantegna e dell'opera pittorica di Giulio Romano al Te se non fossero stati affreschi, abbia risparmiato i due codicetti che sono arrivati a noi indenni, con appena qualche segno lasciato dal tempo sulle legature originali lievemente restaurate. La proposta d'acquisto dei due codici a favore della Comunale di Mantova fu avanzata per la prima volta dal prof. Francesco Barberi, ispettore generale bibliografico del Ministero, che me ne fece parola in occasione del XVIII Congresso dell’Associazione Italiana delle Biblioteche che si svolse a Fiuggi nel maggio 1967. In quell’occasione, durante la gita di cultura che sempre conclude questi nostri congressi, avemmo modo di convenire sull’importanza dei due codici e sulla necessità di proporne l’acquisto per la Comunale di Mantova nel caso che il proprietario avesse consentito a venderli. Tammaro De Marinis interpellato acconsentì a cedere i due codici e l'acquisto andò poi in porto col contributo dello Stato. * * * * Le Elegie dell'Andreasi sono dedicate, nella prima parte {cc. 1-12), ad Isabella e, nella seconda parte (cc. 13-19), a Francesco II Gonzaga suo marito. Il codice tuttavia dovette essere destinato ad Isabella come rivela lo stem- I DUE CODICI ISABELLIANI ACQUISTATI PER LA BIBLIOTECA COMUNALE ma miniato a c. 1 che è quello dell'Estense. I recenti studi del Wardrop (') e del De Marinis (2) ci permettono di identificare il calligrafo e miniatore del codice : Bartolomeo Sanvito (3). Sappiamo dei rapporti del Sanvito con la Casa Gonzaga (4), e soprattutto col Cardinale Francesco (5), col Platina (6), e con Lodovico Agnelli e Giovanni Pietro Arrivabene nobili mantovani (7), ma non abbiamo il documento relativo a questa collaborazione Andreasi-Sanvito-lsabella. La data di composizione del codice è ignota. Essa in ogni caso deve cadere tra il 1495, anno della battaglia del Taro di cui si parla nel codice, e il 1505 anno della morte dell’Andreasi. L'Andreasi fu avvocato concistoriale e visse a lungo a Roma, dove fu in relazione col Sanvito, come dimostra il codice De oratore di Cicerone che fu scritto a Roma il 20 dicembre 1498 per l'Andreasi di cui porta lo stemma (8) A Roma ci porta anche la legatura originale del codice, secondo l’autorevole giudizio del De Marinis (’). Possiamo dunque fare l'ipotesi che il codice sia stato scritto dal Sanvito a Roma verso la fine del '400 o ai primi del ’500 per incarico dell’Andreasi. Le Elegìe dell’Andreasi sono raccolte in due libri: il primo dedicato ad Isabella ed il secondo a Francesco II Gonzaga. Le elegie del primo libro sono dirette, oltre che ad Isabella, al medico mantovano Battista Fiera ,ad un un personaggio non identificato denominato « Ciclope », a Giovanni Pietro Gonzaga, a Benedetto Capilupi, a Giovanni Francesco Palazzo, ad Antimaco « archigram-matheo » e a Tolomeo Spagnoli. Il codice del Triumphale opus di Antonio dei Conti di San Martino, giureconsulto padovano, fece pure certamente parte della biblioteca di Isabella, di cui porta lo stemma, anche se esso, come il codice dell’Andreasi, non è elencato nell’inventario dei libri dell’Estense redatto nel 1542, cioè tre anni dopo la (1) James Wardrop, The script of humanism. Oxford, 1963, pp. 19-35. (2) Tammaro De Marinis. Nota per Bartolomeo Sanvito calligrafo del Ouattrocento, in Mélan- ges Eugène Tisserant, voi. IV (Città del Vaticano 1964), pp. 185-188. (3) Wardrop a p. 35 dell'opera citata a nota 1 analizza i legami tra l'opera calligrafica del Sanvito e i caratteri a stampa incisi da Francesco Raibolini per Aldo Manuzio nel 1501. (4) Lettera di Giovanni Pietro Arrivabene del 3 dicembre 1478 da Bologna a Federico I Gonzaga in cui parla del Sanvito (Archivio Gonzaga - Busta 1141, n. 565). (5) Nell'inventario dei beni del Cardinale Francesco Gonzaga redatto da Giovanni Pietro Arrivabene il 27 ottobre 1483 figura un « Libro mazore de geomantia manu Sanviti » (Archivio della Curia Vescovile di Mantova). (6) L’elegante codice A.l. 13 della Biblioteca Comunale di Mantova contenente l’opera «De Principe * del Platina e dedicata a Federico I Gonzaga fu esemplato dal Sanvito. Ì7) Il Sanvito esemplò per l'Agnelli lo Svetonio della Biblioteca del duca di Wellingthon (Wardrop, The script of Humanism (1963), p. 24) e per Giovanni Pietro Arrivabene la miscellanea umanistica ms. H.I.35 della Biblioteca Comunale di Mantova contenente Ora-tiones variae del Bessarione e I Epistula de erroribus veterum librorum diretta da Nicolò Perotti a Francesco Guarneri. (8) Del codice, in possesso del duca di Wellington, parla il Wardrop (The script of Humanism (1963), p. 24, che ne riproduce l'elegante frontespizio a tavola 17. (9) De Marinis, Nota per Bartolomeo Sanvito (1964), p. 188 e tav. X. 45