il visitatore, oggi, arrivato in fondo alla grande chiesa, dopo aver ammirato gli affreschi di Giotto nel transetto a destra dell’altar maggiore, entra nella vasta sacrestia, stupisce nel trovare tutto intatto, più leggibili di prima le cose fragilissime che, con le pitture su tavola (è disperante il ricordo del grande Cristo di Cimabue), sembravano irrecuperabili: son tarsie, intagli di grandi armadi bellissimi per la raffinata esecuzione e l'armonia delle misure che contengon le vaste dimensioni dell oggetto necessarie, nella mente di chi l'ha voluto,, a render più discorsivo, nel rapporto, il racconto degli affreschi che si snodano sulla parte superiore della vasta, luminosa parete. In tanta gioia ed ammirazione per il lavoro umano di ricupero, rimane il rammarico di ciò che ancora manca e che, forse, non ci sarà mai restituto, anche se certi risultati hanno del miracoloso. Ma non si tratta, ora, di descrivere il lavoro che ha operato ed opera il salvataggio delle cose sinistrate in Firenze nella grande alluvione di due anni fa, ma di parlare di uno dei protagonisti di questa impresa disperata, possibile solo per l'azione tempestiva e sapiente capace di tutto osare, non solo con la perizia consumata del mestiere, ma con amore e vera sensibilità poetica, cor invenzioni di soluzioni tecniche avveniristiche in problemi mai affrontati, in cui la decisione di agire in un modo od in un altro avrebbe salvato o definitivamente condannato l’oggetto e la decisione, date le condizioni, doveva esser pronta e sicura. Tutto ciò si spiega ed è stato reso possibile solo con attaccamento al proprio lavoro e grande amore per l’arte. Il definitivo ricupero di ciò che si riteneva perduto permette di riallacciare un colloquio per cui, legandoci al passato, questo in noi diventa veramente immortale e ci proietta nel futuro con i nostri figli che questa lettura continueranno, portando, nella loro civiltà di do mani, il comune patrimonio; li sentiremo allora vicini, pur nel diverso discorso, che così potrà continuare al di là di ogni possibile contestazione più o meno avveniristica o di moda Ma questa introduzione non è fine a sè stessa e in questa sede sarebbe ingiustificata se non mi servisse a metter a fuoco l'opera di coloro che hanno agito nella direzione che ho descritto. Ci appaiono quali ignoti eroi del nostro tempo quelli che il giornalista Giorgio Batmi della « Nazione » di Firenze chiama * medici dell'arte » presentando colui che mi hi dato lo spunto per questo ricordo. Il giornalista fiorentino parla « .. . . del professor Otello Caprara che ha operato metodi di intervento nel suo laboratorio della Pinacoteca di Bolo gna e che dirige tutti i restauri del settore (del legno) effettuati dai bravi artigiani delle ditte fiorentine...» e, riferendosi all'Importantissimo restauro della porta lignea della Cap pella del Pazzi Intagliata da Giuliano da Malano, cosi continua ■ ... il professor Caprara h;¡ disegnato una nuova ossatura centrale ... In quanto alla decorazione esterna I preziosi intagli di Giuliano sono stati puliti, risanati, liberati dai chiodi, immersi in resine antilgroscopiche fi fatti aderire al supporto con speciali colle di resina. La zoccolatura falsa è stata tolta e so stltulta con una balza ricostruita secondo quanto si vedeva nelle vecchie fotografie. Dall« parte Interna sono stati rimessi a posto, dal lato giusto, i pannelli Intarsiati... ». Il protagonista è l'amico Otello, mantovano del rione di S, Giorgio, che da ragazzo lavorava nella bottega di suo padre falegname in via Teatro Vecchio a pianterreno di un'antica casa inserita nell'ambiente gonzaghesco del Palazzo Ducale. Non è, Otello, nuovo ai guai dell'alluvione perchè, finita la guerra e ripreso il posto del padre nella vecchia bottega artigiana, l'alluvione del 1951 a Mantova gli distrusse tutto, rendendogli inservibili gli strumenti e i libri su cui aveva cominciato, già da allora, a studiare. La casa era situata neM'unica zona, forse la più bassa in città, ove il lago aveva rotto ed era entrato a stento trattenuto dal pronto intervento di tutti. Son passati più di quindici anni da quando ricordo l’amico che, avuto l’incarico di Maestro d'Arte presso la Scuola d'Arte di Mantova,era preoccupato per il bisogno di conseguire il titolo di studio necessario per conservare l'incarico e, magari, migliorarlo. Dire « preoccupato » è poco per uno che ha conseguito la licenza delle scuole elementari circa venti anni prima e, in questo tempo è passata, si può dire, una vita. Otello è diventato un ottimo falegname, poi c'è stata la guerra, è stato In Germania, si è sposato e nel 1953 ha, ormai, due bellissime bambine. Non è poco come si vede; sono stati vent'anni di vita intensamente vissuta, aggravata dall'alluvione del 1951 che, distruggendogli la bottega, lo poneva nelle condizioni di ricominciare da capo. E’ stato allora che assieme (mi scuso se devo parlare di me) abbiamo lavorato per raggiungere un traguardo (Il diploma dell’ Istituto d'Arte) che, in quelle condizioni poteva essere disperato. 36 FIRENZE Museo dell' Opera del Duomo. Come si trovavano i modelli della facciata di S. Maria del Fiore dopo il primo recupero, a seguito dell’ alluvione del 1966. FIRENZE Museo dell’Opera del Duomo. Modello di Bernardo Buontalentl per la facciata di S. Maria del Fiore - Sec. XVI -Dopo il restauro.